Associazioni di idee 01/07/2020

Un'alleanza tra chef, consumatori e olivicoltori per dare futuro all'olio d'oliva di eccellenza

Un'alleanza tra chef, consumatori e olivicoltori per dare futuro all'olio d'oliva di eccellenza

I produttori di eccellenza lanciano un appello agli addetti ai lavori e agli appassionati di olio e della cucina di qualità a sostegno del settore


Nel post emergenza Covid-19, con un’annata che promette molto bene anche grazie a condizioni climatiche e ambientali fino ad ora favorevoli, i produttori si interrogano sul futuro di un settore di nicchia come quello dell’olio EVO monovarietale di cui il Consorzio Opera Olei, con i suoi sei soci rappresentativi di altrettante regioni italiane, si fa portavoce. E proprio dal Consorzio parte un appello rivolto agli chef, ma anche ai consumatori, perché, quest’anno in particolare, riscoprano le eccellenze italiane, prodotti di altissima qualità che possono fare di un piatto semplice un vero e proprio capolavoro.

Infatti se sul fronte agronomico si respira positività, non si può dire lo stesso per quanto riguarda il mercato. L’indicatore Ismea relativo al clima di fiducia del settore, infatti, si posiziona su terreno negativo evidenziando il settore dell’olio d’oliva come uno dei meno ottimisti verso il futuro. Ovviamente, la sfiducia rilevata in questo momento è fortemente influenzata dal contesto generale e dalla difficoltà di individuare delle prospettive con l’Horeca che riparte dopo la chiusura forzata senza certezze soprattutto sul turismo, in particolare quello estero, ma con molte incertezze anche sull’andamento delle esportazioni.

UN’OTTIMA ANNATA
La natura non si ferma e così, anche nel periodo di quarantena forzata che ha chiuso tutta l’Italia, gli uliveti hanno continuato a seguire il corso della natura e, quest’anno, si può affermare che l’abbiano fatto anche molto bene. Da nord a sud, seppure nelle loro differenze – in Trentino siamo alla fine della fioritura, mentre al centro-sud è già possibile vedere le prime olive - i sei soci del Consorzio Opera Olei sono concordi sulle condizioni delle piante, anche se un vero bilancio si potrà fare solo a settembre alla vigilia della raccolta.

IL LOCKDOWN
Chi lavora con la terra e i suoi frutti è preparato ad affrontare le difficoltà legate all’andamento della natura: cambiamenti climatici e calamità naturali. Per questo motivo i produttori del Consorzio Opera Olei non si sono lasciati intimorire dall’effetto dalla pandemia e, dopo un primo momento di incertezza, hanno attivato nuove strategie per affrontare il lockdown in modo costruttivo, trovando soluzioni per arginare l’emergenza sia dal punto di vista sanitario, mettendo in sicurezza i propri collaboratori, sia dal punto di vista commerciale, con nuove modalità di vendita per gestire al meglio il proprio business.
“Da subito – spiega Marco Viola dell’Azienda Agraria Viola di Foligno - abbiamo cercato di attivare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei nostri collaboratori, dei fornitori e dei clienti. Questo drammatico evento ha portato le aziende ad attuare nuove modalità di lavoro e sistemi di organizzazione aziendale completamente diversi rispetto alla normale attività di impresa. In questa particolare momento caratterizzato dall’incertezza si sono create situazioni di preoccupazione anche dal punto di vista commerciale, in quanto i prodotti di eccellenza, come nel caso degli oli extra vergine di oliva di alta qualità, sono destinati principalmente al settore della ristorazione, che è stato quello tra i comparti più colpiti dal lockdown”.

Un calo delle vendite è stato infatti conseguenza fisiologica della situazione che ha risentito in prima battuta della mancanza di turisti sia locali che stranieri e dell’assenza della ristorazione e dell’hospitality, che resta il riferimento principale per i prodotti di alta qualità.

