Mondo Enoico
Dal vigneto al vino, ridurre i gas serra conviene
Avere delle agevolazioni fiscali e nel contempo migliorare l’efficienza e le prestazioni ambientali? E’ un vantaggio ch’è possibile conseguire. A guadagnarci sarà anche il marketing e la comunicazione aziendale
17 aprile 2010 | Giacomo Botter
Lâanidride carbonica è considerata il gas responsabile numero uno dellâeffetto serra, che comporta una destabilizzazione del clima mondiale.
Come ridurre le emissioni di CO2 legate alle attività produttive rendendo così le aziende più amiche dellâambiente?
Per quanto il dito sia puntato principalmente sulle realtà industriali, anche il settore vitinivinicolo si sta interrogando su come diventare maggiormente sostenibile, alla luce del protocollo di Kyoto, lâaccordo internazionale che stabilisce precisi obiettivi per i tagli delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra (GHG).
Ma qual è la situazione a livello mondiale?
Il tema è stato affrontato per la prima volta e in modo completo a Vinitaly nellâambito del XII convegno organizzato da âLâInformatore Agrarioâ intitolato âRiduzione dei gas serra: nuova leva di marketing per il vinoâ, in collaborazione con lo Studio Agronomico Sata.
âUnâoccasione - ha spiegato Antonio Boschetti, direttore del settimanale specializzato in agricoltura - per apprendere in anteprima assoluta cosa si sta facendo nel mondo vitivinicolo per ridurre le emissioni di gas serra, oltre che per conoscere il primo calcolatore di emissioni GHG per lâItalia e le prossime risoluzioni dellâOrganisation internationale de la vigne et du vin per la regolamentazione a livello mondialeâ.
LâITALIA ALLâAVANGUARDIA IN EURORA CON FRANCIA E INGHILTERRA
In Australia il monitoraggio dei gas serra e la comunicazione dellâimpatto ambientale è obbligatorio. Nel resto dei Paesi sostanzialmente no, ma si stanno comunque facendo piccoli importanti passi per sensibilizzare lâopinione pubblica e sperimentare attraverso metodi di calcolo dellâimpronta carbonica quali sono gli aspetti su cui puntare per imitare i danni allâatmosfera.
Calcoli che permettono anche di ottenere agevolazioni fiscali, oltre che di migliorare lâefficienza e le prestazioni ambientali. Il minor impatto GHG può essere inoltre trasformato in elemento di forza per il marketing e la comunicazione di unâazienda â grandi realtà distributive come Tesco, Carrefour, Leclerc e Casinò hanno già espresso lâintenzione di lanciare campagne di valorizzazione dei prodotti che possono dichiarare il loro livello di emissioni.
âIn Francia â ha sottolineato Sébastien Kerner, dellâInstitut Français de la Vigne et du Vin - sono una quarantina le cantine che, a distanza di dieci anni dalla sua nascita, oggi adottano il metodo di calcolo Bilan Carbone®. Una certificazione che è obbligatoria per i grandi marchi quotati in borsa e che ha già portato ad alcuni importanti risultatiâ.
Prendendo in considerazione le emissioni di gas durante il processo di produzione, per la produzione e il trasporto dei materiali acquisiti, per lo smaltimento dei rifiuti e delle acque reflue, per lâammortamento degli immobili e delle attrezzature, si sono individuate diverse possibilità di intervento.
In sostituzione dei combustibili fossili, ad esempio, si possono impiegare i residui di potatura della vite in loco, si può limitare il consumo di oli combustibili adottando lââeco-guidaâ per trattori e camion. Si possono limitare i fitofarmaci e alleggerire le bottiglie di vetroâ¦
Ma nel mondo non è solo la Francia a âcalcolareâ. Sono stati elaborati ulteriori metodi come lâIwcc (International wine carbon calculator prodotto da Wine institute of California, New Zealand winegrowers, Integrated production of wine South Africa e Winemakers federation of Australia), lâAwcc (Australian wine carbon calculator), Pass 2050 (Publicly available specification) del British standards institution e, il nuovo Ita.ca®. per lâItalia, presentato al convegno de âLâInformatore Agrarioâ. Uno strumento nato da un accordo di Sata con la Winemakers Federation of Australia per rielaborare e adattare lâInternational wine carbon calculator alla realtà produttiva italiana, presentato da Pierluigi Donna e da Marco Tonni, e che consente non solo di monitorare lâimpronta carbonica ma anche di comprendere come migliorare lâefficienza economica e ambientale.
Questo sistema pionieristico è adottato oggi volontariamente da quattrodici marchi: le lombarde Barone Pizzini, Berlucchi, Bosio, Brega, Caâ del Bosco, Castello di Gussago, le Distillerie Franciacorta, Faravelli, Fratus, Majolini, Riccafana e San Giovanni, e la veneta Perlage. A esse si aggiunge lâAssociazione Grandi Cru di Montefalco (a cui aderiscono, oltre a Caprai, Antonelli, Adanti, Perticaia, Scacciadiavoli e Tabarrini, aziende legate a questo territorio) che, con Marco Caprai capofila, nel nome dellâecosostenibilità ha messo a punto il progetto «Montefalco 2015: the new green revolution», riuscendo a usufruire dei fondi del Programma di Sviluppo Rurale per lâUmbria 2007-2013. I risultati del progetto saranno presentati allâExpo internazionale 2015 che si terrà a Milano.
LâIMPEGNO PER UNA SOSTENIBILITÃ CONDIVISA
Al convegno si è lamentato però che al momento non esiste un metodo che consideri standard ambientali di riferimento condivisi: âOccorre trovare unâintesa comune nel monitoraggioâ ha dichiarato con fermezza Marco De Simone, di United Research Services Italia.
In questo senso sta lavorando lâOiv con il percorso di armonizzazione del bilancio di CO2 per il settore vitivinicolo: âPer definire un protocollo condiviso a livello mondiale un mese fa abbiamo definito a Parigi i principi basilari per lâelaborazione di un protocollo comune, che ora devono essere vagliati dai 45 Paesi membri. Gli ambiti di calcolo riguardano le emissioni dirette e indirette legate al prodotto, dalla produzione alla distribuzione, e alle attività dellâimpresa âha dichiarato Angelo Cichelli, delegato del Mipaaf presso Oiv, del gruppo âbilancio CO2â.
Leonardo Valenti, del Dipartimento di produzione vegetale dellâUniversità Statale di Milano, infine, ha sottolineato lâimportanza della maturazione di una coscienza ambientale collettiva che porti a pratiche di buon uso delle risorse disponibili.
âLa crisi economica odierna obbliga le aziende a confrontarsi con tali tematiche e a valutarle da un punto di vista economico: se nellâimmediato questa sensibilità può ottimizzare i processi agronomici ed enologici e consentire il recupero di sottoprodotti, per il futuro è necessario cominciare ad adottare tecniche agronomiche per aumentare la capacità di sequestro della CO2 del terreno e allungare la vita del vigneto per rendere più importante il ruolo della viticoltura quale serbatoio di carbonioâ.
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