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L'Italia prima nel ranking mondiale dei migliori oli extra vergini di oliva

Nell'Evo World Ranking, la classifica dei migliori extra vergini, l'Italia primeggia davanti alla Spagna che però vede trionfare un suo olio di oliva come il migliore al mondo nel 2016. Quanto capacità di spesa può influire sul risultato finale? E' giusto porre sulle stesso piano produttori e selezionatori?

02 agosto 2017 | T N

L'Evo World Ranking, ovvero l'organizzazione che si occupa di stilare la classifica dei migliori extra vergini a livello mondiale, ha decretato i migliori del 2016.

Entrare nell'Evo World Ranking è una leva promozionale e commerciale importante, come sanno le aziende iberiche che in 41 sono annoverate tra le migliori 100 al mondo. A seguire la pattuglia più folta è quella italiana, con 22 imprese olivicole e frantoi.

Nonostante l'evidente disparità in numero di aziende, l'Italia si è conquistata il primato di miglior Paese come qualità olearia, con 50.481 punti, contro i 48.091 della Spagna.

La partecipazione capillare, da parte di alcune imprese olearie iberiche, a tutti i concorsi internazionali ha fatto la differenza in termini di menzioni individuali.

E' Almazaras de la Subbética Sl. l'azienda dell'anno del ranking mondiale e il suo Dop Priego de Cordoba è il miglior olio al mondo.
Da notare che i primi cinque oli mondiali sono tutti spagnoli e tutti a denominazione d'origine. A farla da padrone la Dop Priego de Cordoba, poi la Dop Gata-Hurdes.
Unico italiano nella top ten è il Trefort della Paolo Bonomelli Boutique Olive Farm. A seguire troviamo Frantoio Romano Ortice Riserva dell'omonimo frantoio (16), la Dop Chianti Classico (19) e il 100% italiano di Dievole (29), poi la Coratina di Don Gioacchino Gran Cru di Sabino Leone (35).

Meglio il posizionamento a livello aziendale che ci vede sul podio, in terza posizione con Olio Di Dievole Srl, mentre a precederlo è il colosso oleario portoghese Sovena e al primo posto Almazaras de la Subbética Sl. Altre aziende italiane in classifica sono Frantoio Oleario Romano Alberto (11) e Paolo Bonomelli Boutique Olive Farm (12), poi Azienda Agricola Fiore di Giustra Frank (15) e Frantoi Cutrera Di Cutrera Giovanni e C. Snc (23).

Al di là dei puri dati numerici, alcune considerazioni.

Certamente a pesare nel risultato finale è la differente capacità di investimento tra le aziende spagnole e quelle italiane. Partecipare a tutti i ventotto concorsi internazionali che vanno a comporre il ranking con almeno due etichette comporta una spesa non inferiore ai 30 mila euro, tra quote di partecipazione e spedizione del prodotto.

Da notare, infine, tanto l'aumentata presenza statunitense e di aziende del sud America in classifica quanto l'attiva partecipazione del colosso Sovena, azienda portoghese con un fatturato simile a quello di Deleo, che ha partecipato a quasi tutti i concorsi internazionali (tra quelli italiani Mastri Oleari e L'Orciolo d'oro). Sappiamo che anche Bertolli e Carapelli hanno cominciato, con la campagna 2016/17, a partecipare a diversi concorsi internazionali. E' quindi plausibile che, nella classifica 2017, vedremo sempre più i nomi di industrie olearie. E' però giusto porre sulle stesso piano produttori e selezionatori?

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nico sartori

05 agosto 2017 ore 10:27

Che sia l'olio di una industria o di un piccolo produttore non deve assolutamente fare differenza. Se è buono è buono. Purché derivi da un lotto la cui etichetta sia acquistabile nei vari negozi. Non deve essere una alchimia di poche bottiglie fatte appositamente per il tale concorso, che non trova nessuna corrispondenza qualitativa con la stessa etichetta in commercio. I concorsi devono servire ad orientare il consumatore, magari quello meno esperto, che avrà così anche modo di formare il suo palato con olii di pregio. Una azienda che intende partecipare ad un concorso accetta che l'organizzazione prelevi in un qualsiasi negozio l'olio e lo sottoponga alle analisi ed al panel test del caso. E' anche un modo per stimolare le aziende ad utilizzare packaging che possa preservare meglio l'olio nel tempo.
In tal modo le aziende premiate potrebbero esibire riconoscimenti ottenuti nella perfetta trasparenza e con garanzia di corrispondenza.
Nico Sartori