L'arca olearia

IL NO ALLE AMPOLLE D’OLIO NEI RISTORANTI STA PER DIVENTARE NORMA DELLO STATO. UN SUCCESSO? NO, E’ ANCORA PRESTO PER ESPRIMERE PIENA SODDISFAZIONE

Ricordate la nostra battaglia per impedire il ricorso alle boccettine anonime di presunto olio extra vergine di oliva nei locali pubblici? Oggi qualcosa è stato compiuto in tale senso, ma tutto può accadere. Il decreto di legge passato al Senato dovrà avere una legittimazione ulteriore. La questione però è ben complessa

18 febbraio 2006 | T N

E’ bene fare il punto della situazione.
La nostra campagna contro l’utilizzo delle ampolle d’olio nei ristoranti la conoscete bene.
Abbiamo perfino aperto una sezione apposita, di approfondimento. Reca il titolo di “Olio & Ristorazione” e consultandola è possibile leggere i vari articoli finora usciti.
Ecco il link: link esterno

Un banner
Sempre sulla questione ampolle, abbiamo addirittura creato un banner, che con grande soddisfazione in vari siti Internet di informazione o aziendali, hanno gentilmente ripreso, sostenendoci in questa battaglia di civiltà.
Ecco anche in questo caso il link: link esterno

Tante lettere
E sempre sull’argomento potete andare nella sezione lettere, e scorrendo le pagine noterete le molte adesioni che ci sono giunte. Molte, ma anche poche, perché ce ne aspettavamo di più.
Ecco il link per la sezione lettere: link esterno

Il decreto legge 2/2006
Ora, invece, poste tali premesse, ripartiamo dalla stretta attualità.
Con nostra grande gioia, vi comunichiamo che il divieto di usare le ampolline nei ristoranti è stato infine inserito, su proposta della senatrice De Petris, nel decreto legge 2/2006 recante il titolo “Interventi urgenti in agricoltura”. Questo, da parte del Senato ovviamente.
Trattandosi di un decreto legge, che affronta anche il delicato tema della previdenza agricola, il Parlamento può ancora continuare a discuterne, e giungere così, lo si spera di cuore, ad una approvazione anche dopo lo scioglimento formale delle Camere da parte del Presidente della Repubblica; scioglimento, lo ricordiamo, ch’è avvenuto sabato scorso, l’11 febbraio.

Non c’è da cantar vittoria.
L’articolo che stabilisce il divieto di utilizzo delle anonime ampolline nei pubblici esercizi, non è ancora legge dello Stato, infatti; ciò in quanto dovrà prima passare il vaglio della Camera dei Deputati.
In tale sede, va detto con molta franchezza, tale decreto legge potrà essere modificato oppure addirittura cancellato.
Non è quindi ancora il caso di esprimere soddisfazione.

Il nostro punto di vista
Chi ci conosce e ci legge con puntualità ogni sabato, sa bene quanto si abbia a cuore l’eliminazione delle ampolle. E’ un fatto di civiltà.
Coloro che le utilizzano dimostrano di non avere alcuna attenzione verso la materia prima. Dimostrano soprattutto una grande superficialità e di sicuro una professionalità monca.
Ha senso essere bravi in cucina e poi dopo avere elaborato un piatto fenomenale banalizzarlo con dell’olio rancido?
Diremmo proprio di no, in coro, all’unisono.
Eppure tutto ciò accade, di frequente, nella quasi totalità degli esercizi pubblici.

La nostra posizione riguardo ai ristoratori
Costoro ci hanno fatto pervenire la loro perplessità, circa il decreto legge. Hanno manifestato un certo fastidio. Non accettano che si imponga loro una scelta che non condividono, soprattutto non accettano di pagare una sanzione.
E’ evidente, visto che mantenere un malcostume è sempre comodo per qualcuno.
La nostra posizione è chiara. E’ inammissibile che nell’anno 2006 vi siano chef e ristoratori che insistano, senza manco vergognarsi, nel presentare sulle tavole le ampolle: è ridicolo.
Tuttavia, sappiamo bene che i ristoratori che hanno sempre fatto questa operazione, non possono dall’oggi al domani presentare l’olio in bottiglia. Non sono preparati, non sono pronti.
Insistere con una legge che addirittura li punisca è controproducente.
Sì, perché finora il dialogo tra produttori d’olio e ristoratori non è mai esistito, al di là delle solite eccezioni.
Sì, le eccezioni, perché queste benedette eccezioni esistono sempre, per fortuna.
Allora la soluzione secondo noi è un’altra.

Educare il mondo della ristorazione
Educare e formare coloro che insistono nel presentare le anonime ampolline. Non reprimere, ma educare e solo successivamente agire in maniera coattiva.
Quando la senatrice De Petris ci ha copiato, scippando la nostra proposta di legge, ha commesso l’errore di non dare motivazioni e contenuti all’eventuale norma. La sua è qualcosa di vuoto, che non comprende le motivazioni, e soprattutto non comporta un passaggio fondamentale: educare, formare il ristoratore. Far superare la vecchia abitudine di versare l’olio nelle ampolline dovrà essere un passaggio culturale, non una imposizione di legge. L’imposizione verrà successivamente. Occorre prima educare, formare. Anche costringendo i più renitenti, nel caso; ma non si può evitare di avere la ristorazione dalla parte di chi produce la qualità. Puntare il dito contro, senza porre le premesse per qualcosa da costruire insieme, non serve. L’avrà capito la senatrice De Petris? Speriamo.

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