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Colpo basso della FDA contro Grana e Parmigiano Reggiano

La Food & Drug Administration statunitense ha lanciato un'allerta sui potenziali pericoli per la salute derivati dal consumo di formaggi stagionati su assi di legno. La FDA verrà utilizzata come arma impropria nel corso del negoziato sul trattato di libero scambio Usa-Ue?

25 giugno 2014 | C. S.

La notizia ha colpito a freddo il mondo agricolo e agroalimentare italiano a poche ore dalla visita del segretario all'agricoltura Tom Vislak e dalle sue caute aperture sul tema delle Dop/Igp.

Negli Usa le dichiarazioni di Vislak, evidentemente, non sono piaciute, tanto che la Food & Drug Administration hamesso in guardia i cittiadini statunitensi sul consumo di formaggio stagionato su assi di legno. Si tratta del metodo di stagionatura di due tradizionali formaggi italiani, venduti e apprezzati in tutto il mondo: Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Durissima, ancor prima delle organizzazioni agricole, la reazione dei consumatori italiani.

“A rischio le esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana”. La federazione iConsumatori denuncia un attacco della Food and Drug Administration americana al Made in Italy: una delle autorità alimentari più potenti al mondo ha lanciato accuse di insalubrità nei confronti di alcune produzioni alimentari artigianali che utilizzano il metodo dell’essiccazione su assi di legno poroso. Un “attacco infondato” che, secondo iConsumatori, “potrebbe preludere al blocco delle importazioni dall’Italia di pregiati formaggi, come il Parmigiano Reggiano e il Grana”.

La federazione iConsumatori, formata da Konsumer Italia, ACU, MEC e Diritti dei Consumatori, chiede al Governo di contestare immediatamente in sede WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) e con passi diplomatici ad hoc, un attacco che ritiene infondato: “Questa storia che il legno sia insalubre e l’acciaio sì, applicata a produzioni secolari che per il loro metodo di produzione e per il risultato finale sono famose in tutto il mondo, è un attacco alla qualità dei prodotti. Non ha niente a che vedere con la salute del consumatore” dichiara Carlo Pileri, portavoce della federazione che ha chiesto incontri sul tema con le maggiori rappresentanze dei coltivatori e dei produttori, al fine di costituire un gruppo permanente di informazione sulle falsificazioni alimentari e sulla salubrità dei prodotti.

“Non vogliamo assolutamente ripetere quell’orribile esperienza di qualche anno fa – conclude Pileri − quando l’Unione Europea mise in pericolo la produzione dei Pecorini di Fossa, mischiando un concetto astratto di igiene e obblighi di processi produttivi secolari. Una reazione immediata e orgogliosa da parte italiana è necessaria”.

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