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Vendite in calo e mercato più selettivo: il vino italiano chiude un 2025 difficile

Vendite in calo e mercato più selettivo: il vino italiano chiude un 2025 difficile

Export in frenata, consumi nazionali in contrazione. Meglio resistono spumanti e vini premium, mentre le piccole imprese soffrono di più. Il settore guarda al futuro con diversificazione e nuovi mercati

22 maggio 2026 | 13:00 | T N

Il settore vinicolo italiano chiude il 2025 con un segno meno. Secondo l’Indagine sul settore vinicolo in Italia pubblicata dall’Area Studi Mediobanca, le vendite complessive dei maggiori produttori nazionali hanno subito una flessione del 2,8% rispetto al 2024, con l’export in calo del 3,4% e il mercato interno in diminuzione del 2,2%.

Lo studio, che ha coinvolto 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi, dipinge un quadro di mercato sempre più selettivo, dove a soffrire di più sono le aziende di minori dimensioni (vendite in calo del 3,5%) e quelle a maggiore intensità di capitale (-3,7%).

Spumanti e premium tengono meglio

Non tutte le tipologie di vino hanno subito la stessa sorte. Gli spumanti mostrano una maggiore tenuta, con un calo delle vendite complessive limitato all’1,5%, contro il -3,3% degli altri vini. Anche i vini premium registrano una flessione più contenuta (-2,2%), mentre la fascia di prezzo intermedia è quella che soffre di più (-3,1%).

Sul fronte dei mercati esteri, l’export verso gli Stati Uniti è crollato del 6,3%, mentre i Paesi UE hanno segnato un -2,8%. Solo il Regno Unito tiene, con una lievissima flessione dello 0,7%.

Cambiano i consumi, cambiano le strategie

Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino, e per due terzi di loro la tendenza è destinata a proseguire. Eppure, il 70% delle imprese continua a giudicare il settore attrattivo, pur consapevole che si avvierà verso una selezione più severa.

Per affrontare questa fase, il 72% delle aziende punta sulla diversificazione dell’offerta, il 64% sullo sviluppo di nuovi mercati e il 60% sul rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione. Il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è il modello organizzativo preferito da metà delle imprese.

I numeri del 2025 e le previsioni

L’anno appena trascorso ha visto anche un peggioramento dei margini: l’Ebitda è calato del 4,2%, l’Ebit del 9,5% e l’utile netto del 7,5%. Gli investimenti complessivi sono aumentati del 3,5%, ma la spesa pubblicitaria è scesa del 5,4%, attestandosi al 2,6% delle vendite.

Nonostante le difficoltà, il 58% dei maggiori produttori si attende una ripresa delle vendite per il 2026.

I top player: Cantine Riunite-GIV sempre in testa

Nel 2025, la leadership delle vendite resta saldamente al gruppo Cantine Riunite-GIV, con un fatturato di 635,1 milioni di euro (-4,6%). Seguono Argea (462,9 milioni, -0,3%) e IWB (395,9 milioni, -1,5%). Tra le aziende con ricavi superiori ai 200 milioni, spiccano Antinori (259,7 milioni, -0,7%), Cavit (242,8 milioni, -4,1%) e Mezzacorona (213 milioni, +0,3%).

Alcune realtà hanno una vocazione all’export quasi totalitaria: Fantini Group raggiunge il 95,7% di vendite estere, Argea il 93,8%, Ruffino e Fratelli Castellani superano il 90%.

Il peso delle regioni e il ruolo della famiglia

Il Veneto si conferma la prima regione vinicola italiana, con un quarto dei volumi prodotti e oltre il 35% del valore nazionale. Seguono Emilia-Romagna e Piemonte. Le aziende toscane vantano il più alto Ebit margin (15,5%), mentre quelle abruzzesi il miglior Roi (8,1%).

Sul fronte della proprietà, il settore resta fortemente familiare: il 66% del patrimonio netto è detenuto da famiglie, quota che sale all’82% includendo le cooperative. Solo due società sono quotate (Masi Agricola e IWB). I board sono generalmente ristretti e verticistici, con una presenza femminile ancora limitata: le donne rappresentano il 13,6% dei consiglieri e il 9,4% dei presidenti.

Focus sulle DOP e IGP: il 79% del valore del vino italiano

Per la prima volta, il rapporto include un approfondimento della Fondazione Qualivita sul comparto dei vini DOP e IGP, che conta 522 denominazioni e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale. L’analisi, condotta sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, ha esaminato oltre 440 modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025, evidenziando le tendenze evolutive del settore in termini di produzione, territorio, mercato e consumatori.

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