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Stato di crisi per l'olio italiano, un'urgenza non una necessità
Unapol invoca l'intervento del Ministero: troppo olio della scorsa campagna di produzione rimasto invenduto ha causato il crollo del prezzo del prodotto finale, in un contesto in cui, invece, c’è stato l’aumento dei costi di produzione
05 agosto 2026 | 10:30 | C. S.
Unapol, l’Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli,plaude all’iniziativa degli Assessori Francesco Paolicelli e Gianluca Gallo assessori delle regioni Puglia e Calabria nel chiedere al ministero dell’Agricoltura di formalizzare lo stato di crisi del settore olivicolo riconoscendo l’impegno profuso dal sottosegretario La Pietra nell’aver dato ascolto alla filiera e aver tracciato con la stessa alcuni interventi tampone che ora, però, devono trovare una immediata concretizzazione, appunto, con il riconoscimento dello stato di crisi . Tanti i fattori che hanno spinto l’associazione dei produttori insieme alle altre rappresentanze della filiera a invocare questa decisione: in primis c’è il problema del tanto olio della scorsa campagna di produzione rimasto invenduto che ha causato il crollo del prezzo del prodotto finale, in un contesto in cui, invece, c’è stato l’aumento dei costi di produzione. A ciò si deve aggiungere la concorrenza sleale da parte di altri Paesi, sul quale tema occorrerà avviare una seria riflessione anche con la Comunità Europea.
“Il mercato rischia la paralisi, in molti mettono in dubbio anche la raccolta delle olive della prossima campagna ormai alle porte e che si preannuncia di qualità”. È quanto spiega Tommaso Loiodice, presidente Unapol, che già da diverse settimane ha lanciato l’allarme sulla crisi che sta attraversando l’intero settore. “Nei frantoi e nelle cooperative - prosegue - c’è ancora il prodotto invenduto dello scorso anno, non è solo un problema di spazio, le imprese sono in difficoltà economica a causa dell’aumento dei prezzi di produzione e del crollo del costo dell’olio. I produttori e i trasformatori hanno fatto degli investimenti ricorrendo al credito bancario e oggi le banche chiedono loro il rientro del capitale. Quindi molte aziende cooperative e frantoiane sono in attesa di poter capitalizzare il lavoro non solo di un anno ma di ormai 18 mesi per poter abbattere i costi sostenuti. Con il riconoscimento dello stato di crisi - sottolinea ancora Loiodice – si potrebbero attivare una serie di misure di natura finanziaria che concederebbero un po’ di respiro economico sperando in un contestuale un ritocco al rialzo sui prezzi”. Loiodice conclude spiegando che “un ruolo importante potrebbe essere giocato dalla grande distribuzione. È necessario rilanciare il mercato della vendita e le contrattazioni con azioni di promozione. L’olio andrebbe acquistato preferendo il 100% italiano di qualità. Penso che in questo momento - conclude - un po’ di sano nazionalismo da parte di tutti non guasterebbe”.
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