Ciononostante alcune aziende hanno cercato di diversificare, aprendo alla Grande distribuzione o rafforzando i sistemi di e-commerce, come afferma Salvatore Cutrera degli omonimi Frantoi chiaramontani: “Abbiamo continuato a lavorare grazie ai nostri clienti e-commerce e alla distribuzione, siamo contenti di essere riusciti fin’ora, a parte qualche mezza giornata, a non fermare l'azienda”.

“A partire dal lockdown abbiamo vissuto una doppia velocità – ribadisce Domenico Fazari di Olearia San Giorgio da San Giorgio Morgeto (RC) - Si è arrestato tutto, tranne che la natura. I lavori in uliveto non si sono mai fermati, ma purtroppo, la vendita del prodotto, legata quasi del tutto alla ristorazione, si è immobilizzata. Non tutti i mali, però, vengono per nuocere e le difficoltà che viviamo possono anche diventare occasioni di crescita. Abbiamo infatti registrato incrementi dal nostro nuovo shop on-line.”.

Lo stop forzato è stata anche occasione per fare “cultura dell’olio” attraverso incontri e dirette on line per portare l’eccellenza italiana direttamente nelle case dei consumatori. “In pochi giorni abbiamo organizzato 14 incontri virtuali per portare la nostra attività e i nostri prodotti all’interno delle case degli italiani” spiega Massimo Fia della cooperativa Agraria Riva del Garda in Trentino. “Tutte attività che prima non sapevamo fare e che con efficienza e organizzazione abbiamo realizzato in pochissimo tempo”.

E dalla Toscana anche Giorgio Franci di Frantoio Franci spera “che la cultura dell’olio di qualità possa essere sempre più presente e protagonista nei nostri ristoranti. L’esperienza ci ha dimostrato quanto la tradizione e il forte senso di identità nazionale italiano, uniti alla qualità delle materie prime che il nostro territorio ci offre, siano da sempre la nostra forza. L’olio in questo senso è il portavoce della nostra cultura, l’ingrediente segreto per elevare i sapori e offrire al cliente una coccola, l’attenzione che fa la differenza”.

LA RIPRESA PASSA ATTRAVERSO I PRODOTTI DELLA TRADIZIONE DI QUALITA’ E LA DIGITALIZZAZIONE
Adesso è tempo di guardare al futuro, pur consapevoli che si dovrà prevedere un calo delle vendite nelle chiusure di fine anno anche se dalla Puglia Mimì si mostra fiducioso, come afferma Donato Conserva: “Crediamo molto nelle nuove modalità di approccio al cliente che favoriscono il contatto diretto, come le vendite online e per corrispondenza che se ben sfruttate potrebbero portare a una nuova e più ampia apertura in questa direzione”.

Dello stesso parere anche Domenico Fazari: “Sarà fondamentale, nel prossimo futuro dare delle attenzioni particolari all’e-commerce. È una forma di mercato del tutto innovativa in particolare per l’alta qualità. È necessario tuttavia un paletto: spesso il digitale è scenario di guerra di prezzi, condizione che non va a nozze con i prodotti artigianali e di pregiata qualità”.

In questi mesi di lockdown, in cui lo “stare in casa” ha favorito un maggiore avvicinamento delle famiglie alla cucina, si è anche riscoperto il piacere di preparare i piatti della tradizione. Lo abbiamo visto sui social media, vero specchio della società, dove hanno proliferato immagini di ricette più o meno elaborate e creative. “L’olio extra vergine di oliva - fa notare Marco Viola – viene spesso percepito e considerato come un prodotto commodity, un condimento senza alcun riferimento di valore sia dal punto di vista qualitativo che salutistico, acquistato nella maggior parte dei casi in funzione di un’offerta commerciale. Sono fiducioso del fatto che, in questo lungo periodo di fermo, le famiglie, cucinando nelle proprie abitazioni, abbiano maturato la consapevolezza di quanto sia importante l’utilizzo di ingredienti di eccellenza, che oltre a dare un valore aggiunto al gusto rappresentano un toccasana per la salute e spesso sono prodotti nel pieno rispetto dell’ambiente”.

