Bio e Natura

Il DNA nascosto svela la storia segreta delle fragole

Il DNA nascosto svela la storia segreta delle fragole

Scoperti milioni di anni di evoluzione genomica grazie a particolari sequenze mobili del DNA. Rivelata una lunga serie di fusioni genetiche avvenute nell'arco di oltre quattro milioni di anni

23 giugno 2026 | 14:00 | R. T.

Le fragole che arrivano sulle nostre tavole custodiscono una storia evolutiva molto più complessa di quanto si pensasse. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e di istituzioni partner ha sviluppato una nuova tecnica che consente di ricostruire il passato genetico delle piante utilizzando particolari "impronte temporali" nascoste nel DNA.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Horticulture Research, affronta uno dei problemi più difficili della genomica vegetale: comprendere come si siano formati i cosiddetti genomi poliploidi, caratterizzati dalla presenza di più copie complete dei cromosomi provenienti da specie ancestrali differenti.

Molte colture di grande importanza economica, come grano, cotone, canna da zucchero e fragola, possiedono genomi di questo tipo. Nel corso di milioni di anni, eventi di duplicazione dell'intero patrimonio genetico e successive ibridazioni hanno mescolato il materiale ereditario di diverse specie, rendendo estremamente difficile identificare le origini dei singoli cromosomi.

Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno sfruttato i retrotrasposoni LTR, particolari sequenze mobili del DNA che si moltiplicano e si inseriscono in nuove posizioni del genoma. Questi elementi conservano tracce delle diverse fasi evolutive e possono essere utilizzati come una sorta di archivio storico molecolare.

Attraverso la costruzione di una "matrice di similarità seriale", il team ha confrontato la distribuzione e la somiglianza di questi elementi lungo i cromosomi, riuscendo a distinguere i diversi sottogenomi e a ricostruire le principali fusioni genetiche avvenute nel passato.

Prima di applicare il metodo alla fragola, la tecnica è stata testata con successo su altre specie poliploidi ben studiate, tra cui il teff e il cotone. I risultati hanno confermato la capacità del sistema di individuare correttamente i sottogenomi e di distinguere eventi evolutivi verificatisi prima e dopo la formazione delle specie moderne.

L'analisi della fragola coltivata (Fragaria × ananassa) ha portato alla scoperta di quattro distinti sottogenomi e di tre successivi eventi di allopoliploidizzazione, ovvero fusioni tra genomi appartenenti a specie differenti. Secondo le stime dei ricercatori, questi eventi si sarebbero verificati tra 3,1 e 4,2 milioni di anni fa, tra 1,9 e 3,1 milioni di anni fa e infine tra 0,8 e 1,9 milioni di anni fa.

I risultati confermano una stretta parentela evolutiva con le specie selvatiche Fragaria vesca e Fragaria iinumae, ma mettono anche in discussione alcune ipotesi precedenti che chiamavano in causa altre specie ancestrali. Secondo gli autori, parte dei contributori genetici della fragola moderna potrebbe appartenere a specie ormai estinte oppure non ancora identificate.

La nuova metodologia potrebbe avere importanti ricadute pratiche. Una migliore identificazione dei sottogenomi consentirebbe infatti di perfezionare l'annotazione genetica, individuare con maggiore precisione i geni associati a caratteristiche agronomiche rilevanti e accelerare i programmi di miglioramento varietale.

Oltre alla fragola, il metodo potrebbe essere applicato a numerose altre colture poliploidi, offrendo agli scienziati uno strumento innovativo per comprendere i processi di speciazione, adattamento ed evoluzione che hanno plasmato alcune delle piante più importanti per l'agricoltura mondiale.

Potrebbero interessarti

Bio e Natura

Una nuova tecnologia green: scarti di sughero per depurare l’acqua

Un team Cnr-Nanotec, in collaborazione con l’Università del Salento, ha sviluppato un materiale in grado di rimuovere oli e sostanze inquinanti dall’acqua, ottenuto da scarti industriali di sughero. I risultati sono pubblicati sul Journal of Hazardous Materials

23 giugno 2026 | 12:00

Bio e Natura

Risposta all’azoto in frumento tenero e duro: il ruolo del tillering è davvero determinante?

A parità di stato azotato, il frumento tenero mantiene un vantaggio stabile in numero di spighe e granella rispetto al duro, suggerendo che le differenze tra specie siano principalmente costitutive e non guidate dalla sola risposta dell’accestimento all’azoto

22 giugno 2026 | 16:00

Bio e Natura

La salvaguardia del suolo come nuovo asset produttivo e ambientale in grado di generare valore

Oggi l’unico settore in grado di assorbire CO2 è la gestione del suolo. L'incremento del sequestro di carbonio rappresenta una necessità prioritaria per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura

22 giugno 2026 | 11:00

Bio e Natura

Lattuga rossa diventa verde con il genome editing e aumentano i flavonoidi benefici

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Tsukuba ha trasformato una lattuga a foglie rosse in una varietà dal colore verde smeraldo, intervenendo con il genome editing. Non solo estetica: aumentano infatti altri composti antiossidanti, come la quercetina

21 giugno 2026 | 12:00

Bio e Natura

Gli oli essenziali sono la nuova frontiera dell’agroecologia

Dalla biodiversità funzionale all’estrazione innovativa, un progetto che punta a costruire la filiera sostenibile delle piante officinali. Le piante oggetto di studio spaziano da rosmarino, timo e lavanda fino ad artemisia, tanaceto, achillea, elicriso, eucalipto e persino specie spontanee

19 giugno 2026 | 12:00 | Irene Balducci

Bio e Natura

Giornata mondiale contro siccità: ecco le colture più vulnerabili ai cambiamenti climatici

Pubblicato su Nature Communications, uno studio del Politecnico di Torino e dell’Università del Delaware individua le aree del mondo più esposte alle perdite agricole causate dalla siccità. Ma anche i cittadini possono ridurne l'impatto

17 giugno 2026 | 13:00