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Nuove mascherine da scarti agroindustriali

Nuove mascherine da scarti agroindustriali

Rispetto agli odierni materiali filtranti in plastica di origine fossile, le membrane utilizzate per le mascherine hanno il doppio vantaggio di essere ambientalmente sostenibili e di rimuovere anche gli inquinanti più fini, come il PM2.5

17 aprile 2026 | 09:00 | C. S.

Nuovi tipi di mascherine realizzate in nanofibre di seta con pratiche sostenibili (elettrofilatura), in grado di esercitare anche una specifica azione antibatterica. È quanto ENEA ha messo a punto nel progetto ARIS del programma PNRR Ecosister, al quale partecipano anche Università di Ferrara, Kerline srl e Cnr (coordinatore).

Rispetto agli odierni materiali filtranti in plastica di origine fossile, le membrane utilizzate per le mascherine hanno il doppio vantaggio di essere ambientalmente sostenibili e di rimuovere anche gli inquinanti più fini, come il PM2.5.

L’attività ENEA è stata condotta dal Laboratorio Innovazione filiere agroalimentari del Centro di Ricerca ENEA di Brindisi, che ha indagato la fattibilità dell’applicazione della tecnica dell’elettrofilatura a diversi materiali polimerici. Inoltre, un altro obiettivo è stato quello di aggiungere alle matrici elettrofilate fornite dal Cnr, i polifenoli naturali estratti dai reflui oleari, in grado di esercitare una specifica azione antibatterica. In questo modo il dispositivo filtrante, infatti, potrebbe ridurre la diffusione di malattie trasmesse per via aerea, rispondendo a un’esigenza emersa durante la pandemia.

“In collaborazione con Kerline srl, abbiamo utilizzato bozzoli del baco da seta scartati dall’industria tessile per estrarre una proteina, la fibroina di seta, che è stata poi elettrofilata così da produrre una mascherina di tipo FFP2. Per conferirle poi anche una funzione battericida, è stata arricchita con polifenoli estratti dalle acque reflue della produzione di olio d’oliva”, spiega il referente ENEA del progetto ARIS, Valerio Miceli, ricercatore del Laboratorio Innovazione filiere agroalimentari. “Infine, abbiamo verificato dal punto di vista microbiologico l’utilità complessiva della soluzione, che ha dimostrato un potenziale interessante: i polifenoli utilizzati non garantiscono una completa copertura antimicrobica, ma abbiamo osservato risultati positivi su alcune specifiche popolazioni batteriche”.

Il progetto ARIS e i risultati ottenuti da ENEA confermano dunque come l’abbinamento tra la valorizzazione degli scarti agroindustriali e la tecnica dell’elettrofilatura possa consentire lo sviluppo di biomateriali per imballaggi funzionali ad alto valore aggiunto, in linea con i principi dell’economia circolare e con potenziali applicazioni non solo per il settore alimentare ma anche in altri ambiti come quello biomedico.

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