Bio e Natura

Ora i boschi suscitano l’interesse dei coltivatori

La short rotation forestry diventa ammissibile agli aiuti disaccoppiati. La dimensione minima delle parcelle agricole che possono formare oggetto di una domanda d'aiuto è fissata a 0,05 ettari

27 febbraio 2010 | Marcello Ortenzi

Si va rafforzando l’interesse dei coltivatori per l’impianto di boschi cedui a rapida rotazione, diretti a procurare materia prima energetica e che richiedono una convivenza di specie per evitare problemi di monospecificità e fitosanitari, di pioppo ed olmo, o salice, o platano, o eucalipto.

Secondo le esperienze e le ricerche sin qui effettuate, i migliori risultati e economici per lo sfruttamento di questa tipologia produttiva nascono dalla creazione di una filiera corta, con la cippatura delle piante direttamente sul campo o con operazioni di lavorazione per un utilizzo immediato.

Dal punto di vista agronomico i dati produttivi riscontrati mostrano una produzione anche di 200 tonnellate ad ettaro nei 5 anni con un investimento compreso fra le 1.100 e le 1.600 piante/ha.
Una superfice investita a short rotation forestry ora si può abbinare ad un titolo (diritto all’aiuto) Pac disaccoppiato, dopo la recente entrata in vigore del Decreto Mipaaf 9/12/2009 (GU n°30 del 6/2/2010).

Il decreto, che disciplina l’intera materia della gestione dei titoli disaccoppiati, revisionando la normativa precedente, all’articolo 1 specifica (sulla base del Reg. Ce 1120/2009 art. 2, lett. n), che per “ettaro ammissibile” si intende anche una superficie investita a bosco ceduo a rotazione rapida (codice Ncex06029041) utilizzata per un'attività agricola o, qualora le superfici siano utilizzate anche per attività non agricole, utilizzate prevalentemente per attività agricole, coltivata con le piante elencate nell'allegato A del decreto (Pioppi, Salici, Eucalipti, Robinie, Paulownie, Ontani, Olmi, Platani, Acacia saligna) e con un turno di taglio non superiore a otto anni.
Se sulla superficie ammissibile si esercita un’attività non agricola, questa non deve interferire con lo svolgimenti del ciclo colturale ordinario e con il mantenimento di buone condizioni agronomiche e ambientali.

La dimensione minima delle parcelle agricole che possono formare oggetto di una domanda d'aiuto è fissata a 0,05 ettari. Finora questa sicurezza non c’era ed i proprietari di questo tipo di boschi non riuscivano sempre a rientrare nell’aiuto diretto.
In questo modo si va completando il quadro normativo delle biomasse legnose destinate alle produzioni energetiche ma ci sono ancora alcune situazioni che devono essere definite dal punto di vista legislativo, quali la gestione delle ceneri degli impianti considerate ancora rifiuto.

I Psr regionali hanno misure specifiche per incentivare questa coltivazione ed aggiungere contributi all’impianto e lavorazione, quali la 121, 122 e 221, 311B, inserite in tutti i piani regionali. Inoltre, se si destina il materiale di pioppo e altre essenze alla produzione di energia elettrica in azienda si può sfruttare l’ incentivo di 0,28 centesimi per ogni kWh (tariffa omnicomprensiva) prodotto per gli impianti di taglia non superiore ad 1 MW (legge del 23 luglio 2009 n. 99).


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