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WINTER FANCY FOOD DI SAN FRANCISCO, OVVERO L'ALTRO VOLTO DELLE FIERE ALIMENTARI D'OLTREOCEANO. LA DIFFERENZA TRA NOI E LORO. QUALI OPPORTUNITA' PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL SETTORE? CONVIENE PARTECIPARE?
Dalla nostra inviata speciale un resoconto della manifestazione fieristica appena conclusa: una qualsiasi analisi di mercato, per quanto bene possa essere fatta, ha il limite della teoria, qui, invece, si anticipano le tendenze, si assaggia, si tocca con mano ciò che il mercato americano richiede
27 gennaio 2007 | Mena Aloia
Si è conclusa martedì 23 febbraio la 32° edizione della Winter Fancy Food di San Francisco.
Prima, in ordine di tempo, della triade âFancy Foodâ che prosegue nellâedizione primaverile a Chicago ed in quella estiva a New York.
La fiera in questione si sviluppa su circa 19.000 metri quadrati, con oltre 1.100 espositori provenienti da tutto il mondo e circa 19.000 visitatori.

La fiera si divide in due padiglioni, uno interamente dedicato ai prodotti americani, lâaltro ai prodotti provenienti da ogni parte del mondo.
Un momento dâincontro importante per gli operatori del settore agroalimentare di tutto il mondo, siano essi espositori che visitatori. Importante partecipare per poter fare unâanalisi attenta del mercato perché ogni analisi di mercato fatta a tavolino ha il limite della teoria, essere presenti a queste manifestazioni significa invece toccare con mano, assaggiare, osservare le nuove tendenze, e queste sono informazioni preziose che se riusciamo ad avere in anticipo rispetto agli altri possono diventare un punto di forza importante per ogni azienda.
Quando si dice che il mercato americano è molto vicino al nostro, ovviamente non geograficamente, ma come stili di vita, pensiamo di dire una grande verità , addirittura banale, ed invece, girando fra i vari padiglioni, o nelle strade, nei supermercati, nei ristoranti ci si accorge che la globalizzazione ha raggiunto alcuni settori in maniera quasi totale: la tecnologia è la stessa in tutto il mondo, lâabbigliamento, gli accessori.
Il cibo no.
E forse non lo sarà mai. Lo spero.
Lâingresso nel padiglione americano è stato quasi accecante, tutte le etichette erano di colori talmente vivaci che in Italia non vengono utilizzati neanche per i giocattoli. Da qui la prima domanda: ma sullo scaffale, le etichette belle e raffinate dei nostri prodotti come vengono concepite?
Passiamo al gusto: talmente tante salse di ogni colore e densità accompagnate da acque colorate fanno temere il peggio anche per lo stomaco più forte.
La mia innata curiosità il più delle volte ha preso il sopravvento sulla ragione, ho assaggiato qualsiasi salsa a base di olive incontrassi ed in molti casi il pentimento è stato immediato, davanti, però ad un âLemon Pestoâ mi sono fermata solo ad annusare. Curiosa si, ma incosciente no.
Bastava, però, entrare nellâaltro padiglione per ritrovare i nostri profumi e i nostri sapori, lâItalia è stata la più vasta collettiva internazionale: oltre 90 partecipanti comprese Regioni e Consorzi, con unâampia gamma di prodotti presentati su una superficie di 926 mq.
Lâolio extra vergine di oliva, per numero di aziende partecipanti (23), è stato il prodotto più presente, seguito dalla pasta (19 aziende), e dai formaggi (13 aziende).
Lâolio non è stato il protagonista solo nella delegazione italiana, ma naturalmente anche in quella spagnola, ottimi gli oli presentati e devo aggiungere, anche ottima la disposizione negli stands.
Numerosa anche la presenza degli oli greci, una piacevole scoperta è stata quella degli australiani.
Una nota di merito va, infine, al N.A.S.F.T. che ogni anno organizza questa manifestazione. Dovrebbe essere di esempio per tutte le manifestazione fieristiche che abbiamo in Italia, qui il tempo ha un senso, vi sono regole semplici e chiare che semplificano la vita a tutti, espositori e visitatori.
Innanzitutto la fiera dura solo tre giorni, alle cinque del pomeriggio si spengono le luci, non entrano i minori di 18 anni, ogni visitatore deve registrarsi e viene identificato da un cartellino con il proprio nome, il nome dellâazienda, il luogo in cui opera e di cosa di occupa.
Lâespositore, in questo modo, sa sempre con chi sta parlando, si evita di perdere tempo perché i perdi tempo non sono ammessi.
La tecnologia usata non è aliena potrebbe essere tranquillamente replicata in Italia contrastando il fenomeno delle fiere di paese in cui alcune manifestazioni si trasformano.
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