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Non svalutiamo l'olio extra vergine di oliva della passata campagna olearia

Un invito a comprare olio nazionale e a non svilirlo. E' un grave errore definire olio “vecchio” il prodotto di una annata eccezionale come la campagna 2017/2018, caratterizzata da grandi volumi di olio a bassa acidità e ricco di polifenoli

21 dicembre 2018 | Stefano Caroli

La campagna olivicola olearia del 2018, annus horribilis, è un evento da dimenticare per i frantoiani pugliesi.

La produzione nazionale non supererà le 200mila tonnellate poiché la regione che copre usualmente più del 50% della produzione nazionale è stata messa in ginocchio prima dal Burian, l’ondata di freddo dovuta all’irruzione dell’anticiclone russo-siberiano in Europa, che in Puglia ha causato, sull’olivo, spaccature delle cortecce, gemme bruciate dal gelo e caduta copiosa delle foglie, poi dall’attacco della mosca olearia, agevolato da un'estate lunga, calda e umida.

Il colpo di grazia giunge poi dal sistema della comunicazione che lancia allarmi, anche sulla spinta degli stessi rappresentanti della filiera, ed allerta il consumatore sul rischio di truffe e sofisticazioni creando il panico e riducendo la disponibilità a pagare.
Come Presidente dell’Associazione Frantoiani di puglia ho il dovere di ricordare che la strada del valore dell’olio extravergine di oliva italiano richiede costante impegno di tutti gli attori coinvolti, senza dimenticare gli organi di controllo e il settore dell’informazione, con il supporto pieno e costante delle istituzioni.

Nell’ultima settimana carta stampata e televisioni hanno speculato su scandali e truffe, mettendo da parte tutti gli elementi di forza e garanzie che il sistema olivicolo oleario italiano può assicurare al consumatore.

Prima di scrivere titoli roboanti su sequestri e contraffazioni, cominciamo col ricordare che la filiera olivicola olearia italiana è la più controllata d’Europa, ed intanto emergono i casi di irregolarità perché i controlli sono continui, capillare, ininterrotti e compiuti da più di un organo di verifica. La questione è dunque diversa, se non ci capita di sentire notizie di truffe in altre regioni europee e del Mediterraneo, non dipende dalla assenza di frodi, ma dalla mancanza di controlli. In Italia non sfugge chi prova a frodare! Pertanto il mio appello ai consumatori è proprio questo: “Comprate con fiducia l’olio extravergine italiano!”. Ai reporter e giornalisti invece chiedo semplicemente di confrontare il numero di controlli rispetto alle irregolarità riscontrate, il tono delle notizie potrebbe decisamente cambiare creando un clima di fiducia indispensabile alla sopravvivenza degli attori della filiera.

L’olio italiano è sicuro perché la filiera è popolata da migliaia di professionisti, agronomi in campo e Mastri Oleari in frantoio, che hanno modificato il modo di fare l’olio orientando le scelte verso la massima qualità.

La maestria dei Mastri Oleari li porta di anno in anno ad anticipare la raccolta ed utilizzare nuove tecnologie con il supporto della scienza, per arrivare a produrre un buon olio extravergine di oliva anche in questa annata.

Sfatiamo anche il luogo comune delle giacenze della scorsa stagione: è un grave errore definire olio “vecchio” il prodotto di una annata eccezionale come la campagna 2017/2018, caratterizzata da grandi volumi di olio a bassa acidità e ricco di polifenoli, antiossidanti naturali che proteggono l’olio dalle minacce della conservazione.

I frantoi moderni conservano l’olio filtrato, sotto azoto e a temperatura costante in serbatoi di acciaio. Iniziamo a raccontare l’alta tecnologia e gli investimenti che ci sono dietro il prodotto alimentare più antico del mediterraneo che il consumatore ama immaginare ancora prodotto grazie a mole di pietra trascinate dall’asinello.

Lasciarsi alle spalle le immagini della tradizione non significa rinnegare che l’olio extravergine di oliva non sia il nostro “Oro verde” al contrario significa insegnare e comunicare ai consumatori che sulla faccia della terra non ci sono mai stati oli di alt qualità come quelli che è stato possibile produrre nell’ultimo decennio grazie alle rigorose norme igieniche imposte dalla legge e dal rinnovo degli impianti oleari che grazie all’innovazione tecnologica sono in grado di garantire elevatissimi standard qualitativi.

Riflettiamo insieme, Il diavolo forse non è brutto come si dipinge, e la qualità media degli oli extravergini di oliva è migliore di quanto si racconti.

Mi auguro che tutta la filiera trovi una convergenza comune e crei relazioni collaborative per generare valore e sostenere i sani principi che, produttori delle olive, produttori di olio (frantoiani), e industria olearia rappresentano nel mondo continuando a rappresentare l’Italia con l’orgoglio derivante anche dalla più ricca biodiversità olivicola mondiale.

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