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Non è il vino la causa dello “sballo” tra i giovani
Sono i superalcolici a determinare gli effetti più deleteri tra le nuove generazioni. Il vino paga gli effetti della criminalizzazione generalizzata
25 febbraio 2012 | C. S.
Preoccupano i dati diffusi dal ministero della Salute, che testimoniano il dilagare del consumo di alcol tra le giovani generazioni. Ma non è il vino a creare problemi: lo “sballo” alcolico tra i giovani è causato piuttosto dall’assunzione di liquori e cocktail ed è legato a doppio filo a mode pericolose come il “binge drinking”. Per questo è necessario evitare la criminalizzazione del vino. Bisogna invece far crescere la logica di una degustazione consapevole e moderata. Ben diversa dall’uso sregolato di alcolici. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Serve un’adeguata informazione per educare, in particolare i giovani, a un bere sano. Altrimenti -osserva la Cia- si corre il pericolo di innescare una spirale negativa che porta inevitabilmente alla discriminazione del vino, che è uno dei prodotti “principe” della nostra tavola e non c’entra nulla con l’abuso di alcol lontano dai pasti dei giovanissimi, collegato alla “movida” del fine settimana.
Il rischio, insomma, è che campagne criminalizzanti e non mirate e ordinanze di divieto -sottolinea la Cia- possano penalizzare pesantemente prodotti come il vino, che invece fa parte della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra storia. E che già vive negli ultimi vent’anni una stagione negativa sul fronte dei consumi interni, con un calo che dalla fine degli anni ’80 a oggi ha superato il 30 per cento.
Per questo diventa indispensabile rafforzare gli interventi di prevenzione e un puntuale monitoraggio sull’uso eccessivo e disordinato di superalcolici da parte delle giovani generazioni e contemporaneamente -conclude la Cia- sviluppare e incentivare politiche educative su valore del vino e sulla cultura del buon bere senza esagerazioni.
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