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Troppo olio di oliva italiano nelle cisterne, servono più controlli a scaffale

Troppo olio di oliva italiano nelle cisterne, servono più controlli a scaffale

L’olio extravergine d’oliva, simbolo della Dieta Mediterranea e pilastro dell’economia agricola pugliese, è oggi minacciato non solo dall’aumento dei costi di produzione, ma anche dall’invasione di prodotto straniero

13 aprile 2026 | 16:00 | C. S.

Al 28 febbraio 2026 nei magazzini pugliesi si registrano 80mila tonnellate di olio extravergine d’oliva made in Italy, il 117% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 50% in quantità, facendo crollare i prezzi di quello nazionale e favorendo inganni e speculazioni. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati dell’ultimo Report ‘Frantoio Italia’ dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, che lancia l’allarme su una situazione che colpisce duramente anche la Puglia, cuore della produzione olivicola italiana.

Un passo avanti importante è rappresentato dal provvedimento entrato in vigore il 1° marzo, fortemente sostenuto da Coldiretti e Unaprol, che introduce l’obbligo di indicare con precisione nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di traffico di perfezionamento attivo (Tpa) e le operazioni di “equivalenza”, una misura necessaria – aggiunge Coldiretti Puglia - per colmare un vuoto normativo che ha favorito per anni l’importazione di olio straniero a dazio zero, senza adeguate garanzie sulla destinazione finale.

L’olio extravergine d’oliva, simbolo della Dieta Mediterranea e pilastro dell’economia agricola pugliese, è oggi minacciato – aggiunge Coldiretti Puglia - non solo dall’aumento dei costi di produzione, ma anche dall’invasione di prodotto straniero, con il caso emblematico rappresentato dall’olio tunisino, venduto mediamente a poco più di 3,5 euro al chilo, con effetti devastanti sul mercato interno.

L’afflusso di olio estero sta infatti comprimendo i prezzi, costringendo gli olivicoltori pugliesi a vendere sotto i costi di produzione – insiste Coldiretti Puglia - una dinamica alimentata anche da pratiche scorrette e traffici senza scrupoli. Accanto all’olio low cost che entra quotidianamente nei porti italiani, si registrano vere e proprie frodi: oli di semi colorati con clorofilla spacciati per extravergine, miscele non dichiarate di olio lampante – la qualità più scadente – trattato e raffinato per sembrare idoneo al consumo, diffuse anche etichette ingannevoli, dove la dicitura “Confezionato in Italia” è ben visibile, mentre l’origine reale del prodotto è nascosta in caratteri minuscoli.

La tutela del Made in Italy – e in particolare dell’olio pugliese – passa anche dal rafforzamento dei controlli sugli oli provenienti da Paesi extra Ue – dice Coldiretti Puglia -  dove spesso vengono utilizzate sostanze vietate in Europa. Serve applicare con forza il principio di reciprocità delle regole, estendere il sistema di tracciabilità Sian a livello europeo e contrastare le pratiche sleali nella grande distribuzione, a partire dal sottocosto che penalizza le produzioni Dop e Igp.

Fondamentali restano inoltre la trasparenza, i controlli organolettici e un monitoraggio costante da parte del Masaf sulla qualità dell’olio presente sugli scaffali  solo così è possibile difendere il valore dell’extravergine italiano e arginare l’ingresso di prodotti a basso costo e basso valore.

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