Associazioni di idee
Solo il 5% delle sementi è bio, servono nuove e maggiori varietà
Presto niente più autorizzazioni in deroga per le sementi bio. Per la maggior parte delle coltivazioni, sono disponibili soltanto poche nuove varietà adatte all’agricoltura biologica e, spesso, notevolmente più costose
13 settembre 2021 | C. S.
In Italia solo poco più del 5% della superficie sementiera nazionale è destinata alla produzione di sementi bio. Si tratta di quasi 11.000 ettari sui 203.000 complessivi riservati all’attività di moltiplicazione del seme. Questo vuol dire che, per la maggior parte delle coltivazioni, sono disponibili soltanto poche nuove varietà adatte all’agricoltura biologica e, spesso, notevolmente più costose. Ecco perché Cia-Agricoltori Italiani, assieme alla sua associazione dedicata Anabio, ha lanciato ieri dal SANA 2021 il “Progetto Sementi Biologiche”. Obiettivo migliorare e accrescere la disponibilità e la qualità di sementi bio, puntando da una parte alla stipula di accordi interprofessionali con le ditte sementiere, e dall’altra chiedendo al Mipaaf di avviare finalmente il Piano nazionale di ricerca per le sementi biologiche.
Il primo accordo è stato firmato proprio oggi a BolognaFiere con lo scopo di favorire l’incontro tra domanda e offerta di sementi bio. Nel protocollo d’intesa - firmato tra Anabio Cia e Arcoiris srl, C.A.C., Co.Na.Se. Consorzio Nazionale Sementi, cooperativa La Terra e il Cielo, CGS spa, Guerresi srl e Prometeo srl, ma aperto a ulteriori partner interessati al progetto - le aziende sementiere coinvolte si impegnano a mettere a punto un assortimento di varietà disponibili alla produzione di sementi bio certificate. Anabio, da parte sua, farà da punto di raccolta delle richieste delle imprese associate formulando veri e propri pre-ordini con i quantitativi di ciascuna specie. In questo modo, le ditte sementiere si garantiscono una domanda che permette loro di programmare la produzione con un’auspicabile economia di scala che consentirà di contenere i costi; dall’altro lato gli agricoltori associati di Anabio-Cia potranno usufruire del seme bio certificato a costi competitivi. Se il processo evolve, potrà essere applicato su scala più ampia e consentire un circolo virtuoso che permetterà alle aziende sementiere di dedicare una parte del loro budget di ricerca e sviluppo alla costituzione di nuove varietà appositamente selezionate per essere coltivate in ambiente bio.
“Con il Green Deal, la Ue si è data l’imperativo di far crescere il biologico fino a raggiungere il 25% della superficie agricola utilizzata entro il 2030 -ha ricordato il presidente nazionale di Anabio, Federico Marchini-. In questo contesto, la sfida delle sementi bio è una delle più importanti. A fronte del successo crescente del metodo biologico nel settore primario (2 milioni di ettari in Italia per un valore alla produzione di 3 miliardi di euro), ora bisogna far decollare lo stesso metodo nel comparto sementiero. Anche a tutela della biodiversità e, quindi, della salute della terra”.
Attivare questo processo vuol dire, inoltre, guardare alla scadenza del 2036, quando non sarà più possibile fare ricorso al sistema delle autorizzazioni in deroga, previsto anche dalle norme Ue, per l’impiego di sementi convenzionali anche nell’agricoltura bio. Oggi già 2 specie non sono più in deroga (erba medica e trifoglio alessandrino), a cui se ne potrebbero aggiungere altre 15 nel corso del 2022 (come frumento duro e tenero, avena, lenticchia, fava, farro, orzo). Anche in virtù di questo, secondo Anabio-Cia, la Banca Dati Sementi, operativa dal 2019 e che al momento contiene 878 varietà, se opportunamente revisionata, può diventare davvero lo strumento di gestione per la moltiplicazione vegetativa con metodo biologico. Ma non basta. E’ altrettanto necessario che il Ministero delle Politiche agricole acceleri sulla definizione e sul finanziamento di un nuovo Piano nazionale per le sementi biologiche, annunciato da oltre un anno, ma ancora bloccato nell’iter amministrativo.
“La disponibilità sul mercato di sementi biologiche di qualità e a prezzi concorrenziali è fondamentale per un sano sviluppo del settore -ha concluso il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-. La valorizzazione delle produzioni deve continuare a crescere, sostenuta dall’innovazione e dalla ricerca, anche in campo sementiero, per aiutare l’agricoltura bio a diventare sempre di più un pilastro della sostenibilità, economica e ambientale”.
Potrebbero interessarti
Associazioni di idee
Tommano Loiodice è il nuovo presidente della Filiera Olivicola Olearia Italiana
Il momento di grave crisi che il settore olivicolo-oleario sta vivendo, con una molteplicità di proposte e iniziative frammentate e confuse che rischiano di ritardare le risposte urgenti che la filiera si aspetta. Serve unità d'intenti
29 luglio 2026 | 12:15
Associazioni di idee
Emergenza colombacci in Toscana, produzioni di grano distrutte
Uno stormo distrugge oltre 12 kg di granelle di grano al giorno. Colombaccio ormai stanziale e non più migratorio. La CIA chiede l'inserimento fra specie di controllo
29 luglio 2026 | 11:00
Associazioni di idee
Usare bene l’olio extravergine significa valorizzare ogni piatto
Frantoiani AIFO: a crudo, in cottura e negli abbinamenti, l’EVO 100% italiano è un ingrediente centrale della dieta quotidiana
29 luglio 2026 | 10:30
Associazioni di idee
Dcoop accelera sulla sostenibilità: certificate 33 cooperative, coperto oltre il 50% della produzione di extravergine
Il gruppo cooperativo spagnolo estende la certificazione internazionale Sustainably Grown® a 33 frantoi associati, raggiungendo 59,4 milioni di chilogrammi di olio extravergine di oliva certificato. L'obiettivo è arrivare al 100% della produzione già nelle prossime campagne
29 luglio 2026 | 08:30
Associazioni di idee
Birra artigianale, dieci anni dalla legge: oggi in Italia oltre mille attività produttive
Unionbirrai celebra il riconoscimento del 2016 che ha dato identità e tutela ai piccoli birrifici indipendenti e aperto la strada alle successive normative
28 luglio 2026 | 13:15
Associazioni di idee
Amaro e piccante non sono difetti, i falsi miti sull’extravergine d'oliva che condizionano i consumatori
Dall’acidità al colore, fino al prezzo, ecco gli errori più comuni che impediscono di riconoscere un vero extravergine 100% italiano
26 luglio 2026 | 10:00