Bio e Natura
Le aree rurali sono sostenute dalla bioeconomia
Dimostrate le esperienze virtuose sviluppate in Italia, le interconnessioni tra il sistema agroalimentare, le sfide ambientali e gli attuali modelli di sviluppo socio-economico
02 maggio 2025 | 13:30 | Marcello Ortenzi
Bioeconomia è intesa oggi come quell’insieme di attività economiche connesse all’invenzione, sviluppo, produzione e uso di prodotti e processi biologici all’interno di quattro macro-settori1: Agroalimentare, Foreste, Bioindustria, Bioeconomia marina.
A febbraio il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha indagato la bioeconomia nelle aree rurali redando poi un rapporto. Visto che la Terra vedrà una crescita sempre maggiore della popolazione ma con risorse che tendono a diminuire, con la previsione dell’ONU, per cui al 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9.8 miliardi di persone, con enormi implicazioni per la sicurezza alimentare e la domanda di acqua, energia, materiali, etc., è necessario cambiare paradigma economico e di sviluppo. Per il Rapporto si devono utilizzare fonti energetiche e risorse biologiche rinnovabili affinché la produzione primaria sia più sostenibile e i sistemi di trasformazione più efficienti, capaci di produrre alimenti, fibre ed altri prodotti a base biologica con minor utilizzo di fattori produttivi e con minore produzione di rifiuti e di emissioni di gas ad effetto serra e di inquinanti atmosferici. In Italia il settore agricolo è caratterizzato da una spiccata diversificazione produttiva. Se questo serve per consentire alle imprese di essere reattive rispetto agli stimoli di mercato pure è utile per integrare le fonti di reddito, aumentare la connessione con il territorio e mantenere un maggior grado di autonomia nel mutevole contesto economico e tecnologico. La diversificazione, oltre a sostenere la sopravvivenza delle attività agricole anche in aree più marginali, rappresenta un fattore di sviluppo territoriale. Infatti, contribuisce ad attrarre nelle aree rurali altre tipologie di servizi come, ad esempio, il comparto delle agro-energie rinnovabili e della bioeconomia.
Bioeconomia delle aree rurali
La valorizzazione e riutilizzo integrato dei residui agricoli e forestali, degli scarti di lavorazione e dei sottoprodotti per la produzione di bioprodotti, biomateriali e bioenergia sono preziosi per sostenere il reddito agricolo.
La bioeconomia racchiude al suo interno i vari comparti della produzione primaria (agricoltura, foreste, pesca e acquacoltura), ma anche i settori industriali che utilizzano o trasformano le risorse biologiche provenienti da tali comparti. Oltre all’industria chimica delle bio – tecnologie e dell’energia. Per il settore agricolo la tecnologia di maggior rilievo è rappresentata dalle energie rinnovabili derivanti dal settore agricolo, zootecnico, forestale e dell’agroindustria, per l’ampia disponibilità di materia prima derivante da scarti di lavorazione, sottoprodotti, residui, scarti di lavorazione, reflui zootecnici e colture dedicate. Le agroenergie sono in grado far raggiungere gli obiettivi ambientali previsti dalla Strategia Farm to Fork e Biodiversità dell’Unione europea al 2030.
Come esplicitato dal CREA tali agroenergie, permettono di incentivare e promuovere la bioeconomia circolare e sostenibile. Contribuiscono alla mitigazione climatica e alla decarbonizzazione di vari settori (ad es. trasporti, energetico e residenziale). Inoltre tutelano la natura, valorizzano la biodiversità e migliorano al contempo la fornitura di servizi ecosistemici. Ma promuovono anche l’utilizzo delle risorse. Infine, stimolano la produzione di prodotti ad alto valore aggiunto al fine del raggiungimento dei target climatici ed energetici nazionali.
La specificità dei territori e le realtà economiche locali condizionano lo sviluppo della bioeconomia, perché la sostenibilità non può essere intesa universalmente nello stesso modo. Si ritiene fondamentale, pertanto, incentivare l’aggregazione tra imprese agricole, anche in forma cooperativa, al fine di effettuare investimenti collettivi finalizzati all’adozione di sistemi produttivi sostenibili.
Lo studio esempla i progetti di filiera locale. Questi infatti utilizzano i territori come laboratori in cui coinvolgere tutti gli interlocutori di filiera. In questo modo permettono di trasformare i consumatori in attori consapevoli degli impatti derivanti dalle loro abitudini consolidate, specialmente in un contesto di crescita e consumo ad alta densità di risorse e di emissioni.
L’educazione, la formazione e l’informazione, infine, sono elementi prioritari per la crescita della bioeconomia. Infatti rappresentano la base della transizione verso stili di vita sostenibili. Stimolano la competitività, il trasferimento delle conoscenze e l’innovazione dalla scienza all’industria e al campo.
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