L'arca olearia
Piove a dirotto e la resa in olio precipita
Le condizioni meteo di questa campagna olearia sembrano proprio sfavorire gli olivicoltori. I giorni di raccolta si assottigliano, le olive cadono e si animano le discussioni con i frantoiani
20 novembre 2010 | Alberto Grimelli
Pioggia e vento.
Non potrebbero esserci peggiori condizioni per gli oliveti in un momento delicato come la raccolta.
Le olive, a causa delle bizzarrie del clima, iniziano a cascolare, appesantite dall'acqua e sferzate dal vento.
Gli olivicoltori sono costretti a raccogliere le olive tra una precipitazione e l'altra, col rischio di farle sostare, per mancanza di quantità adeguata, troppo tempo prima di portarle al frantoio.
Sono in particolare i piccoli olivicoltori a soffrire di questa situazione, col pericolo che le olive, che sono molte ricche d'acqua fermentino o ammuffiscano, compromettendo così un intero anno di lavoro.
Ciò che deprime ulteriormente gli olivicoltori sono le rese che si stanno ottenendo in questo periodo che sono inferiori, di qualche punto, a quelle usuali e, in alcuni casi, sono ritornate ai valori di metà ottobre.
Iniziano quindi le lamentele con i frantoiani, le proteste e i sospetti.
Resa su peso fresco
Ma cosa sta realmente succedendo?
L'oliva, anche se matura, può continuare ad assorbire acqua, e lo fa anche a poche ore di distanza da una pioggia significativa, accrescendo il peso in maniera considerevole, anche del 30%.
Un semplice aumento del 10% del peso del frutto a causa di una pioggia porta a un abbattimento della resa di 1,5 punti, un aumento del 20% di 2,5 punti, con un incremento del 30% la resa diminuisce di 3,5 punti.
A titolo esemplificativo si veda la tabella che segue:

Se ne deduce che la resa su peso fresco, che è parametro importantissimo per un olivicoltore, spesso motivo di vanto, è in realtà decisamente inaffidabile per valutare la produttività di un oliveto e la reale capacità produttiva, espressa in olio.
Per comprendere l'andamento dell'annata e se veramente il risultato pare deludente quanto il dato di resa su peso fresco sembra indicarci le possibilità sono due.
Dati analitici
E' possibile misurare quanto olio contiene un'oliva, senza incorrere in errori dovuti alle variazioni di peso per il contenuto idrico, attraverso alcune strumentazioni che sono l'estrattore Soxhlet oppure la risonanza magnetica nucleare.
Si tratta di analisi di laboratorio la prima delle quali, in particolare, viene eseguita di routine in Spagna, nei grandi impianti oleari, dove il valore delle olive è funzione della quantità d'olio accumulata nell'oliva e quindi della resa, calcolata però sul peso secco del frutto.
Analogamente il calcolo della quantità di olio contenuto nella drupa attraverso la risonanza magnetica nucleare viene effettuato sul peso secco.
Il dato ottenuto attraverso queste analisi non è immediatamente trasferibile in campo o in frantoio in quanto rappresenta l'intero contenuto in olio dell'oliva mentre è noto che gli impianti oleari ne riescono ad estrarre dall'85 al 90%.
Avendo cura di ripetere l'analisi ogni anno, adottando un metodo di campionamento standard e codificato, si può confrontare la produttività , espressa in olio, dell'oliveto negli anni, seguendone le variazioni.
Tale procedura, sebbene molto accurata, è anche costosa.
Dato di campo
E' possibile giungere ad analogo risultato in maniera più semplice ed economica, raccogliendo i dati di produzione in olio di un determinato appezzamento e conservandoli di anno in anno.
Tale sistema presuppone che non si mischino le partite di olive provenienti da diversi appezzamenti.
