Bio e Natura

Rinnovabili a rischio dopo il pressing delle lobby per abolire i sussidi

Troppi i 30 miliardi all'anno che costerebbero gli aiuti alle energie verdi. I colossi energetici chiedono la revisione delle politiche di incentivazione. Intanto Bruxelles vuole limitare al 5,5% i biocombustibili da colture arabili ma a rischio ci sarebbero 220mila posti di lavoro

14 settembre 2013 | T N

Retromarcia sulle energie verdi: troppi i sussidi e troppo alto l'impatto sui prezzi delle derrate alimentari.

Si manifesta così a fine estate la volontà di rivedere le politiche di incentivazione sulle rinnovabili, non senza la spinta da parte dei colossi dell'energia come Eni, Gdf Suez, Enel, E-On, GasNatural Fenosa, GasTerra, Iberdrola, Rwe e Vattenfall. Sono queste società ad aver fatto presente che 30 miliardi di euro all'anno, pari al 18% delle bollette, sono troppi per le energie verdi.

Non ci sarebbero infatti più fondi per investire in altre risorse come lo shale gas, metano estratto dalle argille, di cui si sta discutendo negli Stati Uniti.

I big chiamano e Bruxelles si affretta a rispondere.

''Presto'' la Commissione europea presenterà nuove linee guida sui sussidi alle rinnovabili. E' quanto conferma il commissario Ue all'energia Guenther Oettinger. ''La maggior parte dei punti sollevati dalle società non sono nuovi'', ha sottolineato il commissario, ricordando di avere ''già annunciato che pubblicheremo presto linee guida su come riformare nel modo migliore i sussidi nazionali per le rinnovabili''. Questi, spiega Oettinger, erano ''necessari per spingere una nuova industria'', ma ora ''le tecnologie sono maturate e devono essere adottati schemi di sostegno'' ad hoc. I sussidi, d'ora in poi, dovranno essere concepiti ''in modo trasparente, prevedibile, flessibile e basati sul mercato'' per sviluppare il settore ''in modo efficace dal punto di vista dei costi''.

In Italia dal 2001 a 2012 agli impianti ammessi al meccanismo Cip6 (rinnovabili e assimilate) sono stati riconosciuti incentivi pari a 25 miliardi, secondi i dati dell'Autorità per l'Energia. Dal 2013 al 2020 si stimano ulteriori costi per 5-6 miliardi.

Non è questo il solo segnale di un progressivo cambio di rotta sul tema delle energie verdi da parte dell'Europa che vuole anche limitare al 5,5% i biocombustibili ottenuti da terre arabili. Niente più insomma biodiesel da olio di colza. Costerebbe troppo ai consumatori europei. “Senza il sostegno dell’Europa ai biocarburanti, gli olii alimentari vedrebbero i loro prezzi aumentare due volte meno velocemente entro il 2020” secondo lo studio “Impacts of the EU biofuel policy on agricultural markets and land use” del Joint Research Centre. L’Ue produce circa 10 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti che derivano soprattutto dall’olio di colza, ma il raccolto del 2012 è stato inferiore a quel del 2011 e questo ha fatto aumentare i prezzi. “In assenza  del sostegno delle politiche europee – fa notare il Joint Research Centre – la caduta della quota di olii alimentari nel biodiesel raggiungerebbe il -75%. Il calo dei prezzi alimentari in Europa sarebbe molto più importante che nel resto del mondo, perché a livello mondiale solo il 17% degli olii alimentari sono utilizzati nella produzione di biocarburanti”.

Il Parlamento europeo discute proprio di come ridurre la quantità di biocarburanti di prima generazione autorizzati nel mix energetico dei trasporti per il 2020 previsto dall’Ue. Una delle ipotesi allo studio è introdurre il limite del 6% dei terreni arabili utilizzabili per i biocombustibili.

Se l’Ue proseguisse  la sua attuale politica senza limitazioni, secondo il rapporto “prezzi mondiali resteranno sensibilmente identici. Se viene introdotto un plafond dell’Ue, I prezzi mondiali dovrebbero calare di circa l’8 % e del 15% senza politiche in favore dei biocarburanti.”

A ribellarsi però a questa revisione della politica sulle energie verdi, che ha già avuto il via libera della commissione ambiente del Parlamento europeo, è il Copa-Cogeca in rappresentanza degli agricoltori europei. Una simile linea minaccerebbe “non solo il futuro dell'industria europea dei biocarburanti, ma anche l'approvvigionamento di mangimi, e nuoce alla strategia Europa 2020 per la crescita e l'occupazione, come pure agli obiettivi in materia di clima e di energia”. “Gli agricoltori e l'industria - ha detto il Segretario generale del Copa-Cogeca, Pekka Pesonen - hanno realizzato enormi investimenti nel settore, sulla base degli impegni assunti dalle istituzioni dell'Ue affinché, entro il 2020, il 10% dei combustibili utilizzati nei trasporti provenga da fonti energetiche rinnovabili. Il voto espresso dalla commissione per l'ambiente è totalmente inaccettabile e porta a un aumento del consumo di combustibili fossili e delle emissioni di CO2 nei trasporti entro il 2020. Alcuni operatori hanno già stabilito dei piani per il 2020 che superano il limite del 5,5%. Il voto a favore di un limite del 5,5% segna una battuta d'arresto allo sviluppo del settore in molti paesi, mettendo a repentaglio 220.000 posti di lavoro soprattutto nelle zone rurali dell'Ue.”

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