Emozioni di gusto 30/06/2012

La via cilena dell'olio d'oliva: Olisur

La via cilena dell'olio d'oliva: Olisur

Passione sudamericana e know how europeo. Grandi investimenti e attenzione alla qualità. Con questa strategia Alfonso Swett presenta la propria produzione in gran parte dei mercati mondiali ottenendo prestigiosi riconoscimenti


Con i suoi 1400 ettari di oliveto superintensivo specializzato la società cilena Olisur è una delle realtà più grandi e promettenti del Sud America. Alfonso Swett, proprietario dell’azienda, si innamorò dell’olivo e del suo nobile frutto dopo un viaggio in Andalusia e decise di portare nel suo paese il meglio della tecnologia e del know how internazionale per produrre alta qualità di olio extra vergine di oliva in grandi quantità. Dopo appena 6 anni dall’entrata in produzione delle prime piante le etichette Olisur si trovano in gran parte dei mercati del mondo, hanno vinto i premi più prestigiosi e continuano a regalare emozioni.

La campagna 2012, ormai al termine, vedrà la produzione di circa 2 mln di litri di extra vergine prodotto dalle varietà Arbequina, Arbosana, Koroneiki, Frantoio, Leccino, Picual e Coratina.

La raccolta avviene mediante scavallatrici che consegnano al frantoio aziendale 250/350.000 kg di olive al giorno che vengono lavorate nel giro di poche ore dalle tre linee Westfalia.

Tre i blend di punta Olisur: Santiago Limited, Santiago Premium e Olive & co.

 

Olive & co.

È un olio di intensità media che ha scelto la freschezza come sua caratteristica peculiare: per creare questo blend, composto da Arbequina, Arbosana e Koroneiki, si usano infatti solo olive raccolte e trasformate immediatamente.

Al naso è profumato e dolce con note di lattuga, pomodoro e banana mentre al palato si caratterizza per un sapore di mandorla dolce contrapposto ad un amaro vellutato di cuore di lattuga. Il piccante e modesto e ben bilanciato con l’amaro.

É un olio fresco e schietto capace di accompagnare piacevolmente una grande varietà di piatti siano a base di verdure, pesce o carne.

di Duccio Morozzo della Rocca

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