Bio e Natura

La pandemia non ferma lo sviluppo del biotech in Italia

La pandemia non ferma lo sviluppo del biotech in Italia

Oltre il 60% delle imprese è al nord, al sud spicca la Campania per numero di imprese e investimenti inricerca e sviluppo. Più di 700 imprese, 13 mila addetti, oltre 11 miliardi di fatturato

08 luglio 2021 | C. S.

A fine 2020 erano 721 le imprese biotech attive in Italia: è quanto emerge dal rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA “Le imprese di biotecnologia in Italia. Facts&Figures – Aggiornamento congiunturale 2021” 1 che mostra un trend di crescita del settore per le principali variabili economiche, sebbene a tassi più contenuti rispetto a quelli rilevati fino al 2016.

Solo il dato sul fatturato totale delle imprese (oltre 11 miliardi di euro) mostra un lieve arretramento nel 2019 sul 2018, pur non essendosi modificate in maniera significativa né l'operatività né la redditività del settore2.

In deciso aumento, invece, il fatturato biotech delle imprese a capitale italiano specializzate nella R&S biotecnologica che, rispetto all’anno precedente, cresce nel 2019 di oltre il 23%, ben al di sopra della media annua del 12,3% registrata fra il 2014 e il 2019. Da evidenziare anche l’aumento registrato, sempre per queste imprese, negli investimenti in R&S intra-muros, salito nel 2019 dell’11,4% rispetto all’anno precedente e del 46,7% rispetto al 2014, a fronte di una crescita nello stesso periodo 2014-2019 di circa il 31,5% per la spesa in R&S intra-muros del complesso delle imprese italiane.

La stessa dinamica di crescita relativa alle imprese a controllo italiano, che dedicano almeno il 75% dei propri investimenti in R&S alla ricerca nelle biotecnologie, si rileva sostanzialmente anche per la variabile degli addetti al biotech in generale (oltre 13 mila addetti), e alla ricerca nelle biotecnologie determinando, quindi, un continuo aumento del peso di tali imprese sul totale del settore in Italia.

Sebbene l’attività delle imprese biotecnologiche rimanga in gran parte concentrata nell’ambito della salute tra il 2014 e il 2019 si registra una tendenziale espansione delle quote relative alle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente oltre che per l’agricoltura e la zootecnia. Per questi stessi settori, fra il 2014 e il 2019 ancora più velocemente è cresciuto il volume degli investimenti in R&S intra-muros biotecnologica, con incrementi di +52% per industria e ambiente e di +64% per agricoltura e zootecnia. Nel complesso, tuttavia, tali investimenti restano ancora decisamente concentrati nell’ambito della salute umana per l’88%.

La quota di imprese di micro o piccole dimensioni supera l’80% del totale del settore, mentre le grandi imprese rappresentano il 9% dell’intera popolazione in analisi. Con una quota in continua crescita sul totale, oltre il 20% nel 2020, le start-up innovative contribuiscono significativamente all’espansione in termini di numero di imprese del settore delle biotecnologie in Italia.

A livello territoriale l’assetto del settore non presenta modifiche sostanziali. La presenza delle imprese biotech italiane è diffusa su tutto il territorio nazionale e, sebbene si registri una lieve crescita di quota delle regioni del Mezzogiorno (dal 16,6% del 2014 al 19,2% del 2019), il settore rimane concentrato per più del 60% nel nord del Paese.

La concentrazione è ancora maggiore per le variabili economiche, con oltre l’85% del fatturato da attività biotech e più del 75% degli investimenti in R&S intra-muros che continuano ad essere realizzati in sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Toscana.

Unica regione meridionale che emerge per quota sul totale del numero di imprese e di investimenti in R&S è la Campania.

Sondaggio su “Impatto della pandemia sulle aziende del settore biotech”: resilienza e buon grado di adattamento

Quello delle biotecnologie in Italia è un settore che, anche in un momento difficile come è stato quello della pandemia, ha saputo fronteggiare al meglio condizioni e imprevisti dai contorni indefiniti.

