Energia verde
Ecco cosa frena le rinnovabili in Italia: meno burocrazia per un'economia green
Su Focus Europe un interessante approfondimento sulle potenzialità delle rinnovabili ma anche sui limiti al loro sviluppo. A rischio gli obiettivi dell'Unione europea legati alla transizione energetica e alla produzione di energia da fonti rinnovabili
20 marzo 2026 | 09:00 | T N
Nel 2025 la produzione europea di energia da eolico e solare ha superato per la prima volta quella delle fonti fossili. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) al 2030 l’Italia dovrà accelerare sulla realizzazione degli impianti e sulla semplificazione delle procedure autorizzative. Intervista al Dott. Roberto Accossu, vicepresidente FIDAF e Revisore Confprofessioni con delega alla transizione green e alle fonti di energia.
Dott. Accossu, la transizione energetica europea sta registrando risultati importanti. L’Italia è sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi del PNIEC al 2030?
Per gli obiettivi legati alla transizione energetica e alla produzione di energia da fonti rinnovabili, indicati dall’Unione Europea, l’anno appena trascorso ha rappresentato un importante traguardo perché, per la prima volta, la produzione cumulata di energia prodotta dall’eolico e dal solare, ha generato più elettricità delle fonti fossili, con 841 TWh/a, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione Europea, contro gli 809 TWh/a delle fossili e i 652 TWh/a del nucleare (fonte European Electricity Review 2026 | Ember).
In tutti i Paesi europei prosegue la crescita dell’energia prodotta dall’eolico e dal solare e, per contro, diminuisce l’energia da fonti fossili e da altre fonti.
Anche l’Italia ha contribuito a raggiungere questo importante obiettivo, superando, nel 2025, quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che prevede che l’Italia raggiunga, nel 2030, un grado di copertura di energia prodotta da fonti di energia rinnovabili (FER) pari al 39,4% del consumo finale lordo.
La produzione di energia derivata da fonti rinnovabili, come indicato dal PNIEC, è stata ripartita a livello regionale, al fine di suddividere in tutto il territorio nazionale i nuovi impianti e ridurre così gli impatti ambientali sui diversi territori.
La potenza aggiuntiva minima che ogni regione deve raggiungere per anno, a partire dal 2021, è riportata nell’Allegato C-bis del d.lgs 190/2024 che assegna a ogni Regione una quota minima di potenza rinnovabile da raggiungere entro il 2030, per conseguire, nel 2030, una potenza aggiuntiva, rispetto all’anno di partenza (2020) pari a 80.001 MW.
La nuova potenza aggiuntiva include sia i nuovi impianti, sia quelli potenziati o riattivati. L’incremento di potenza aggiuntiva realizzato dal 2021 al 2025 è stato superato, rispetto al target previsto dal D.M. Aree Idonee, del 21 giugno 2024, di 1.605 MW (fonte Terna).
Pertanto, la produzione complessiva prodotta dalle FER in Italia, al 31/12/2025, ha raggiunto un valore pari a 83.529 MW (fonte Terna).
Pur essendo i risultati al 31 dicembre 2025 superiori – in termini di potenza aggiuntiva prodotta dalle FER – a quanto previsto dal PNIEC, gli attuali valori aggiuntivi non consentono di avere una visione ottimistica per il prossimo quinquennio.
Infatti, per raggiungere una potenza aggiuntiva di 80.001 MW nel 2030 è necessario che venga installata una potenza aggiuntiva di 11.022 MW ogni anno per i prossimi 5 anni.
Un valore mai raggiunto nel precedente lustro, che ha avuto una media annua di potenza installata pari a 4.978 MW.
Pertanto, se si vuole raggiungere l’obiettivo fissato dal PNIEC, è necessario un deciso cambio della attuale tempistica, sia per il rilascio delle autorizzazioni necessarie all’installazione dei nuovi impianti, sia nella realizzazione dei nuovi impianti FER, principalmente da fonte solare ed eolica.
