Bio e Natura
La salvaguardia del suolo come nuovo asset produttivo e ambientale in grado di generare valore
Oggi l’unico settore in grado di assorbire CO2 è la gestione del suolo. L'incremento del sequestro di carbonio rappresenta una necessità prioritaria per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura
22 giugno 2026 | 11:00 | C. S.
Si è tenuto qualche giorno fa l’incontro “Crediti di carbonio e di natura” che ha visto il Dott. Gian Luca Bagnara, economista esperto di agribusiness, ospite dell’’Accademia Nazionale di Agricoltura, per trattare il ruolo della biodiversità del suolo e del carbon farming come strumenti chiave per la neutralità climatica e il ripristino degli ecosistemi in Europa. In particolare il Dott. Bagnara ha approfondito il concetto di “nature credits”, cioè quei meccanismi finanziari, capaci di valorizzare economicamente i servizi ecosistemici generati dai suoli agricoli.
Il carbon credits copre il 28% delle emissioni globali, ma 1 miliardo di tonnellate di crediti non sono stati ritirati
A livello mondiale il mercato dei crediti di carbonio rappresenta uno dei principali strumenti economici delle politiche climatiche internazionali e, secondo il report “State and Trends of Carbon Pricing 2025” promosso dalla Banca Mondiale, i sistemi di carbon pricing coprono circa il 28% delle emissioni globali e hanno generato oltre 100 miliardi di dollari di entrate pubbliche nel 2024. Nonostante ciò il settore evidenzia un eccesso di offerta rispetto alla domanda, con circa 1 miliardo di tonnellate di crediti non ritirati, e un conseguente indebolimento delle quotazioni a livello internazionale. In agricoltura il carbon farming assume una valenza strategica non solo per la mitigazione climatica, ma anche per contrastare il progressivo declino della fertilità dei suoli e della produttività agricola, con numerose opportunità che riguardano la valorizzazione economica del capitale naturale e dei servizi ecosistemici.
La europea: obiettivo -90% di emissioni, ma NET zero difficile da raggiungere
La legge europea sul clima prevede un traguardo intermedio vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 90%, rispetto ai livelli del 1990, e l’uso di crediti internazionali di alta qualità fino a un massimo del 5%, a partire dal 2036. Un traguardo che si scontra con le criticità rappresentate, nell’UE, da un gap di competenze per la transizione ecologica nel settore agroalimentare e poca trasparenza dei mercati degli ETS (European Unione Emission Trading System) che rischiano di portare alla compensazione lungo la filiera fino al consumatore. In Europa industria e supermercati possono ridurre le emissioni, con forti investimenti, ma difficilmente raggiungere “NET zero” senza acquisire certificati di carbonio dal mercato o dai fornitori, e la carenza di metodologie, strumenti di tracciabilità, monitoraggio e verifica scoraggiano tali investimenti. Per l’agricoltura i costi non sono competitivi e i valori inferiori a 70 $/t CO₂ e superfici inferiori a 1.000 ettari rendono poco sostenibili i progetti.
Il passaggio da carbon credit a nature credit e il suolo come asset fondamentale
Oggi l'elemento innovativo più rilevante è il passaggio dal concetto di “Carbon Credit” a quello di “Nature Credit”, che amplia la valutazione economica includendo non solo il carbonio sequestrato, ma l'insieme dei servizi ecosistemici generati dal capitale naturale. Il suolo, in questo modo, viene considerato un asset produttivo e ambientale in grado di generare valore attraverso carbonio, biodiversità e qualità biologica aiutato, inoltre, dall’esistenza di sistemi di misurazione del carbonio organico del suolo e del microbioma che consentono di sviluppare metodi di certificazione più completi e coerenti. Gli obiettivi di sostenibilità, insieme all'utilizzo della blockchain e di tecnologie avanzate di monitoraggio, quali sensori, telerilevamento, droni e sistemi di raccolta dati in tempo reale per capire la salute del suolo potrebbero così essere raggiunti in maniera sostenibile grazie a tale sistema integrato.
Opportunità storica per le caratteristiche dell’agricoltura italiana
Per l’agricoltura italiana caratterizzata, in particolare, da produzioni ad elevato valore aggiunto e forte legame territoriale, il “natura credit” può diventare un alleato fondamentale, in grado di rendere economicamente riconoscibili carbonio, biodiversità e capitale naturale fornendo l’opportunità di integrare la produzione agricola tradizionale con la generazione certificata di servizi ecosistemici. Lo stesso dicasi anche per il comparto zootecnico nazionale che potrebbe usufruire di significative opportunità, attraverso la riduzione delle emissioni di CH₄ e N₂O, la valorizzazione dei reflui e l'impiego dei prodotti RENURE (fertilizzanti ottenuti dal recupero dei liquami e digestati che, attraverso i processi di trattamento che separano e concentrano l’azoto li rendono simili ai concimi minerali). Un modello di filiera integrata in cui il valore ambientale, prodotto dall'azienda agricola, viene trasferito lungo la catena agroalimentare fino al consumatore.
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