Si avrà così il dato produttivo, esprimibile in quintali ad ettaro, di olio prodotto da un determinato appezzamento e sarà possibile crearsi una serie storica di questi dati, così comprendendo se un'annata è stata particolarmente fruttuosa o infruttuosa.
Resa e costi
Che rapporto sussiste tra resa in olio e costi di produzione?
Fermo restando che il vero dato economico significativo a livello aziendale deve essere la produttività in olio ad ettaro, è pur vero che esiste un rapporto tra costi di produzione e resa in peso fresco.
Nessun impatto economico sussiste per quanto riguarda i costi agronomici e di olivagione, la raccolta di frutti più pesanti perchè imbibiti d'acqua non comporta alcun dispendio di tempo superiore, ma certamente ha un impatto sull'incidenza dei costi di frangitura per chilogrammo d'olio prodotto.
Ipotizzando un costo di frangitura di 15 euro per 100 kg di olive ecco di seguito l'aumento di costi dovuto a una resa su peso fresco inferiore, ovvero all'aumento del peso delle olive.

Come si evince l'incidenza dei costi di frangitura, in ragione di una resa in olio inferiore, è davvero minima e non giustifica ritardi nella raccolta o altri stratagemmi, come una conservazione delle olive più a lungo, per favorire la perdita d'acqua, che potrebbero avere un impatto negativo sulla qualità del prodotto.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
La cocciniglia mezzo grano di pepe dell'olivo: strategie di monitoraggio e controllo per una gestione sostenibile
I due picchi annuali (primavera/inizio estate), la presenza di predatori naturali utili e la superiorità dei piretroidi. Ecco indicazioni pratiche per gli olivicoltori sulla scelta dei prodotti e sui tempi ottimali di intervento
13 agosto 2026 | 12:00
L'arca olearia
Nuova strategia contro l'occhio di pavone: niente più trattamenti a calendario, si interviene solo con pioggia e umidità
La ricerca israeliana rivoluziona la difesa dell'olivo: basta con gli interventi fissi in autunno. Ecco i tre parametri ambientali che dicono quando è davvero il momento di trattare
12 agosto 2026 | 11:00
L'arca olearia
L'utilizzo del talco micronizzato nell'estrazione dell'olio d'oliva: un'opportunità per le paste difficili
Le conseguenze della scelta di raccogliere precocemente le olive sono drammatiche in termini di resa estrattiva. Mentre i frutti possono contenere oltre il 20% di olio, le rese che si ottengono da paste difficili sono notevolmente inferiori
11 agosto 2026 | 15:00
L'arca olearia
Scatta l’allerta lebbra dell'olivo: monitoraggio e prevenzione decisivi
Con l’inizio dell’invaiatura aumenta il rischio di lebbra dell'olivo, una patologia fungina che può compromettere la produzione e la qualità dell’olio. Piogge, elevata umidità e temperature favorevoli possono accelerare le infezioni
10 agosto 2026 | 13:45
L'arca olearia
Il boro nell'olivicoltura: quando la concimazione non fa la differenza
Uno studio rivela che la concimazione borata, sia al suolo che per via fogliare, non incrementa i livelli di boro nelle foglie degli olivi adulti. Tuttavia, emerge chiaramente il fenomeno della rimobilizzazione del nutriente dalle foglie verso i fiori, un aspetto cruciale per la comprensione della fisiologia dell'olivo
10 agosto 2026 | 09:00
L'arca olearia
La crisi dell’olio di oliva italiano è ora! Ma i frantoiani sono rimandati al Ministero del Made in Italy e soldi forse all'autunno
La situazione del sistema olivicolo-oleario italiano è precaria con la campagna olearia che si avvicina sempre più. Nessun fondo emergenziale stanziato dal governo che vara invece il Piano Olivicolo Nazionale e il ColtivaItalia alla Camera. Le questioni dei frantoiani di competenza del Ministro Urso. Ne abbiamo parlato col Sottosegretario Patrizio La Pietra
07 agosto 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli