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Giro di vite sull'olio extra vergine d'oliva. Nuove regole in vista per etichettatura, parametri chimici e controlli

Ora è la Spagna a prendere l'iniziativa e a spingere per una revisione dei regolamenti 29/2012 e 2568/91. Occorre una riforma ora, prima di essere superati dal Codex Alimentarius e per scongiurare restrizioni all'importazione da parte degli Stati Uniti

Il settore dell'olio d'oliva si appresta a una nuova riforma, l'ennesima, con modifiche ai regolamenti 29/2012, relativo alle norme di commercializzazione, e al 2568/91, relativo ai parametri chimici e organolettici.

Si tratta dell'ossatura della legislazione olearia del vecchio continente, una struttura che ha subito diverse modifiche nel corso degli ultimi anni ma che è destinata a cambiare ulteriormente.

Lo stimolo è spagnolo e italiano.

Il presidente del gruppo di lavoro olio d'oliva del Copa-Cogeca, lo spagnolo Rafael Sanchez de Puerta, ha infatti spinto molto per arrivare a un giro di vite sull'extra vergine d'oliva. Le resistenze di altri paesi hanno impedito la proposta alla Commissione Ue di una revisione drastica dei parametri chimici (era ad esempio prevista la riduzione dell'acidità a 0,4) ma ma le novità discusse in sede di Comitato di gestione il 23 ottobre scorso sono comunque significative.

 

Etichettatura e confezionamento

Prevista una dimensione minima per i caratteri relativi all'origine obbligatoria. Al contrario di quanto riportato da altre indiscrezioni di stampa sono previste due diverse misure: 2 mm per le bottiglie inferiori a 1 litro e 5 mm per le confezioni da 1 litro in poi.

Sarà probabilmente introdotta come obbligatoria e non più come facoltativa la dicitura “da conservare al riparo dalla luce e in un luogo fresco e asciutto”

Più dibattuto il tema sulla data di imbottigliamento, che la Ue ha previsto come facoltativa, ma che ha creato un acceso dibattito, ragione per cui la Commissione potrebbe stralciarla dalle ipotesi di riforma attuali.

Qualche controversia anche in tema di presentazione e commercializzazione delle bottiglie. Molti paesi produttori si sono infatti detti contrari all'ipotesi dell'obbligo, per il canale Horeca, dell'utilizzo di bottiglie monouso mentre qualche apertura vi è stata riguardo all'utilizzo obbligatorio di tappi anti-riempimento nella ristorazione o comunque quando vi è somministrazione diretta al consumatore.

 

Parametri chimci

Il Copa-Cogeca non ha potuto, come accennato, presentare una riforma organica di tutti i parametri chimici dell'extra vergine per l'opposizione di alcuni paesi ma, nonostante questo, è previsto un abbassamento di alcuni valori.

In sede Coi è infatti stato già raggiunto l'accordo per la riduzione degli stigmastadieni a 0.05 mg/kg e le cere a 150 mg/kg, riduzione che dovrebbe essere approvata a novembre.

Ampia e ancora in corso la discussione invece sugli alchil esteri. Tutti ormai concordi nel sostenere di prendere in considerazione solo gli esteri etilici per il futuro, non è comunque ancora stato raggiunto alcun accordo sui nuovi limiti.

 

Tracciabilità e controlli

Bocciata la proposta di estendere la tenuta di registrazioni di carico e scarico per ogni detentore d'olio d'oliva. I paesi non produttori hanno posto il veto sulla questione, costringendo di fatto la Commissione a prevederne l'obbligatorietà solo fino alla fase di imbottigliamento.

Ferma opposizione anche alla proposta italiana di introduzione di una percentuale fissa annuale di campionamento, da realizzare sull’olio di oliva posto in commercio (era previsto lo 0,01%). Tutti i paesi non produttori, sostenuti anche dalla Spagna, si sono manifestati contrari, a causa dell'aggravio dei costi sui bilanci nazionali e ritenendo tale incombenza di esclusiva competenza delle nazioni produttrici.

 

Ci sarebbe già sufficiente carne al fuoco per i prossimi mesi ma queste proposte potrebbero essere solo un assaggio di quanto ci attende nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Siamo ormai alla vigilia delle riunioni del Codex Alimentarius che decideranno del futuro delle regole commerciali internazionali sugli oli d'oliva e inizia ad alzarsi la posta, con gli Stati Uniti che minacciano, dopo l'Australia, restrizioni all'importazione degli oli europei, rei di avere standard qualitativi troppo bassi.

