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Polemica al calor bianco tra industriali dell'olio e frantoi, di chi è la colpa delle frodi?
L'inchiesta della procura di Trani sulle 2000 tonnellate di olio di carta, ha aperto un nuovo fronte di scontro all'interno della filiera olivicolo-olearia sulla gestione dei controlli. Davvero la fonte dell'illegalità sta nella complicità tra imprese agricole, frantoi e piccoli commercianti? Davvero bastano solo controlli in uscita dai frantoi e dalle industrie olearie?
05 febbraio 2016 | T N
L'inchiesta Mamma mia, che ha portato all'individuazione di un traffico di fatture false per 2000 tonnellate di olio e 13 milioni di euro, seguito della precedente Aliud pro olio, ha avuto, come nei casi precedenti, titoli sui giornali e servizi televisivi.
Al contrario di quanto avvenuto nel passato, Assitol ha deciso di commentare, attraverso un comunicato stampa, l'operazione della procura di Trani. I contenuti non sono passati inosservati all'associazione dei frantoiani oleari che ha ravvisato, nelle dichiarazioni di Angelo Cremonini, presidente del settore olio di oliva di Assitol, un attacco contro l'intera categoria dei frantoiani. Angelo Cremonini ha infatti chiesto di “stringere i controlli anche sui frantoi, come l'industria olearia richiede da tempo". Secondo Assitol, l'origine delle frodi sarebbe infatti “nell'intesa fra frantoi e piccoli commercianti, e talvolta imprese agricole, che operano nell'illegalità”.
La replica del presidente di Aifo, Piero Gonnelli, ad Angelo Cremonini è di aver creato una “cortina fumogena” per coprire chi, quelle duemila tonnellate di olio falso, le ha comprate, imbottigliate e vendute. La diversità di vedute, secondo il presidente di Aifo, tra industriali e frantoiani si vede anche nel rispetto del consumatore, sui suoi diritti che devono essere tutelati anche attraverso rigorosi codici etici associativi: “la nostra Associazione – scrive Gonnelli - si è dotata nel suo statuto di una semplice regola che prevede, in caso di aziende sotto inchiesta per frode in commercio, l’azzeramento di tutte le cariche ricoperte in Associazione, in caso di condanna passata in giudicato, per lo stesso reato, l’espulsione in via definitiva.”
Di seguito il comunicato stampa di Assitol, con le parole di Agelo Cremonini, e a seguire la replica completa di Piero Gonnelli.
L'associazione degli industriali rilancia le sue proposte sul contrasto alla contraffazione, coinvolgendo tutta la filiera in un tavolo operativo con l'Icqrf.
"Apprezziamo l'inchiesta di Trani, che conferma la necessità di stringere i controlli anche sui frantoi, come l'industria olearia richiede da tempo". Questo il commento di Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d'oliva di Assitol, l'Associazione italiana dell'industria olearia, sul sequestro di falso olio italiano ordinato dal pubblico ministero Antonio Savasta, che ha portato a scoprire un giro di false fatture tra Puglia e Calabria.
"L'inchiesta "Mamma mia" - afferma il presidente Cremonini - colpisce, come già nel caso di "Aliud pro olio" un fenomeno che si origina nell'intesa fra frantoi e piccoli commercianti, e talvolta imprese agricole, che operano nell'illegalità, danneggiando però i loro colleghi onesti e quindi l'intero settore".
La vicenda pugliese ribadisce le tesi di Assitol ulla lotta alla contraffazione. "I controlli preventivi in uscita dai frantoi permetterebbero una vigilanza adeguata della produzione, nonché una commercializzazione trasparente - ha spiegato Cremonini - mentre quelli in uscita dagli stabilimenti industriali consentirebbero di capire quanta responsabilità sul peggioramento della qualità, di prodotto sia da attribuire ad una cattiva conservazione da parte della distribuzione e quanto, invece in origine alle imprese"
Insomma, sì alle verifiche su tutti i livelli della filiera olearia. A queste misure, è poi necessario aggiungere l'ampliamento del Sian, il sistema telematico al quale si trasmettono i dati di produzione dell'olio d'oliva. "Vorremmo vederlo esteso anche agli altri paesi europei - è l'ipotesi di Assitol - come contropartita di garanzia, visto che, pare, ci toccherà subire l'aumento del quantitativo tunisino”.
