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A rischio abbandono gli oliveti storici per i costi di manutenzione troppo elevati
Nelle zone collinari toscane prevalgono oliveti storici, spesso allevati a vaso policonico, con piante adulte o secolari e costi di gestione elevati, difficilmente compatibili con le attuali condizioni di mercato
02 febbraio 2026 | 14:30 | C. S.
“L’olivicoltura toscana vive oggi una fase di profonda trasformazione, caratterizzata dalla coesistenza di due modelli produttivi distinti: quello tradizionale delle aree collinari e quello più moderno e meccanizzato sviluppatosi soprattutto lungo la fascia costiera. Una doppia realtà che richiede politiche differenziate e strumenti adeguati per garantire la sostenibilità economica e sociale del settore o si rischia l'abbandono”.
A dirlo è Fedagripesca Toscana, la federazione che riunisce le cooperative agricole e della pesca di Confcooperative Toscana.
“Nelle zone collinari – spiega la federazione - prevalgono oliveti storici, spesso allevati a vaso policonico, con piante adulte o secolari e costi di gestione elevati, difficilmente compatibili con le attuali condizioni di mercato. Al contrario, nelle aree costiere si sono affermati impianti semi-intensivi e intensivi, progettati per la meccanizzazione e l’impiego di tecnologie di precisione, in grado di garantire maggiore competitività”.
“Non si tratta di scegliere tra tradizione e innovazione – evidenzia Fedagripesca Toscana – ma di riconoscere che l’olivicoltura regionale non è uniforme e non può essere affrontata con un unico modello. Senza strumenti adeguati, soprattutto nelle aree collinari, il rischio concreto è l’abbandono”.
“In questo contesto – aggiunge la federazione - , il ruolo delle cooperative diventa centrale: la condivisione dei servizi, delle attrezzature e delle competenze rappresenta una leva fondamentale per ridurre i costi di gestione e consentire anche alle aziende più piccole di restare attive sul mercato”.
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