Bio e Natura
Dai rifiuti urbani ai funghi gourmet: la start up degli studenti della Lumsa
Si chiama Fungo Futuro il progetto nato dalla tesi e dalla visione imprenditoriale di Anna Maria Stefani, Cristiana Merli e Mattia Perasole. Pleurotus e Shiitake crescono su substrati a partire da fondi di caffè, bucce di verdura e scarti vegetali raccolti da bar, ristoranti e aziende agricole
06 maggio 2026 | 12:00 | C. S.
Fondi di caffè, bucce di verdura e scarti vegetali raccolti da bar, ristoranti e aziende agricole partner. Materiali che normalmente finirebbero nell’indifferenziato o nel compost, ma che tre studenti della Lumsa hanno deciso di trasformare in funghi gourmet di alta qualità, come Pleurotus e Shiitake. Il tutto all’interno di due fattorie verticali situate in città, gestite da sistemi avanzati di intelligenza artificiale che monitorano, analizzano e ottimizzano ogni fase della crescita del prodotto.
Si chiama Fungo Futuro il progetto nato dalla tesi (e dalla visione imprenditoriale) di Anna Maria Stefani, Cristiana Merli e Mattia Perasole. Una start up che non si limita a produrre cibo sostenibile, ma punta a sensibilizzare cittadini e imprese sulla cultura del riciclo e dell’alimentazione a Km zero.
Come spiegano gli stessi ideatori, Fungo Futuro risponde a tre esigenze critiche trasformando problemi attuali in opportunità. Da un lato c’è il degrado degli spazi urbani dismessi: invece di lasciare che immobili abbandonati finiscano in rovina, la start up li recupera per trasformarli in siti produttivi attivi, senza consumare suolo vergine. Dall’altro lato c’è la crescente domanda di cibo sano, tracciabile e sostenibile, in netta contrapposizione ai prodotti importati o industriali. Infine, esiste un bisogno concreto delle imprese locali, che devono gestire i propri scarti in modo virtuoso per migliorare la propria green reputation. Fungo Futuro offre loro proprio un servizio di gestione circolare.
La forza del progetto, raccontano gli studenti, risiede in un ecosistema che unisce tecnologia e rigenerazione. L’uso dell’intelligenza artificiale per il controllo climatico garantisce efficienza produttiva e qualità costante durante tutto l’anno, superando i limiti e l’imprevedibilità dell’agricoltura tradizionale.
Dall’analisi condotta dai tre giovani imprenditori emerge un cambiamento strutturale nelle abitudini alimentari degli italiani. Il consumo di funghi freschi cresce a un tasso del 13 per cento annuo, trainato dalla ricerca di proteine vegetali alternative alla carne e di prodotti considerati superfood. Eppure l’Italia produce circa 62.000 tonnellate di funghi all’anno, mentre la domanda interna supera le 75.000 tonnellate. Il nostro paese è il sesto produttore nell’Unione Europea, ma resta un importatore netto, costretto a ricorrere all’estero per soddisfare il fabbisogno.
Il mercato, spiegano ancora gli studenti, appare polarizzato. Da un lato il fungo champignon bianco standard, che domina i volumi con l’80-90 per cento delle vendite ma ha prezzi bassi, intorno ai tre euro al chilogrammo a livello europeo. Dall’altro il segmento gourmet e premium, dove si posiziona proprio Fungo Futuro, con prezzi di mercato decisamente superiori, compresi tra i sette e i quindici euro al chilogrammo, e una domanda ampiamente insoddisfatta. Un terreno fertile, insomma, per una start up che vuole fare innovazione partendo dagli scarti.
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