Nell'ottica del rafforzamento dei controlli, l'associazione degli industriali oleari rilancia l'idea di un tavolo operativo tra Icqrf e tutte le componenti della filiera. "L'esempio da seguire, a nostro avviso, è quello del settore delle carni - osserva Cremonini - dove le verifiche di filiera sono state pianificate di comune accordo. Il tavolo dovrebbe essere permanente allo scopo di programmare i controlli di concerto con i diversi attori della filiera, che conoscono le rispettive criticità".
Tra agricoltori e frantoiani da una parte e importatori-imbottigliatori dall’altra è in corso da molto tempo un serrato e spesso polemico confronto sulla difesa del diritto dei consumatori di avere un olio buono, sano e nutriente ad un giusto prezzo e pur non avendo trovato un ragionevole accordo per cambiare le regole del mercato dell’olio, difronte alla crisi che ha investito il settore, l’Aifo ha sottoscritto, con tutti gli altri attori della filiera olearia, un accordo che, anche se da migliorare, potrebbe cambiare in positivo lo scenario dell’olio italiano. Ma all’indomani, difronte all’ennesimo traffico di olio contraffatto, il dott. Cremonini, presidente del gruppo olio di oliva di Assitol, fa una dichiarazione alla stampa in cui individua nella complicità tra imprese agricole, frantoi e piccoli commercianti l’origine dell’illegalità e rende noto che gli industriali chiedono da tempo controlli più severi e rigorosi sui frantoi oleari.
In tutto questo che fanno i cosiddetti industriali (meglio noti come imbottigliatori)?
Poverini, gli industriali-imbottigliatori sono vittime del sistema. A queste anime pie stampa e televisione – persino la tv americana - imputa tutte le schifezze che il consumatore trova sugli scaffali.
Ma i consumatori non sanno – ci avverte Cremonini - che la colpa è dei frantoi che mentre producono carte false comprano 2mila tonnellate di olio deodorato dagli spagnoli e dai greci ed è colpa della grande distribuzione che non sa conservare le buone bottiglie di marca che gli amici di Cremonini gli vendono.
Ma ai consumatori la domanda nasce spontanea: cosa ci fanno questi frantoi con 2mila tonnellate di olio estero?
Vuoi vedere che l’hanno comprato per conto di qualche amico importante di Cremonini?
Forse il dott. Cremonini si dimentica che Aifo è l’unica associazione che ha sostenuto con convinzione fin dall’inizio il sistema Sian per le ricadute positive che ne’ avremmo ricevute in futuro. Il sottoscritto che ha messo la sua faccia andando a spiegarlo nelle riunioni si trova adesso a dover leggere che i nostri amici dell’Assitol sono i veri paladini del Sian. Per usare un termine militare questa si chiama “cortina fumogena”.
Dato che non si finisce mai di imparare mi piacerebbe avere risposte dal dott. Cremonini ai dubbi che mi assillano per capire meglio il settore:
1) chi sono gli utilizzatori finali di questi oli?
2) possibile che gli imbottigliatori siano così sprovveduti da acquistare oli anche ad 1 € in meno del prezzo di mercato?
3) possibile che non gli venga in mente di effettuare un incauto acquisto?
4) possibile che in base a quanto sopra non facciano tutte le analisi del caso?
Come tutti sanno le mele marce si annidano in tutti i settori ma la nostra Associazione si è dotata nel suo statuto di una semplice regola che prevede, in caso di aziende sotto inchiesta per frode in commercio, l’azzeramento di tutte le cariche ricoperte in Associazione, in caso di condanna passata in giudicato, per lo stesso reato, l’espulsione in via definitiva.
Ci aspettiamo che anche gli imbottigliatori adottino ed applichino le nostre regole per buttare le mele marce fuori dal cesto e non arroccarsi, a qualunque costo, in difesa di illegali interessi corporativi.
Piero Gonnelli
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