Bio e Natura
La coltivazione di piante officinali con la logica dell'economia circolare
Dalla coltivazione, all'utilizzo degli scarti per produrre biogas, fino al ritorno del digestato nei campi come fertilizzante mentre l'energia termica alimenta i dieci forni che servono ad essiccare le erbe officinali
25 giugno 2021 | Marcello Ortenzi
Venticinque imprese agricole della zona di Medicina hanno costituto una cooperativa per produrre biogas. La cooperativa coltiva circa 400 ettari di terreno, 300 a mais, 100 a erbe officinali. L'impianto di biogas è alimentato a mais e a sottoprodotti agricoli (scarti di patate, di cipolle, liquami bovini, bucce di pomodoro), nella misura di 75% mais e 25% sottoprodotti. L'impianto produce energia elettrica e termica e digestato. Il digestato torna ai campi come fertilizzante mentre l'energia termica alimenta i dieci forni che servono ad essiccare le nostre officinali che coltivano nei campi e che vengono nutrite con il digestato autoprodotto. Gli scarti delle lavorazioni delle erbe finiscono nuovamente ad alimentare l'impianto di biogas. Il ciclo è un ottimo esempio di economia circolare applicata alla produzione agricola.
La domanda di erbe officinali non manca e il prodotto italiano è molto ricercato perché in Italia si produce in qualità. L’azienda ha puntato su lotti grandi, uniformi, di qualità per servire le aziende che fanno estratti naturistici. I clienti producono, con le erbe essiccate, estratti che poi vanno a comporre i prodotti finali a base di erbe officinali. La produzione è programmata in base alle richieste dei clienti e praticamente tutto il prodotto è già venduto in partenza. Fra le problematiche che più affliggono chi coltiva erbe officinali c'è la gestione delle infestanti per evitare che si generino alcaloidi pirrolidinici, metaboliti secondari che possono essere dannosi per l'uomo. Per combattere le infestanti l’azienda ha scelto di trapiantare e il giorno prima di andare in campo per il trapianto si eliminano le infestanti presenti meccanicamente, successivamente si gestisce il diserbo meccanicamente. Per trapiantare si impiegano macchine a guida automatica in modo da disporre della posizione esatta di ogni pianta e da poter, in seguito, passare con un rototerra a stella avvicinandosi a 2,5 centimetri per lato, alla pianta. La fase di essiccazione è fondamentale per l'azienda. Agribioenergia ha deciso di darsi come regola quella di far trascorrere al massimo due ore dal momento del taglio al momento in cui una partita entra in forno. I dieci forni sono gestiti da software che sono stati sviluppati internamente.
Una fase importante dell’attività aziendale è la collaborazione con l’Università di Bologna per capire quali tecniche agronomiche diano i risultati migliori in termini di contenuto di principio attivo. Lavorando sull'epoca del trapianto o della semina, sulla nutrizione per esempio.
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