Bio e Natura
Nuovi funghi e scopazzi all’attenzione dei frutticoltori ma cimice sotto controllo
A distanza di oltre vent’anni dalla prima esplosione della malattia, si sta verificando una forte recrudescenza degli scopazzi del melo. La Glomerella Leaf Spot può provocare la completa defogliazione della pianta
03 marzo 2025 | 15:00 | C. S.
Circa 200 frutticoltori e operatori del comparto agricolo, hanno seguito, questa mattina in presenza, a San Michele all’Adige, e in diretta streaming, la 28esima edizione della Giornata tecnica frutticola promossa dalla Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con i Consorzi Melinda, La Trentina e APOT.
L'incontro, organizzato dal Centro Trasferimento Tecnologico, ha approfondito alcune delle principali tematiche fitosanitarie del melo in provincia di Trento; in primis, la Glomerella Leaf Spot, malattia fungina recentemente emersa in provincia che negli ultimi anni si sta diffondendo rapidamente in molte regioni del Nord Italia e che può provocare la completa defogliazione della pianta con ingenti danni anche sui frutti. Spazio anche alla cimice asiatica, agli scopazzi del melo e alle buone pratiche per la fertilizzazione del frutteto.
Moderato da Matteo de Concini, responsabile dell’Unità frutticoltura del Centro Trasferimento Tecnologico FEM, l'incontro è stato aperto dal direttore generale FEM, Mario Del Grosso Destreri. Sono intervenuti Sabine Öttl del Centro Sperimentazione Laimburg, Riccardo Bugiani Servizio Fitosanitario – Regione Emilia-Romagna, Lodovico Delaiti, Davide Iachemet, Roberto Zanzotti del Centro Trasferimento Tecnologico.
“Questa giornata rappresenta un'occasione fondamentale di aggiornamento tecnico e confronto tra il mondo della ricerca, della consulenza e della produzione -ha spiegato il Direttore generale Mario Del Grosso Destreri-, evidenziando che il tema cruciale della gestione fitosanitaria delle malattie emergenti “è un equilibrio in continua evoluzione, che richiede un approccio integrato basato su soluzioni agronomiche e biologiche, sempre più orientate alla sostenibilità”.
Apple Bitter Rot e Glomerella Leaf Spot sono due malattie causate dallo stesso genere fungino Colletotrichum. Apple bitter Rot, conosciuto come marciume amaro della polpa dei frutti, è una malattia tipica della fase di conservazione. Glomerella Leaf Spot determina, invece, maculature necrotiche sulle foglie che portano all’ingiallimento e alla caduta prematura e sui frutti si manifesta con piccole lesioni circolari. La patologia, limitata fino a pochi anni fa al Sud America e al sud-est asiatico, ha fatto la sua comparsa in Italia nel 2019 in Emilia-Romagna e Veneto, ma si è rapidamente estesa anche nelle altre regioni del nord-Italia. In Trentino i primi ritrovamenti su frutto risalgono al 2021 e a partire dal 2022 campioni di frutti e foglie sono risultati positivi alle analisi di laboratorio. Durante il 2023 questa patologia si è diffusa soprattutto nelle zone di fondovalle, aumentando ulteriormente nel 2024.
Glomerella Leaf Spot e Apple Bitter Rot
Inquadramento e nuove evidenze
Per comprendere la biologia dei patogeni al fine di sviluppare strategie di difesa efficaci, presso il Centro di Sperimentazione Laimburg sono stati attivati studi che hanno identificato Colletotrichum chrysophilum come principale agente patogeno di entrambe le malattie in Alto Adige. Sono stati studiati gli effetti della temperatura sullo sviluppo del patogeno e sulla formazione delle spore, ma anche l'efficacia di diversi fungicidi sulla crescita del micelio e sulla produzione di spore. I risultati ottenuti forniscono indicazioni preliminari, ma sono fondamentali per una comprensione approfondita dei meccanismi patogenetici e per lo sviluppo di strategie efficaci per il controllo di entrambe le malattie.
Situazione nel nord Italia e prove di campo
Le varietà maggiormente interessate alla Glomerella Leaf Spot sono quelle che hanno come parentale la cultivar Golden Delicious, come ad esempio Gala, Granny Smith, Pink Lady. Dall’analisi dei primi risultati sperimentali, sia di campo che di semicampo, eseguiti da AstraInnovazione e dal Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, risulta che i fungicidi maggiormente efficaci nel contenimento di questa malattia sono quelli impiegati per la difesa dalla ticchiolatura. Di efficacia inferiore, ma tuttavia ancora soddisfacente, si possono considerare bicarbonato di calcio, zolfo e Bacillus amyloliquefaciens.
Situazione in Trentino
Nel 2024 l’attività di monitoraggio ha riguardato il territorio provinciale con la raccolta di numerosi campioni di foglie e frutti da impianti con sintomi sospetti, di questi circa il 20% sono risultati positivi al complesso di funghi che causa Glomerella Leaf Spot e Apple Bitter Rot. Le analisi di laboratorio hanno confermato la presenza del complesso fungino del Colletotrichum a partire da metà agosto. Laddove è stata effettuata un’attenta strategia di difesa si è ottenuto un buon contenimento della malattia. I tecnici raccomandano di attuare alcune pratiche agronomiche come sfalciare frequentemente il cotico erboso, evitare l'irrigazione sovrachioma e ridurre le condizioni che prolungano la durata della bagnatura e aumentano il tasso di umidità.
Problematiche fitosanitarie: focus su cimice e scopazzi
A distanza di oltre vent’anni dalla prima esplosione della malattia, si sta verificando una forte recrudescenza degli scopazzi del melo. I monitoraggi FEM nell’autunno 2024 confermano l'incremento dell’incidenza della malattia, che a livello provinciale si attesta all’1,7%, rispetto al 1,3% del 2023. Inoltre i primi risultati di alcune attività sperimentali mostrano che anche i sintomi osservati in primavera sono affidabili per individuare le piante malate e questo offre la possibilità ai frutticoltori di estirpare fin dalle prime fasi vegetative del melo, in aggiunta all’epoca autunnale.
La cimice asiatica è ormai divenuta uno dei fitofagi principali della frutticoltura trentina. Per gestire nel migliore dei modi la difesa contro questo insetto i tecnici FEM eseguono oltre 2.000 controlli sul territorio provinciale. Il monitoraggio dell’insediamento e sviluppo dei parassitoidi, sia autoctoni che quelli rilasciati negli anni passati (T. japonicus) ha mostrato come la parassitizzazione abbia contribuito nel contenimento delle popolazioni di cimice.
Fertilizzazione con effluenti zootecnici, conclusione prove sperimentali
La sperimentazione condotta aveva l’obiettivo di verificare la possibilità di surrogare, in toto o in parte, i fertilizzanti ammessi nella gestione frutticola integrata e biologica con letame maturato e digestato solido e al contempo creare una circolarità nel riutilizzo delle risorse.
I risultati indicano che l'utilizzo di matrici zootecniche rappresenta una valida alternativa ai fertilizzanti comunemente impiegati nei frutteti poiché garantisce un rilascio graduale di azoto durante la stagione vegetativa. Non sono emerse differenze significative nei contenuti di azoto fogliare, produzione e qualità del frutto tra le diverse strategie di fertilizzazione, che risultano influenzate principalmente dall'andamento annuale. L'uso di ammendanti contribuisce, inoltre, al mantenimento del contenuto di sostanza organica nel suolo, apporta e favorisce la messa a disposizione di fosforo e potassio, anche negli anni successivi alla somministrazione.
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