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L'agricoltura non è merce negoziabile: sulla PAC servono certezze

L'agricoltura non è merce negoziabile: sulla PAC servono certezze

Contro il declino scellerato minacciato dal Fondo unico, si converga con forza affinché le disposizioni relative alla Pac post 2027 abbiano almeno un regolamento specifico e non vengano disperse in quello dei Piani di partenariato

24 febbraio 2026 | 11:00 | C. S.

Serve una posizione netta su risorse, governance e vincoli di destinazione dei fondi nell’ambito del Qfp 2028-2034. Contro il declino scellerato minacciato dal Fondo unico, si converga con forza affinché le disposizioni relative alla Pac post 2027 abbiano almeno un regolamento specifico e non vengano disperse in quello dei Piani di partenariato (Nrpp). Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, in vista del Consiglio Agrifish e Affari Generali, al via oggi, e mentre parte il countdown per salvare le sorti di tutta l’agricoltura europea. 

“La riforma della Pac sta entrando nella fase cruciale del negoziato Ue ed è fondamentale che le prossime decisioni garantiscano agli agricoltori una prospettiva di stabilità, semplificazione e, soprattutto, certezza giuridica -fa sapere il presidente nazionale di Cia, Fini al ministro dell’agricoltura, Lollobrigida, e al ministro per gli affari europei, Foti-. Rivendichiamo con orgoglio l’aver scongiurato l’ipotesi di tagli lineari al bilancio Pac, oltre il 20%, e di aver ottenuto un incremento di circa un miliardo di euro per l’agricoltura nazionale rispetto alla programmazione attuale, ma la partita resta ancora aperta”. 

Ancora in mobilitazione, quindi, come nelle manifestazioni di Bruxelles e Strasburgo, Cia punta i riflettori sull’architettura della Pac e sulle criticità insite nei Piani di partenariato nazionale e regionale: allocazione non ideale per la politica agricola, “aprirebbe la strada a distorsioni della concorrenza nel Mercato Unico e a una perdita della visione strategica europea. Inoltre, invece di semplificare, questa frammentazione -chiosa Fini- rischia di generare una burocrazia eccessiva per le autorità nazionali e per i beneficiari”.

Imperativo per Cia intervenire sulla specificità dei testi legislativi. In sostanza no al Regolamento Nrpp, sì ai Regolamenti settoriali Pac e Ocm. Resta la complessità, ma si potrà contribuire -secondo Cia- a preservare la coerenza del quadro normativo e la competenza in capo ai ministri dell’Agricoltura. 

Poi l’affondo sulle promesse della von der Leyen: “Occorre garantire maggiore chiarezza e certezza giuridica affinché la quota del 10% del target rurale sia, effettivamente, vincolata al settore agricolo -conclude Fini- e che eventuali margini di flessibilità per l’utilizzo dei fondi non allocati siano destinati prioritariamente agli agricoltori. Queste sono le nostre priorità negoziali. L’Italia non arretri, difenda con determinazione un pilastro essenziale per la sicurezza alimentare e la vitalità delle aree rurali”.

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