Bio e Natura

L'innovazione che viene dal passato per battere la celiachia

La selezione varietale per il grano nel passato si è basata unicamente sullo sviluppo di caratteri agronomici e tecnologici, senza tenere in dovuto conto fattori ambientali e salutistici. Oggi con il breeding evolutivo si compie un passo in avanti, partendo dal passato e guardando al futuro. Ne abbiamo parlato con Stefano Benedettelli dell'Università di Firenze

31 marzo 2017 | Graziano Alderighi

Le linee evolutive del miglioramento genetico degli ultimi decenni hanno portato a un perdita di biodiversità. Sono selezionate poche varietà con caratteristiche produttive, agronomiche, qualitative e tecnologiche che spesso hanno soppiantato le cultivar locali.

A queste varietà internazionali, spesso mondiali, sono stati poi applicati differenti protocolli colturali in ragione dell'ambiente in cui sarebbero state coltivate.

Questa pressione selettiva è tanto più evidente sulle graminacee e in particolare sul grano, dove sono state selezionate cultivar ad alta produttività e alto tenore proteico. Alcuni grani così ottenuti, però, avevano così elevati tenori di glutine da stimolare in ampie fasce della popolazione intolleranze, come la celiachia.

Ne abbiamo parlato con Stefano Benedettelli dell'Università di Firenze, capofila di un progetto europeo Life per il breeding evolutivo.

- E' vero che i moderni frumenti hanno causato l'aumento della celiachia?

Le moderne varietà di frumenti, sia duri che teneri, contengono una concentrazione tre o quattro volte più elevata di epitopi responsabili nell’indurre la celiachia nei soggetti geneticamente predisposti, rispetto alle varietà antiche o selezionate negli anni 1950-1960. Perciò i cereali più appropriati per chi ha la predisposizione alla celiachia ma non l’ha ancora manifestata, o per chi ha disturbi legati alla sensibilità al glutine di tipo non celiaco, potrebbero essere quelli poveri in contenuto dei peptidi del glutine (gliadine e glutenine).

- Si tratta di un passo indietro rispetto allo sviluppo di varietà ad alto contenuto proteico

La ricerca è orientata a trovare varietà di frumento a bassa o nulla tossicità per fornire un alimento che prevenga l’insorgenza di queste patologie e produrre, quindi, pane e pasta adatta a tutti gli individui compresi quelli che hanno la predisposizione a tali patologie. Le specie di frumenti antichi sono tra quelle più probabili per la loro bassa capacità di attivare le cellule T dell’intestino come risposta al glutine nei pazienti celiaci. Poi bisognerebbe considerare anche altri parametri nutrizionali.

- Quali, per esempio?

Negli ultimi anni sono state fatte numerose ricerche scientifiche che hanno confermato l’alto valore biologico di alcune sostanze presenti nella cariosside del frumento. Sono state eseguite delle prove in vivo che hanno dimostrato come i livelli di colesterolo e di markers infiammatori diminuiscano con l’inserimento nella dieta di cereali prodotti con farine di antiche varietà. Questi metaboliti secondari appartengono principalmente alla famiglia dei polifenoli che sono caratterizzati dall’ alta attività antiossidante. La riduzione del livello delle infiammazioni nell’organismo riduce il rischio di contrarre malattie, dato il legame presente tra infiammazione cronica e malattie, come ad esempio quelle cardiovascolari e diabete. Molte patologie dipendono da una dieta errata e poco variata (obesità, diabete, problemi cardiovascolari e respiratori, enteropatie, ipercolesterolemia) per cui è necessario introdurre nella dieta alimenti che non forniscano solo calorie ma anche composti in grado di aiutare l’organismo a difendersi dagli squilibri, un modo per contribuire ad una sana alimentazione è identificare e caratterizzare queste sostanze specifiche del frumento per produrre alimenti di alto valore biologico.

- Quindi sta suggerendo di tornare a coltivare grani antichi, che però sono stati abbandonati, spesso per la loro scarsa produttività

Con il progetto Life - Semente Partecipata: 2014 - 2019 ci proponiamo di innovare, a partire da grani antichi arrivando produrre varietà adattate all’ambiente di coltivazione (e non viceversa), applicando il Breeding Evolutivo e la possibilità di far partecipare gli agricoltori alla selezione. In altre parole si permette di evolvere la popolazione o varietà direttamente nella zona di coltivazione in modo da ridurre gli interventi agronomici e massimizzato il potenziale produttivo.

- Come si è sviluppato il vostro progetto?

In primo luogo sono state valutate alcune accessioni individuate nelle banche del germoplasma attraverso prove parcellari in campo in diverse località di tre regioni Sicilia, Marche e Toscana. IL numero totale di accessioni ad oggi è 42, queste appartengono ai generi Triticum turgidum subsp durum e turanicum. Il disegno sperimentale prevede due repliche per ogni località.
I parametri rilevati in campo comprendono: le fasi fenologiche per stabilire la precocità di sviluppo e maturazione, e tutte le variabili relative alle caratteristiche agronomiche-produttive.
La moltiplicazione di questo materiale oltra alla valutazione delle caratteristiche produttive, permette di conservare e mantenere la biodiversità del genere Triticum (conservazione in situ) e fornirà indicazioni della stabilità e adattabilità degli ecotipi ai diversi ambienti di coltivazione.
Il materiale, oltre alla valutazione delle caratteristiche agronomiche produttive, è sottoposto ad analisi di laboratorio per la quantificazione dei composti derivati dal metabolismo secondario della pianta, come i polifenoli, flavonoidi solubili e insolubili responsabili dell’attività antiradicalica, molto importante per la salute umana.
I dati raccolti sottoposti ad analisi statistica, hanno permesso di identificare gruppi di genotipi con particolari caratteristiche agronomiche produttive e nutraceutiche. Sulla base di queste classificazioni sono state identificate alcune combinazioni di incroci, utilizzati per costituire il materiale segregante da destinare all’evoluzione di nuove popolazioni e varietà nei diversi ambienti di coltivazione individuati nel progetto (breeding evolutivo).

- Gli agricoltori, concretamente, come potranno beneficiare di questo lavoro di ricerca?

Sono state preparate alcune miscele di materiale segregante di ottima qualità nutraceutica e buona produttività, derivato da incroci fattoriali effettuati in questi anni. Questo mix è stato messo in prova non solo presso le aziende agricole delle 3 regioni del progetto, coinvolgendo anche nuovi agricoltori, in Sardegna e in Emila Romagna.
È in avvio una rete di diffusione del materiale selezionato, in modo da far partecipare direttamente gli agricoltori alla selezione e coinvolgerli nel sistema produttivo. La partecipazione degli agricoltori alla selezione (Breeding Partecipativo) ha lo scopo di rendere visibile e accessibile il lavoro del breeder.
Inoltre il progetto ha ricadute socio-economiche in quanto si propone di creare delle filiere corte di prodotti a grande valore nutraceutico nel rispetto dell’ambiente.

 

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