Italia
Più nessuna vigna per Chianti e Chianti Classico
La Provincia di Firenze ha sancito, su richiesta dei Consorzi di tutela del Chianti e del Chianti Classico, la moratoria all'ampliamento delle superfici vitate perchè si è raggiunto l'equilibrio tra domanda e offerta
28 novembre 2013 | C. S.
Più nessun ampliamento e creazione di nuovi vigneti del Chianti e del Chianti classico.
E' quanto, con due provvedimenti richiesti dai relativi consorzi vinicoli, ha stabilito la Provincia di Firenze. "Si tratta - ha spiegato presentando la misura a Firenze l'assessore all'agricoltura Pietro Roselli - di due provvedimenti importanti per la programmazione della produzione dei vini di qualità - la Provincia di Firenze dimostra ancora una volta la propria attenzione alle esigenze del mondo del vino, accogliendo le proposte dei consorzi di tutela di limitare le superfici rivendicabili dei due più importanti vini della nostra zona".
Le considerazioni che hanno spinto i due Consorzi di tutela a presentare le due proposte di limitazione, è stato spiegato, scaturiscono dall'analisi dell'attuale situazione di mercato dei due vini. Per quanto riguarda il Chianti Classico, ha detto il direttore del Consorzio Giuseppe Liberatore, "il taglio delle rese disposto per l'annata 2010 e la scarsa produzione registrata nel 2012 hanno finalmente portato ad una riduzione delle eccedenze strutturali, e il buon recupero delle vendite dell'ultimo periodo ci rende molto soddisfatti. Tuttavia la storia degli ultimi anni ci spinge ad essere prudenti: ecco perché abbiamo proposto il rinnovo della limitazione della superficie rivendicabile Chianti Classico, come una misura indispensabile per il perseguimento del massimo equilibrio di tutte le componenti della denominazione e per garantire una stabilità di mercato". Diverso è il quadro di mercato per il Chianti.
"Negli ultimi cinque anni- ha ricordato - il presidente del consorzio Chianti Giovanni Busi - il mercato del vino Chianti ha raggiunto l' equilibrio tra domanda e offerta ma l'aumento dei prezzi cui assistiamo potrebbe presumibilmente portare ad una fisiologica flessione delle vendite. Ecco perché, nonostante il buon andamento del mercato, riteniamo che almeno per il momento, non si possa immaginare un aumento delle superfici che producono il nostro vino".
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