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Vino globale in crisi: consumi in calo del 2,7%, superficie vitata in contrazione per il sesto anno

Vino globale in crisi: consumi in calo del 2,7%, superficie vitata in contrazione per il sesto anno

A pesare sono l’evoluzione degli stili di vita, il cambiamento delle abitudini sociali e i mutamenti generazionali, insieme a tensioni geopolitiche, interruzioni commerciali e spinte inflazionistiche. Calo dei vigneti legato ai sussidi per l’estirpazione in Francia e Spagna

18 maggio 2026 | 16:00 | T N

Un’eredità, quella della vite, che tuttavia sta mostrando segnali di contrazione strutturale in molte aree del pianeta.

Superficie vitata globale: sesto anno consecutivo di calo

Nel 2025 la superficie vitata globale è diminuita dello 0,8%, attestandosi a 7 milioni di ettari (circa 17,3 milioni di acri), segnando il sesto anno consecutivo di contrazione. Nell’Unione Europea la flessione è stata dell’1,6%, con 3,2 milioni di ettari, pari al 45% del totale mondiale. Il calo è legato principalmente ai sussidi per l’estirpazione dei vigneti in Francia (740.000 ettari, -4,4%) e Spagna (919.000 ettari, -1,3%), mentre l’Italia, dopo una leggera crescita nel 2024, ha registrato una contrazione dello 0,3%, portando la superficie vitata complessiva a 726.000 ettari.

Consumi globali in forte erosione: -2,7% nel 2025

Il consumo globale di vino nel 2025 ha raggiunto una stima di 208 milioni di ettolitri, con una diminuzione del 2,7%. Il dato si inserisce in una tendenza più ampia di contrazione dei volumi globali, diminuiti del 14% dal 2018. A pesare sono l’evoluzione degli stili di vita, il cambiamento delle abitudini sociali e i mutamenti generazionali, insieme a tensioni geopolitiche, interruzioni commerciali e spinte inflazionistiche che hanno eroso il potere d’acquisto dei consumatori.

Cina e Italia tra i mercati in maggiore difficoltà

I cali più significativi si sono registrati in Cina (-13%), Paesi Bassi (-12,7%) e Italia. Il nostro paese, secondo mercato del vino nell’UE e terzo a livello mondiale, ha visto un crollo dei consumi del 9,4%, scendendo a 20,2 milioni di ettolitri e tornando ai livelli pre-Covid. Anche Francia (-3,2%), Germania (-4,3%) e Regno Unito (-2,4%) hanno subito flessioni. In controtendenza, invece, il Brasile ha fatto registrare un surplus straordinario del 41,9%, mentre Austria (+6%), Romania (+11%), Giappone (+6,7%) e Repubblica Ceca (+5,4%) hanno riportato una crescita dei consumi.

Esportazioni in difficoltà: calo del 4,7% in volume e del 6,7% in valore

La riduzione dei consumi ha coinciso con un aumento dei prezzi medi in tutto il settore, ma l’indebolimento della domanda ha influenzato negativamente i flussi commerciali. Le esportazioni globali di vino sono diminuite del 4,7%, attestandosi a 94,8 milioni di ettolitri, proseguendo un trend negativo iniziato nel 2022. Il valore totale delle esportazioni ha raggiunto i 33,8 miliardi di euro, in calo del 6,7% rispetto al 2024 e al di sotto della media quinquennale.

Calo generalizzato per tutte le tipologie di vino

Nonostante l’aumento dei costi di produzione e dei salari, il prezzo medio di esportazione è diminuito del 2,1%, a 3,56 euro al litro. I vini imbottigliati (contenitori inferiori a due litri) rappresentano il 51,1% dei volumi e il 66,4% del valore, con un prezzo medio in calo del 3,3% a 4,53 euro (prima flessione dal 2020). Anche il vino spumante ha subito una flessione: volumi -2,7%, valore -6,1% e prezzo medio sceso a 7,54 euro al litro. I prodotti bag-in-box (da due a dieci litri) hanno registrato un calo del 5% in volume e del 4,8% in valore, mentre il vino sfuso (secondo segmento per volume con il 34% delle esportazioni) ha visto un calo del 5,3% in valore, con un prezzo medio di 0,75 euro al litro (-1,5%).

Italia, Spagna e Francia: tutte in rosso nelle esportazioni

Tra i principali esportatori, la performance del 2025 è stata più debole, con una significativa incertezza in diverse regioni. L’Italia ha esportato 21 milioni di ettolitri (-2%), per un valore di 7,8 miliardi di euro (-3,4%). La Spagna ha visto i volumi scendere a 19,6 milioni di ettolitri (-2,2%), con un valore di circa 3 miliardi di euro (-3,9%). La Francia, leader mondiale per valore, ha registrato 12,5 milioni di ettolitri (-2,3%) e un valore di 11,2 miliardi di euro (-3,7%). Solo Portogallo e Nuova Zelanda si sono distinti come eccezioni positive al trend negativo.

Calano le importazioni nei mercati chiave, Italia in controtendenza sul valore

La maggior parte dei principali mercati mondiali ha registrato un calo della domanda e delle importazioni. Gli Stati Uniti hanno importato il 2% in meno (12 milioni di ettolitri) e speso l’11,6% in meno (5,5 miliardi di euro), restando comunque il maggiore importatore mondiale per valore. L’Italia ha visto le importazioni di vino scendere a 2,3 milioni di ettolitri (-10,2%), ma il valore è rimasto sostanzialmente stabile a 607 milioni di euro (+0,6%). La Francia è rimasta il principale fornitore dell’Italia per valore, nonostante un calo di 12,4 milioni di euro (-3,4%), mentre la Spagna, principale fornitore per volume, ha registrato la contrazione più marcata con un calo delle spedizioni del 18,2%.

Barker (OIV): “Settore resiliente, ma tensioni tariffarie e clima pesano”

Il direttore generale dell’OIV, John Barker, ha dichiarato: “Negli ultimi anni, il settore vitivinicolo si è adattato alle sfide climatiche, economiche e sociali. Nel 2025, le tensioni commerciali legate alle politiche tariffarie hanno rappresentato un ulteriore fattore di pressione esterna che produttori, esportatori e operatori della filiera hanno dovuto affrontare”. Barker ha tuttavia sottolineato la resilienza del comparto: “Nel complesso, il settore sta dimostrando la propria resilienza, sia nella ricerca di nuove opportunità di mercato sia nell’adeguamento della capacità produttiva in linea con la domanda. Il commercio e il valore dei prodotti rimangono solidi e i recenti accordi commerciali bilaterali o multilaterali contribuiranno a creare condizioni positive per i mercati in evoluzione”.

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