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Sansa per le biomasse: è crisi per i sansifici italiani
Le imprese del settore risentono del livello troppo basso dei prezzi e della concorrenza sleale dei “furbetti delle rinnovabili”, che sottraggono l’olio alla sua destinazione alimentare
30 ottobre 2019 | C. S.
Aumenta la quantità di sansa prodotta per la campagna 2019-2020, ma le aziende del settore continuano a soffrire, rischiando anche la chiusura. A denunciarlo è ASSITOL, l’Associazione italiana dell’Industria olearia, che rappresenta il comparto. In particolare, a preoccupare gli imprenditori è il basso livello dei prezzi, che rende poco remunerativa l’attività di estrazione dell’olio dalle sanse.
“Sembra un paradosso: l’alta produzione di quest’anno, unita ai prezzi bassi, ci sta mettendo in seria difficoltà – spiega Michele Martucci, presidente del Gruppo sansa dell’Associazione -. Lo scorso anno, la cattiva annata aveva prodotto una corsa alle biomasse. Quest’anno, invece, sono i prezzi bassi ad allettare quegli operatori, che, attratti dagli incentivi alle bioenergie, sottraggono materia prima alimentare alle aziende, creando una vera e propria distorsione di mercato, sia in Italia che all’estero”. Purtroppo, anche per la campagna in corso “la corsa alle biomasse, quindi alla sansa, è già cominciata”.
La sansa è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, impiegata per produrre olio alimentare. Quello che, erroneamente, si potrebbe considerare uno “scarto”, al contrario, è valorizzato dal lavoro delle aziende che trasformano la sansa e ne estraggono un olio destinato all’alimentazione e, in aggiunta, un combustibile solido di origine vegetale, con evidenti vantaggi ambientali.
Storicamente, è proprio l’olio di sansa ad aprire la strada agli oli d’oliva sui mercati esteri. Il sansa è infatti un fratello “minore” dell’extra vergine, dotato di analoghe qualità alimentari e, secondo studi recenti, nutraceutiche.
Così, mentre l’amministrazione americana impone dazi sull’olio d’oliva spagnolo, i sansifici, che producono ogni anno 20mila tonnellate di olio italiano, subiscono l’attacco dei “furbetti delle rinnovabili”, ai quali è consentito produrre energia, per giunta intascando incentivi pubblici con l’impiego di un prodotto alimentare, distogliendolo dalla sua destinazione naturale.
“Per noi resta fondamentale il principio del ‘food first’ – sottolinea Martucci – ovvero garantire la destinazione alimentare della sansa, come chiarito anche dalla pronuncia dell’AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel 2015. Chiediamo quindi alle istituzioni, nazionali ed europee, di verificare che non si moltiplichino i comportamenti illegali, la cui conseguenza sarebbe la difficoltà di approvvigionamento delle aziende serie e, a breve, la loro tenuta economica”. Quello che si prospetterebbe, insomma, è la chiusura per numerose imprese. “Problemi analoghi si stanno registrando anche in Spagna – avverte il presidente del Gruppo sansa -. Ma, a differenza del nostro Paese, i nostri colleghi iberici godono di maggiore attenzione da parte delle istituzioni”.
Per ASSITOL, non è in discussione la vocazione alla sostenibilità del comparto. “Da sempre, il sansificio rappresenta un esempio di economia circolare – ricorda il presidente del Gruppo sansa dell’associazione -. Per la produzione dell’olio, si riutilizzano i residui della spremitura delle olive reimpiegando le sanse disoleate per la produzione di energia termica, a basso impatto ambientale, che le stesse imprese utilizzano al loro interno nel processo di lavorazione senza alcun sostegno statale”.
Una filiera virtuosa, dunque, che rappresenta un segmento importante dell’intera produzione olearia e che oggi è a rischio estinzione. “Auspichiamo che il Ministero dello Sviluppo Economico, quello delle Politiche Agricole e Agroalimentari, il Ministero dell’Ambiente e lo stesso Gse, prendano una posizione chiara sull’accaparramento della sansa a fini energetici – è l’appello di Martucci – sostenendo le aziende in questo momento difficile”.
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