Ambiente
Tasse su energia, disconosciuto impegno imprese agricole
La denuncia di Confagricoltura: la riduzione di CO2 è cosa certa, in Italia si attesta sull'11,6%
21 aprile 2012 | C. S.
Il Parlamento europeo ha espresso parere favorevole (anche se non vincolante), con 374 voti a favore, 217 contrari e 73 astensioni, alla risoluzione sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la normativa comunitaria sulla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità.
La posizione del Parlamento presenta, a parere di Confagricoltura, aspetti positivi, come la conferma della facoltà per gli Stati membri di applicare, in funzione del rendimento energetico, imposte ridotte o pari a zero in alcuni settori come l’agricoltura.
Tuttavia, è stato mantenuto il corpus della proposta originaria che prevede una tassazione dell’energia basata su due punti: le emissioni di CO2 (elemento questo che non potrà in nessun caso essere ridotto) ed il contenuto energetico dei combustibili, che sarà l’unico oggetto di possibili riduzioni, anche se occorrerà dimostrare maggiore efficienza nell’utilizzo delle fonti di energia. Un meccanismo che, di fatto, secondo le stime degli uffici di Confagricoltura, porterà il livello minimo di tassazione complessivo per il gasolio agricolo ad almeno 6 cent/litro, cioè il triplo della situazione attuale. Senza contare che l’obiettivo di raggiungere la neutralità fiscale, cioè uno stesso livello di tassazione generale tra benzina e gasolio, porterà ad un ulteriore aumento delle accise su quest’ultimo. “Il modello di tassazione proposto – sottolinea Confagricoltura - sembra non tener conto dei risultati raggiunti dal settore agricolo negli ultimi anni”.
L’agricoltura ha ridotto infatti le proprie emissioni dell’11.6% in Italia e del 20% nella Ue a 27 dal 1990, soprattutto grazie ad una migliore gestione degli allevamenti zootecnici e dei suoli, con un significativo taglio dell’utilizzo di concimi azotati, principali responsabili delle emissioni di protossido di azoto. Inoltre, l’agricoltura e la silvicoltura sono gli unici settori che contribuiscono all’assorbimento della CO2 nel suolo e nella biomassa, attenuando il cambiamento climatico. Il solo apporto nazionale delle foreste esistenti, di cui quasi due terzi sono privati è fissato a 10,2 milioni di tonnellate di CO2/anno, considerando solo la gestione forestale.
Tale contributo alla diminuzione complessiva delle emissioni, non solo non è stato ancora debitamente riconosciuto, ma ora la nuova proposta di direttiva carica sul settore una nuova imposta che si tradurrà esclusivamente in una perdita di competitività per le imprese.
Confagricoltura quindi monitorerà ora il seguito del dibattito comunitario su questa proposta di direttiva con un occhio particolarmente attento alle possibili conseguenze sul settore agricolo. “Ci attendiamo – ha dichiarato il presidente Guidi – che il Consiglio dei Ministri UE prenda in attenta considerazione le nostre preoccupazioni in sede di approvazione definitiva della direttiva che, una volta varata, entrerebbe in vigore già dal 2013.”

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