Infatti i risultati di un breve sondaggio, effettuato tra maggio e giugno 2021 a un campione di imprese tra quelle seguite per l’elaborazione del rapporto e finalizzato a fotografare il comparto a un anno dalla pandemia e dalle norme che hanno regolato le attività economiche e occupazionali, mostra che la dimensione ridotta delle imprese e la vocazione all’export (anche se nella maggior parte dei casi per meno di un terzo rispetto al totale prodotto) non hanno impedito alle imprese di affrontare le nuove condizioni, dimostrando resilienza e un buon grado di adattamento.

Circa il 70% delle intervistate ha dichiarato un fatturato stabile, se non in aumento. Per coloro che hanno assistito a una sua diminuzione si parla di percentuali comprese tra il 20% e il 50% e si stima un rientro dei volumi precedenti in circa un anno.

Per le imprese colpite dalla pandemia è stato possibile accedere agli aiuti straordinari e ai finanziamenti garantiti dallo Stato, utilizzati peraltro da una quota ristretta delle aziende coinvolte.

Nonostante le limitazioni imposte, la maggioranza delle aziende intervistate è tuttavia riuscita a organizzarsi contando sulle proprie riserve e in funzione del contesto.

Considerando, ad esempio, il livello dell’occupazione si rileva che questo è rimasto stabile grazie anche a una ripianificazione che ha consentito il prosieguo delle attività; per alcune imprese si è registrato addirittura un aumento della forza lavoro.

Interessante osservare per la gran parte delle imprese una tenuta delle attività di R&S: è stato possibile, quindi, salvaguardare la quota di attività aziendali destinate all’innovazione.

Circa le prospettive future sembra che le attività per il prossimo periodo si concentreranno su più fronti: in particolare si stanno pianificando nuove aree di attività/ricerca per rispondere alle esigenze della popolazione (attività di screening, prevenzione).

Potrebbero interessarti

Bio e Natura

CO₂ e cambiamento climatico: ecco come saranno le lenticchie del futuro

Più raccolto ma meno equilibrio nutrizionale: la ricerca dell’Università di Navarra mostra che l’aumento dell’anidride carbonica favorisce la produttività delle varietà commerciali, mentre quelle tradizionali conservano meglio minerali essenziali come zinco e calcio

17 maggio 2026 | 11:00

Bio e Natura

Toumeyella parvicornis, il nuovo nemico del pino: lotta tra Davide e Golia

La cocciniglia tartaruga a soccombere il pino in poco tempo. Partito dalla Campania nel 2014 l'insetto si è diffuso rapidamente in ogni direzione. Ad oggi ha raggiunto l’Abruzzo e la Puglia, mentre sul versante nord ha colpito il Lazio e la Toscana

15 maggio 2026 | 11:00 | Francesco Presti

Bio e Natura

Legna da ardere, cambia la norma ISO: il limite minimo di umidità scende all’8%

Con il nuovo limite fissato all’8%, la norma risulta oggi più coerente con le effettive condizioni produttive e commerciali del settore, valorizzando le aziende che investono nella qualità della legna da ardere

13 maggio 2026 | 13:30

Bio e Natura

Sostituire il fertilizzante chimico con un concime organico: l'effetto sulla stabilità degli aggregati e sul carbonio organico in suoli sabbiosi

L’impatto di crescenti tassi di sostituzione del fertilizzante chimico con ammendante organico sul suolo. La sostituzione completa del chimico con organico si conferma una strategia efficace per migliorare la fertilità e la struttura dei suoli sabbiosi

08 maggio 2026 | 11:00

Bio e Natura

L’alternativa naturale ai conservanti della maionese è il resveratrolo

Il resveratrolo allo 0,2% eguaglia le prestazioni del BHT nel controllo dell’ossidazione della maionese durante 4 settimane di stoccaggio a 28 °C, mantenendo invariate le proprietà sensoriali. Un passo avanti verso etichette più pulite e prodotti più stabili

07 maggio 2026 | 14:00

Bio e Natura

Dai rifiuti urbani ai funghi gourmet: la start up degli studenti della Lumsa

Si chiama Fungo Futuro il progetto nato dalla tesi e dalla visione imprenditoriale di Anna Maria Stefani, Cristiana Merli e Mattia Perasole. Pleurotus e Shiitake crescono su substrati a partire da fondi di caffè, bucce di verdura e scarti vegetali raccolti da bar, ristoranti e aziende agricole

06 maggio 2026 | 12:00