Italia

Federalimentare "scippa" l'Italian sounding a Coldiretti

L'industria alimentare italiana, insieme a Fiere di Parma, lancia un Osservatorio internazionale sull'Italian sounding alimentare. "Solo in America il fenomeno vale circa 23 miliardi" ha ricordato il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia. Bruxelles si svegli ed irrigidisca le norme

13 maggio 2016 | C. S.

Fino a quattro o cinque anni fa il tema dell'Italian sounding agroalimentare era una "proprietà" riservata di Coldiretti.

Quando si citava l'Italian sounding non era possibile omettere la stima dell'associazione di categoria che indicava in 60 miliardi di euro il valore del fenomeno, a danno dell'Italia.

Ora il tema è stato ripreso con forza da Federalimentare che, insieme con Fiere di Parma, ha lanciato un Osservatorio internaizonale sull'Italian sounding alimentare.

L’Italian Sounding - si legge nella nota di Cibus - è una fra le più subdole forme di comunicazione ingannevole per il consumatore, è un fenomeno non facilmente contrastabile e si riferisce all’attribuzione ad un prodotto di un'origine italiana che in realtà non ha. Una falsa evocazione di italianità mediante bandiere, foto, nomi posti su prodotti in realtà non fabbricati in Italia. Un giro d’affari, e quindi un relativo danno per il vero Made in Italy, che in passato è stato stimato sui 60 miliardi di euro, un valore che però oggi appare decisamente inappropriato.

“Se pensiamo che solo in America il fenomeno vale circa 23 miliardi (7 prodotti su 8 sono venduti come italiani ma non lo sono) - dice Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare e coordinatore dell’Osservatorio – ecco che il valore complessivo e quindi il danno economico per l’industria alimentare italiana è ben più alto”.

L’Osservatorio sull’Italian Sounding studierà questo fenomeno ben identificabile ma non adeguatamente approfondito, avvalendosi della consulenza scientifica di un advisor di livello in ambito studi/osservatori, e a dati di fonti accreditate. Analizzerà le modalità e le tipologie del fenomeno, ma soprattutto monitorerà i mercati geografici e i canali, dove e attraverso cui l’Italian Sounding prolifera. L’obiettivo finale di questo innovativo percorso di tutela dei nostri prodotti, che sarà sviluppato anche attraverso tutte le possibili sinergie con Ice e con le autorità competenti, sarà quello di favorire interventi repressivi e legali mirati per fermare il dilagare del finto prodotto italiano. Un primo rapporto dell'Osservatorio verrà presentato in occasione di Cibus Connect 2017.

“Questa è una battaglia di tutto il sistema Italia e di tutta la filiera agroalimentare e l'industria alimentare del nostro Paese vuole essere in prima fila a combatterla” continua Scordamaglia.

L’industria alimentare italiana auspica da tempo che Bruxelles intervenga contro il fenomeno. In tal senso è positivo che Parlamento europeo abbia approvato una risoluzione finalizzata a fermare l'inganno dei prodotti alimentari stranieri spacciati per Made in Italy auspicando l'indicazione obbligatoria del Paese d'origine o del luogo di provenienza per alcuni prodotti alimentari. E’ questa la strada, dichiara Scordamaglia, una norma comunitaria valida per tutti a cui non possono sfuggire i furbetti degli altri paesi mentre una norma nazionale solo italiana non raggiungerebbe lo scopo anzi sarebbe controproducente.

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