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A Canino il Fuori Sagra (dell'olivo) parla di olio, arte e sostenibilità
Da domani la 65° Sagra dell’Olivo di Canino ha il suo Fuori Sagra, per iniziativa di alcuni privati cittadini olivicoltori che si sono uniti e hanno ideato un palinsesto “off sagra” fuori dalla cittadina. Coinvolte le aziende I&P, Meg, Monte dell’Oro.
05 dicembre 2025 | 16:00 | Giosetta Ciuffa
Cosa sarebbe un evento noto senza il rispettivo off? Imbottigliato l’olio, da quest’anno la tradizionale Sagra dell’Olivo di Canino, che scandisce l’apertura ufficiale “al pubblico” della campagna olivicola, ha in concomitanza il suo Fuori Sagra. Per iniziativa privata si sono organizzati una serie di appuntamenti “in altre dimensioni” dove la dimensione non è solo quella tradizionale celebrata dalla blasonata sagra che, giunta alla 65° edizione, offre un ricco programma di eventi ma anche una più intimista e vicina agli olivi, incentrata su un dialogo interiore con questa meravigliosa pianta.
A partecipazione libera (suggerita però la prenotazione), il palinsesto “off sagra” prevede art walk, conversazioni, esperienze sensoriali e assaggi nelle aziende agricole dei promotori dell’iniziativa, che si sono uniti per una fruizione diversa di un territorio vocato all’olivicoltura il cui olio, per chi sceglie di certificarsi, è inoltre protetto dalla denominazione Canino dop. Ecco quindi Medit-errando: meditazioni sul Mediterraneo; A-tra-verso: art walk in un mare di ulivi; Il canto degli ulivi: conversazioni ed esperienze sensoriali. Più nel dettaglio, il 6, 7 e 8 dicembre dalle 10 alle 18 si potrà visitare l’azienda agricola I&P - specializzata in monocultivar “particellari” provenienti da piccoli oliveti che solo quell’olio producono (e la prima con un monocv Pendolino) - in cui alcune opere di Titti Faranda saranno esposte nella residenza di Paolo Borzatta, fondatore di I&P, e nel frantoio aziendale, in un dialogo tra la Tuscia rurale e le suggestioni marine del mar Tirreno vicino, ma distante, evocato dalle stoffe “in movimento” sulle tele. “Lacci e legami” è invece l’installazione nel frantoio I&P: “tutti quanti crediamo di essere liberi ma è davvero così?” si domanda l’artista messinese (evitiamo di trasporre questa domanda nel settore olivicolo).
Negli stessi giorni si può passeggiare nell’oliveto dell’azienda biologica Meg che, prendendo come punto di riferimento la scala rossa in ingresso, ospita opere di Lucrezia Testa Iannilli, Jasmine Pignatelli, Mara van Wees, Aurora Avvantaggiato e Raffaele Vitto in dialogo con un paesaggio ancora legato alla tradizione. Tra i filari degli olivi, dal largo sesto d’impianto con grano al centro e vigna al confine, sono collocate le opere realizzate con materiali o di riciclo o di impatto ambientale a evidenziare i temi della sostenibilità e del contrasto al consumo di suolo, non sempre primi obiettivi dell’agricoltore, sui quali viene spontaneo riflettere passeggiando in questo oliveto, esempio di agricoltura estensiva famigliare dove si è mantenuta la triade mediterranea olivo-grano-vite (qui il Procanico).
Conversazione sugli aspetti salutistici dell’olio, considerato troppe volte solo un condimento a fronte della sua natura di prezioso alimento, il 7 dicembre presso l’azienda agricola Monte dell’Oro di Angelo Guardini e Marisa Persiani: ne parleranno alle 11 insieme al saggista di cultura enogastronomica Sergio Bonetti, al chirurgo specialista in chirurgia toracica, terapia neurale e medicina funzionale Giorgio Crucitti e alla biologa nutrizionista Silvia Volpi. A fine incontro è prevista un’esperienza sensoriale con gli extravergine di Monte dell’Oro abbinati a pietanze del territorio. L’enogastronomia viterbese infatti va ben oltre i prodotti più noti che hanno anche in parte impattato sulla Tuscia; un occhio di riguardo va tenuto sui legumi, ma non solo, tra i quali il cece del solco dritto di Valentano, la lenticchia di Onano, il fagiolo del purgatorio di Gradoli, a rischio di erosione genetica.
Chi quindi in questi giorni volesse recarsi alla Sagra dell’Olivo, può immergersi anche in attività collaterali a ritmo lento, che non si contrappongono alla storica sagra ma anzi promuovono l’olivo e i suoi prodotti, insieme all’enogastronomia del territorio (e come se non fosse già abbastanza difficile, minacciato dalla possibilità di un deposito di scorie nucleari). Un fuori sagra che invita anche alla riflessione, oltre che allo stare bene e al divertimento.
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