Infatti, in questo quinquennio i tempi di rilascio delle autorizzazioni sono stati condizionati da una legislazione, nazionale e regionale, spesso contrastante, che ha generato, negli ultimi anni, un alto numero ricorsi che hanno inciso profondamente sulla realizzazione dei nuovi investimenti.
Le diverse Ordinanze del TAR Lazio (n. 9155/2025 – n. 9168 /2025) e la recente sentenza della Corte Costituzionale n° 28 del 1° marzo 2025 – che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 della legge della Regione Sardegna 3 luglio 2024, n. 5, che introduceva il divieto di realizzare impianti FER per 18 mesi, nelle more dell’approvazione della legge regionale di individuazione delle aree idonee – hanno indotto il Governo ad intervenire, ridefinendo dal punto di vista normativo, con il D.L. 175 del 21 novembre 2025, le aree idonee, suddividendole per impianti fotovoltaici, agrivoltaici per il biometano e impianti offshore ed il ruolo delle Regioni.
Di particolare rilievo l’aver inserito nel d.lgs 190/2024, all’art.4, comma 1, la lettera f- bis), che stabilisce cosa si intende per impianto agrivoltaico: “impianto fotovoltaico che preserva la continuità delle attività colturali e pastorali sul sito di installazione. Al fine di garantire la continuità delle attività colturali e pastorali, l’impianto può prevedere la rotazione dei moduli collocati in posizione elevata da terra e l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione”.
Negli ultimi mesi il tema dell’agrivoltaico è diventato centrale nel dibattito sulle rinnovabili. Quale ruolo può avere nello sviluppo energetico?
I sistemi agrivoltaici rappresentano un’innovazione nella produzione di energia da fonte solare, perché vi è la coesistenza tra la produzione di energia e la coltivazione agricola sottostante, la cui diffusione è agevolata anche dal bando PNRR “agrivoltaico” che si pone l’obiettivo di produrre almeno 1,04 GW di nuova potenza aggiuntiva agrivoltaica, installata entro il 30 giugno 2026.
Inoltre, nel nuovo articolo 11 bis comma 2 del detto d.lgs. 190/2024 viene sancito, per la prima volta in un provvedimento legislativo, un parametro, pur discutibile, di monitoraggio sui due sistemi produttivi: la Produzione Lorda Vendibile, il cui valore non può essere inferiore all’80% mediante l’attestazione asseverata di un tecnico “((Per l’installazione di un impianto agrivoltaico, il soggetto proponente si dota di dichiarazione asseverata redatta da un professionista abilitato che attesti che l’impianto è idoneo a conservare almeno l’80 per cento della produzione lorda vendibile. La dichiarazione è allegata al progetto presentato ai sensi dell’articolo 9 e comunque messa a disposizione dell’amministrazione nell’ambito delle attività di controllo)).
Quali sono oggi le principali criticità che rischiano di rallentare la transizione energetica in Italia?
Il d.lgs. 190/2024 individua, inoltre, in 120 giorni l’arco di tempo entro il quale le Regioni devono individuare, con una propria legge, le aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, tenendo presente che, attualmente, solo otto regioni si sono adeguate alle disposizioni del d.lgs. 190/2024: Basilicata, Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto.
Peraltro occorre evidenziare che sussistono, tuttora, varie criticità sia interpretative sia amministrative, tra le quali si segnalano:
la mancata distinzione dei terreni agricoli in relazione alle loro reali potenzialità produttive: il d.lgs. 190/2024 non distingue tra terreni fertili e produttivi e terreni marginali o incolti e improduttivi;
le applicazioni pratiche del requisito della continuità delle attività colturali e pastorali con riferimento al parametro da asseverare, “l’80 per cento della produzione lorda vendibile”;
le forme di controllo e le competenze di chi farà i controlli e le verifiche del rispetto della conservazione dell’80 per cento della produzione lorda vendibile, mancando il riferimento iniziale, provinciale e/o regionale a cui riferirsi;
la forte riduzione dei progetti presentati al MASE nel 2025: 149 progetti presentati rispetto ai 603 del 2024, per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA);
gli adempimenti burocratici particolarmente complessi ed i tempi particolarmente lunghi per il rilascio dei diversi pareri necessari da parte dei soggetti responsabili, (Sovrintendenze, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Cultura, Commissione Tecnica PNRR – PNIEC, Regioni e altri) per l’autorizzazione finale.
