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Oltre la promozione e la pubblicità, scopriamo i linguaggi dell'olio extra vergine d'oliva

Due giorni, il 23 e 24 giugno, a Bari per chi vuole lavorare sulla divulgazione della cultura di prodotto. Comunicare la qualità e la correttezza di prodotto non vuol dire imbastire una simpatica favoletta, ma partire dal sapere reale, dalla competenza e adattare le parti più complesse alla possibilità di comprensione dell'uditorio

08 giugno 2017 | Elisabetta De Blasi

L'ispirazione nasce da un articolo apparso qui su Teatro Naturale, dal provocatorio titolo Tutti fuori dalle sale panel, alla conquista dei consumatori, nel settembre 2015. In quell'articolo scrivevo che oggi esiste un dualismo che vede da un lato un tecnico di prodotto (quando ha la formazione corretta e mantiene l'allenamento giusto) e dall'altra parte un comunicatore che non conosce ciò di cui tenta di parlare. In mezzo, invece, si colloca un consumatore sempre più confuso che legge sul web che 'per valutare la densità del prodotto (ndr che non è un parametro di valutazione) bisogna mettere una goccia sul piatto e vedere come scivola verso il basso' oppure che per verificare che sia stato prodotto a freddo, in un bicchiere di vetro da vino, 'deve fare l'onda'.

Come si capisce siamo ben oltre lo storytelling, qui siamo alla fiction allo stato puro.

Eppure, se nessuno si prende la responsabilità di lavorare sulla comprensione, come ci si può stupire dei risultati? Ormai si parla ogni giorno di prodotti capaci di esprimere l'identità territoriale, ma bisogna tenere conto che più sono complessi e pieni di questa identità, e più è necessaria una comunicazione informativa coinvolgente ed esperienziale.

Da queste personali e poi condivise considerazioni nasce l'idea di creare un momento di confronto tra chi questo sforzo di semplificazione, fatto anche di trasferimento delle competenze, di espedienti linguistici, di strategie comunicative non legate al marketing, ha provato a realizzarlo e chi vuole capirci qualcosa. La Puglia è il luogo giusto in cui parlare di extravergine per due motivi: il primo attiene la storia olearia e l'identità territoriale, reale, fondata su un patrimonio millenario certificato che forse solo la Sicilia può vantare. La seconda motivazione, forse anche più importante, è che è ora di finirla di far raccogliere agli altri i benefici del lavoro dei pugliesi in campo e in frantoio, ma è il momento giusto per dire a noi stessi che possiamo essere quelli che nel mercato italiano dell'extravergine fanno la differenza. Inoltre, in tutto il comparto, abbiamo bisogno di guardarci e comprenderci, fare un passo indietro per farne uno avanti e questa due giorni è uno di quei passi.

I Linguaggi dell'Extravergine NON è una conferenza, ovvero un momento di fruizione più o meno passiva. Questo perché non c'è una ricetta già formulata che vada bene per tutti i territori, per ogni situazione, per qualsiasi cultura.

I Linguaggi dell'Extravergine NON è un momento in cui si scopre come fare pubblicità al prodotto. Sebbene esista il marketing esperienziale e quindi di fatto anche l'esperienza rientri in questo settore, ci concentreremo su quella quota di competenza che un semplice comunicatore non possiede, che parte dal conoscere tecnicamente l'extravergine.

Comunicare la qualità e la correttezza di prodotto non vuol dire imbastire una simpatica favoletta, ma partire dal sapere reale, dalla competenza e adattare le parti più complesse alla possibilità di comprensione dell'uditorio, qualsiasi esso sia, dai bambini ai medici.

I Linguaggi dell'Extravergine E' una due giorni di lavoro elaborata in collaborazione con il Centro di Ricerca sull'olio, l'olivo e le olive da mensa, dell'Università degli Studi di Bari e il progetto Ager- Competitive, per esperti del settore, o per chi vuole capire quali strumenti comunicativi occorrono per diventare divulgatori della cultura di prodotto.

All'interno della storica cornice di Villa La Rocca, contenitore culturale dell'Università di Bari, partiremo dall'ascolto di alcune testimonianze di chi ci ha provato: come hanno elaborato la loro risposta alla domanda 'e ora come faccio a far capire correttamente l'extravergine a questo pubblico? Come faccio a fare in modo che ciò che si portino a casa sia un po' di competenza?'

La seconda giornata sarà dedicata a mettere in gioco le proprie idee e ad elaborarne di nuove, con un lavoro guidato di gruppo, che farà emergere prospettive che si costruiranno a partire da ciò che ciascuno dei partecipanti vorrà mettere in gioco di se stesso e del proprio percorso. La tecnica utilizzata sarà quella dell'Open Space Technology e permetterà di creare reti e, per usare una parola ormai abusata, una contaminazione delle idee, germoglio necessario per crescere.

L'aspettativa è quella di rendere questo momento un appuntamento annuale in cui fare il punto della situazione sulla qualità della comunicazione che arriva al consumatore e stimolare nuove risposte formative, educative e divulgative, perché di assaggiatori a norma COI ne abbiamo già troppi (e anche su questo argomento andrebbe fatta una serissima ed onesta riflessione). Ciò che invece serve per migliorare la qualità del prodotto è un consumatore giustamente informato e divulgatori competenti anche da un punto di vista linguistico, semiotico, storico-antropologico.

Vi aspettiamo a Villa La Rocca, via Celso Ulpiani 27, Bari, per camminare insieme.

Ricordate che è indispensabile preregistrarsi inviando i propri dati a passioneextravergine@gmail.com.

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