LE ESPORTAZIONI
Anche se il mercato nazionale ha la prevalenza, le esportazioni per prodotti come quelli del Consorzio Opera Olei rappresentano una voce di bilancio importante. “Per fortuna – spiega Massimo Fia - l’estero inizia ad aprire di nuovo le sue frontiere. Taiwan, Cina, Thailandia, Dubai, Europa del Nord, USA, nostri clienti abituali, rappresentano il 20% del fatturato totale”.
Secondo un rapporto del Centro studi di Confagricoltura, senza l’emergenza Covid, l’export del ‘made in Italy’ agroalimentare verso i Paesi UE sarebbe aumentato in modo rilevante nel 2020. Il mese di gennaio aveva infatti evidenziato un aumento del 4% e del 10% in febbraio. Crescita, purtroppo, annullata quando la pandemia si è diffusa in tutta l’Europa (marzo -10%), con le conseguenti restrizioni agli spostamenti delle persone e con la chiusura delle attività di ristorazione, caffetteria e ospitalità turistica.

“L’olio EVO di qualità è sicuramente uno dei prodotti di eccellenza che l’Italia esporta in tutto il mondo – conferma Riccardo Scarpellini, Presidente del Consorzio Opera Olei – ma la pandemia non ha aiutato il settore. Anche se alcuni Paesi stanno riprendendo a fare ordini, il settore dell’ospitalità ha subito un brutto colpo a livello globale e bisognerà aspettare qualche tempo per iniziare a vedere una ripresa. L’importante adesso è saper reagire e diversificare la propria proposta cercando di coinvolgere anche nuove categorie di utenti”.

UNA SFIDA DA VINCERE INSIEME
Cosa ci si aspetta quindi nel dopo pandemia? “La ripresa sarà timida e lenta – prevede Giorgio Franci - e per questo sarà importante riscoprire, laddove si fossero persi, il valore e la centralità del cliente ed il rispetto del fornitore. Saranno infatti i clienti a darci la forza per andare avanti e allo stesso tempo sarà l’alleanza con i fornitori a offrire la stabilità e la fiducia che i clienti cercano; perché è proprio grazie alla continuità e alla qualità di queste relazioni che si potrà tornare a lavorare al massimo dell’efficienza.”

Una strada, quindi, da percorrere insieme, produttori e clienti, e che forse ci porterà verso cambiamenti che è importante vivere con positività come suggerisce Salvatore Cutrera: “Cambieranno i mercati e le abitudini, cambieranno forse i clienti. Ma il cambiamento, se ben interpretato, oltre ad indiscusse perdite, porterà sicuramente con sé nuove opportunità, la sfida adesso è saperle cogliere”. Anche perché “dal punto di vista prettamente organizzativo, per noi cambia relativamente poco, poiché, fatta eccezione per le misure introdotte per la vendita al dettaglio in azienda, siamo sempre stati abituati a prestare la massima attenzione a eventuali contaminazioni esterne al prodotto” precisa Conserva di olio Mimì. “Dal punto di vista produttivo il tutto rimane sostanzialmente uguale alla situazione pre-pandemia”.

Tra i mercati tradizionali che tardano a ripartire e le incertezze dovute alla situazione ancora fluida, dal Consorzio parte quindi l’appello agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati di olio e della cucina di qualità a sostegno del settore: perché un menù italiano al 100% è un toccasana per tutte le famiglie e un ottimo biglietto da visita per i turisti che si riaffacceranno di nuovo nel nostro Paese, ricchissimo non solo di bellezze artistiche e naturali, ma anche di prodotti genuini e unici tipici del nostro territorio, proprio come l’olio extravergine.

di C. S.