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Il consumo quotidiano dell'olio extravergine di oliva riduce del 23% il rischio di mortalità
Sostanze come l’oleocantale, con proprietà antinfiammatorie naturali, l’idrossitirosolo, che protegge il colesterolo LDL dall’ossidazione, e la vitamina E contribuiscono a rendere l’olio extravergine di oliva un alimento unico dal punto di vista nutrizionale
13 aprile 2026 | 09:30 | C. S.
Il consumo quotidiano di olio extravergine di oliva è associato a una riduzione del 23% del rischio di mortalità per tutte le cause. È quanto emerge dall’aggiornamento 2024 dello studio epidemiologico Moli-sani, condotto su oltre 23.000 adulti italiani, che conferma il ruolo centrale dei grassi “buoni” nella prevenzione e nel mantenimento dello stato di salute.
Il dato rappresenta il punto di partenza di un nuovo approfondimento promosso da AIFO, l’Associazione Italiana Frantoi Oleari che riunisce e rappresenta i frantoiani italiani, dedicato alla qualità dei grassi nell’alimentazione, dopo il focus sulla salute cardiovascolare promosso nei giorni scorsi in occasione della Giornata Mondiale della Salute.
Non tutti i grassi, infatti, hanno lo stesso impatto sull’organismo. L’olio extravergine di oliva si distingue per l’elevato contenuto di grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, in grado di contribuire al mantenimento di un corretto equilibrio lipidico e alla protezione del sistema cardiovascolare. Al contrario, un consumo eccessivo di grassi saturi è associato a effetti negativi sulla salute.
Le evidenze scientifiche più recenti rafforzano questo quadro: l’acido oleico favorisce il miglioramento della funzione endoteliale e contribuisce alla riduzione dell’infiammazione sistemica, con effetti positivi su patologie cardiovascolari e oncologiche.
Accanto alla componente lipidica, l’olio extravergine contiene una quota minoritaria ma determinante di composti bioattivi. Sostanze come l’oleocantale, con proprietà antinfiammatorie naturali, l’idrossitirosolo, che protegge il colesterolo LDL dall’ossidazione, e la vitamina E contribuiscono a rendere l’EVO un alimento unico dal punto di vista nutrizionale. È proprio la sinergia tra grassi e componenti minori a distinguere l’olio extravergine da altri oli vegetali raffinati.
Ulteriori studi evidenziano come un elevato consumo di grassi monoinsaturi sia correlato anche alla riduzione del rischio di forme aggressive di tumore al seno, oltre a migliorare la risposta glicemica e la sensibilità all’insulina, confermando il ruolo dell’olio extravergine di oliva anche nella prevenzione del diabete di tipo 2.
In un contesto caratterizzato da un’offerta alimentare sempre più ampia e spesso poco chiara, la capacità di distinguere tra diverse tipologie di grassi rappresenta oggi un elemento chiave per orientare le scelte dei consumatori verso una dieta equilibrata e consapevole.
“Dopo aver evidenziato il legame tra olio extravergine e salute, è fondamentale aiutare i consumatori a comprendere perché questo alimento è così importante dal punto di vista nutrizionale – sottolinea il presidente di AIFO, Alberto Amoroso –. Tutte le attività che stiamo portando avanti insieme ad Italia Olivicola nell’ambito del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115 vanno proprio in questa direzione: fornire informazioni chiare e basate su evidenze scientifiche, per favorire scelte alimentari consapevoli e orientate alla qualità”.
Il percorso di approfondimento proseguirà nelle prossime settimane con un focus sul ruolo dell’olio extravergine di oliva all’interno della dieta mediterranea, modello alimentare riconosciuto a livello internazionale per i suoi effetti positivi sulla salute e sulla qualità della vita.
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