Concludendo, per raggiungere la potenza aggiuntiva prevista dal PNIEC nel 2030 – 80.001 MW – è necessario eliminare le numerose criticità interpretative e burocratiche esistenti.
Se ciò non avvenisse, l’obiettivo di 80.001 MW non verrebbe raggiunto, aumentando così la dipendenza energetica del nostro paese dalle fonti fossili ed i costi del suo sistema produttivo.
Come dimostra il nuovo conflitto nel Medio Oriente, la dipendenza dai combustili fossili sta determinando un costante aumento dei costi energetici, aumento del quale non si conosce l’evoluzione né la data di conclusione. L’aumento dei costi energetici, inoltre, ancora non si è riverberato sul sistema paese, ma si ripercuoterà su di esso, inevitabilmente, con un aggravio della spesa incidente sui consumi familiari e sui bilanci aziendali.
Infine, dai dati sui consumi elettrici nelle diverse regioni italiane, rilevati sull’Osservatorio Energia del sito “Facile.it”, nel mese di febbraio 2026, si evince che i costi più alti per i consumi elettrici sono quelli della Sardegna, la regione che, più di ogni altra, si è contraddistinta per una legislazione più restrittiva nei confronti della realizzazione di impianti da fonti di energia rinnovabile.
Si ringrazia Focus Europe per la concessione alla ripubblicazione dell'articolo, quello originale QUI
Potrebbero interessarti
Energia verde
Bio-fotovoltaico per il controllo “wireless” delle cellule
Un team di ricerca del Cnr-Isasi ha sviluppato una piattaforma innovativa in grado di manipolare, tramite stimoli elettrici, la morfologia e il movimento cellulare senza elettrodi, grazie all'impiego di cristalli di niobato di litio
09 marzo 2026 | 15:00
Energia verde
Nanomateriali da scarti del riso per batterie e supercondensatori
I futuri dispositivi di accumulo elettrochimico di energia potranno contare su due innovativi materiali nanostrutturati, gli aerogel di carbonio e i quantum dots di grafene, ottenuti dalla cellulosa contenuta in biomasse comuni e largamente disponibili
12 gennaio 2026 | 14:00
Energia verde
Svolte della bioeconomia: trasformare gli sprechi e l'inquinamento in nuove opportunità di business
La spinta dell’Unione europea verso una bioeconomia più forte sta guadagnando slancio mentre tre progetti LIFE mostrano il potenziale commerciale delle innovazioni bio-based
07 gennaio 2026 | 11:00
Energia verde
La promozione dell'energia da fonti rinnovabili secondo le nuove direttive europee
Prevista la drastica e progressiva riduzione, fino all'azzeramento completo nel 2030, del contributo dei biocarburanti prodotti da colture alimentari e foraggere considerate ad alto rischio di cambiamento indiretto della destinazione dei suoli
01 dicembre 2025 | 16:00 | Marcello Ortenzi
Energia verde
Un software per misurare l’economia circolare nelle aziende
Oltre all’attestazione dei risparmi conseguiti, il software permette anche azioni di contributo cooperativo, ossia gli utenti registrati hanno l’opportunità di alimentare il database del sistema con nuovi dati sui materiali, sia primari che secondari
23 marzo 2025 | 11:00
Energia verde
La bioeconomia è un motore di crescita sostenibile
In Europa la bioeconomia si afferma sempre di più come leva strategica per la transizione ecologica e la crescita economica. Un comparto che nel 2023 in Italia ha raggiunto i 437,5 miliardi di euro, registrando un +2,2% e coinvolgendo 2 milioni di occupati
11 marzo 2025 | 14:20