L'arca olearia
Imbottigliare l'extra vergine sotto azoto. Ma conviene davvero?
Le soluzioni tecnologiche a disposizione sono molteplici ma perchè sia veramente efficace occorre seguire alcuni indispensabili accorgimenti e non fermarsi al solo controllo dell'ossigeno
11 dicembre 2010 | Alberto Grimelli
L'azoto è largamente impiegato, puro o in miscela, nella conservazione in atmosfera protettiva di prodotti alimentari industriali.
Miscele particolarmente ricche d'azoto sono usate nella protezione di alimenti in cui i grassi insaturi, come nel caso dell'extra vergine, sono presenti in quantità significative.
In questi casi l'uso di gas inerti riduce sensibilmente l'ossigeno nel contenitore, così riducendo la velocità del processo di irrancidimento.
Si tratta, infatti, pur sempre di una riduzione della velocità del processo ossidativo che consente una più lunga shelf life del prodotto.
Non è viceversa possibile fermare il processo ossidativo che si alimenta anche dell'ossigeno naturalmente disciolto nell'olio.
Guardare all'export
L'imbottigliamento sotto azoto può risultare utile quindi nel caso che le bottiglie vengano esportate in Paesi lontani, non solo per l'aumento della vita del prodotto ma anche come protezione da altri agenti ossidativi, quali la temperatura.
E' infatti noto che i viaggi in nave, in particolare in certi periodi dell'anno, possono provocare shock termici all'extra vergine, mentre la temperatura di conservazione deve essere controllata e mantenersi costante a 15°C ± 2.
Infatti un elevato raffreddamento provoca lâinsolubilizzazione di sostanze poco solubili, quali
componenti polari (polifenoli,alcoli, ecc.); in seguito allo âscongelamentoâ la risolubilizzazione
delle sostanze polari è praticamente nulla, per cui lâolio si perossida molto velocemente. La variabilità della temperatura, ovvero sbalzi termici accentuati, possono inoltre provocare un più veloce discioglimento di ossigeno nell'olio, con conseguente precoce irrancidimento. Al contrario, occupando lo spazio di testa con un gas inerte, azoto o argon, notoriamente più solubili dell'ossigeno a basse temperature, si protegge l'extra vergine.
Imbottigliare sotto azoto
L'ossigeno, al momento dell'imbottigliamento, è presente nell'olio, da dove non è possibile eliminarlo, nell'ambiente circostante e nella bottiglia.
Per una procedura corretta di imbottigliamento sotto azoto è quindi necessario rimuovere, prima di versarvi l'olio, l'ossigeno dalla bottiglia, attraverso un insuflaggio d'azoto, quindi versarvi l'olio e infine isolarlo dall'ambiente circostante attraverso l'iniezione di una gocciolina di azoto liquido che, a contatto con l'aria, diventerà gas, dandoci però gli istanti necessari per eseguire la tappatura.
Naturalmente, per non vanificare tali sforzi, occorrerà anche che il contenitore e il tappo siano ermetici ai gas e all'azoto in particolare.
Costi
I costi di una simile procedura sono sicuramente superiori alla semplice iniezione di gas inerte in una bottiglia d'olio appena riempita, ma offrono garanzie di conservabilità di gran lunga superiori.
Sono però economicamente convenienti? E' difficile se non impossibile fornire una risposta a tale domanda perchè dipende essenzialmente dal premio di prezzo che il consumatore sarà disposto a pagare per una simile garanzia.
Strumento di marketing
Se si vuole utilizzare l'imbottigliamento sotto azoto come semplice leva di marketing, l'iniezione di gas inerte fornisce un'immagine di azienda attenta alla qualità ma non rappresenta la soluzione tecnica più efficace né la più sicura.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Acido borico o boro nano chelato su olivo: effetti su produzione, qualità delle drupe e composizione dell’olio
Confrontata l’efficacia di formulazioni convenzionali e nano-chelate di boro applicate per via fogliare su olivo. Le implicazioni pratiche per l’olivicoltura biologica e integrata
06 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
Il rapporto tra foglie e fiori nell'olivo influisce sull'allegagione e la produttività
La presenza di foglie sane e funzionali rappresenta uno dei principali fattori che regolano la fertilità dell’olivo. La riduzione della superficie fogliare altera profondamente lo sviluppo fiorale e incrementa l’aborto del pistillo, con effetti diretti sull’allegagione e sulla produttività
05 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Rogna dell’olivo: epidemiologia, impatto agronomico e strategie integrate di controllo
La rogna dell’olivo, causata dal batterio Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, rappresenta una delle batteriosi più diffuse e dannose dell’olivicoltura mediterranea. Ecco i meccanismi di infezione, la dinamica epidemiologica, l’influenza dei fattori climatici e le principali strategie di contenimento
04 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Polifenoli esogeni nell'olio extravergine di oliva: tra frode e biofortificazione
Ecco come aggiungere fenoli all'olio. Anche quando le concentrazioni complessive di polifenoli risultano sovrapponibili, gli oli fortificati mantengono infatti una “firma spettrale” distinguibile tramite analisi NIR e modelli chemometrici avanzati
04 maggio 2026 | 09:00
L'arca olearia
L’influenza della gestione dell’olivo sul contenuto di sostanza organica del suolo
Per i macronutrienti l'applicazione di fertilizzanti minerali ha determinato valori più elevati nel profilo coltivato rispetto a quello inerbito. I valori di materia organica del suolo più elevati nello strato superficiale del suolo inerbito
03 maggio 2026 | 11:00
L'arca olearia
Analisi critica del consumo di olio extravergine di oliva: tra comunitario e 100% italiano
Cosa acquistano sugli scaffali dei supermercati gli italiani? Non è sufficiente solo il dato assoluto ma capire i comportamenti di consumo nelle varie aree Nielsen, differenziando tra olio comunitario e 100% italiano
01 maggio 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli