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Stop a sottocosto e operazioni che danneggiano l'immagine dell'olio extravergine di oliva
Come pensiamo di difenderci dai dazi di Trump, cercando di spiegare che l’olio extravergine di oliva è un prodotto salutistico di alto pregio, che può proteggere la salute dei consumatori americani, se poi in casa nostra lo riduciamo a puro gadget?
03 aprile 2025 | 10:00 | C. S.
All’arrivo dei dazi di Trump, con impatti molto gravi per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano, la Grande Distribuzione nazionale svilisce l’immagine di uno degli alimenti cardine della Dieta Mediterranea: l’olio extravergine di oliva. Non solo bottiglie a scaffale a 3,99 o 4,49 euro al litro di olio comunitario, ben al di sotto dei costi di produzione anche dell’extravergine spagnolo, calcolati in 4,61 euro/kg all’ingrosso, ma addirittura l’olio extravergine di oliva regalato come gadget a chi supera un certo importo di spesa, quasi fosse un portachiavi o un cappellino.
“La degenerazione dell’immagine dell’extravergine è stata fermata negli ultimi due anni – afferma Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori italiani – ma sta tornando prepotentemente alla ribalta nelle ultimissime settimane. Non è solo questione di prezzo e giusta remunerazione per il lavoro dei produttori ma dell’idea stessa dell’olio. Come pensiamo di difenderci dai dazi di Trump, cercando di spiegare che l’extravergine è un prodotto salutistico di alto pregio, che può proteggere la salute dei consumatori americani, se poi in casa nostra lo riduciamo a puro gadget?”
Italia Olivicola intende porre il problema al prossimo incontro del Tavolo olivicolo poiché certe politiche commerciali possono persino danneggiare l’azione del governo italiano nel dialogo con l’amministrazione americana.
“Siamo in un mondo globale dove l’informazione corre veloce – conclude Sicolo – occorre una presa di responsabilità da parte della Grande Distribuzione e del mondo dell’industria e del commercio oleario per frenare il sottocosto o operazioni ancora più critiche per l’immagine dell’olio. Nel passato dicevo che bisognava frenare l’olio Coca Cola, ovvero un olio commodity, ma al peggio non c’è mai fine e siamo arrivati all’olio gadget.”
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