La United States olive oil marketing order, una proposta presentata al Congresso americano e presa in seria considerazione, vorrebbe infatti porre barriere non tariffarie sull'importazione di oli di bassa qualità. In sostanza non si tratterebbe di dazi, ma di misure volte a far entrare solo oli con standard più elevati di quelli previsti oggi nell'Ue e dal Coi. Una necessità, per le aziende statunistensi, che altrimenti denunciano di essere eccessivamente danneggiate da quanto ritengono una concorrenza sleale dell'Europa.

In allarme soprattutto la Spagna che ha mobilitato il governo andaluso e tutti i propri parlamentari europei per chiedere un intervento urgente da parte della Commissione europea prima che il provvedimento venga varato e si apra una vera e propria guerra commerciale.

Uno scenario che viene ventilato e ipotizzato da ambienti della Commissione Ue è che si possa giungere a un accordo che scongiuri l'introduzione dell'US olive oil marketing order in cambio di un ulteriore giro di vite sui parametri chimici dell'extra vergine d'oliva. Potrebbe così essere messa nuovamente in campo la proposta del Copa-Cogeca di una revisione più completa e profonda di tutti i limiti.

 

di Alberto Grimelli
pubblicato il 10 novembre 2012 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

[10] COMMENTI

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RICCHI GIANLUCA

09:39 | 15 novembre 2012

Caro Sig.La Notte,
forse il Sig.Mancini ha fatto un errore nel digitare il prezzo. Infatti nella campagna olearia 2011/2012 il prezzo ad ANDRIA ha toccato anche € 2,25 Ivato partenza( € 2.163+Iva). In questa campagna appena iniziata il prezzo è già sceso di un euro, siamo infatti partiti a € 3.80 ivato partenza e proprio stamane vi sono offerte intorno alle 2.80 senza compratori.

Ho la sensazione che quest'anno, causa la forte siccità, le qualità siano fortemente compromesse da uno spiccato amaro.

Per fortuna però abbiamo la Mongello che riuscirà anche stavolta a trovare rimedio a tale problematica.

mancini eugenio

08:07 | 15 novembre 2012

Egr.sign. La Notte,la prego voler consultare i listini prezzi della CCIA-BARI del 1° semestre 2012 e troverà i prezzi rilevati(IVA inclusa) di quello che ho affermato:comunque apprezzo la sua ONESTA' nel suo E 2,50/Kg e nel dire che i prezzi sono poi risaliti fino a E 3,0/Kg.In merito al suo dono,di cui comunque la ringrazio, purtroppo in famiglia mi dicono sempre che la coratina"brucia alla gola",preferendo extravergine delicato e dolce,come la carolea o l'ogliarola .Questione di gusti .La saluto cordialmente.

la notte pasquale

19:53 | 14 novembre 2012

egr.sig.Mancini,
sarei ben lieto, qualora volesse fornirmi il suo indirizzo, di spedirle un paio di bottiglie di extravergine acquistate a E 2,50 (e qualche volta anche a meno)nei supermercati.Le garantisco (abito e coltivo olivi nel cuore della "Coratina")che nella nostra zona non é stato mai venduto, né all'origine (frantoio)né sfuso l'olio extravergine d'oliva della cultivar "coratina" a E 2,30 al kg: a meno che non fosse "pseudo"! infatti al borsino l'extravergine "ANDRIA" ha sempre quotato intorno a E 2,50 per poi risalire agli attuali E 3,00. leggendo, più avanti, le affermazioni dell'UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI relative all'olio d'oliva e considerando il prezzo all'ingrosso, i costi della bottiglia, etichetta, trasporto, tasse e ricavi sia per l'imbottigliatore che per il rivenditore a quanto ammonterebbe il valore dell'olio in bottiglia a E 2,50? lo scandalo é totale quando sull'etichetta (e le assicuro che é un'amara realtà!!!)appare, a caratteri cubitali, la dicitura "100 per 100 prodotto italiano!! per essere certo di avere un extravergine "coratino" garantito chi non lo produce si reca dal frantoio di fiducia con il suo bel bidone di acciaio inox e si rifornisce per tutto l'anno pagandolo a E 4,00. cordialità e saluti





mancini eugenio

14:40 | 12 novembre 2012

Sign.Bertini,se trovo l'extravergine al supermercato a 2,50/litro certo che lo compro; magari in offerta o sottocosto come spesso avviene,magari pago 2X3. Mi devo chiedere se è uno "pseudo" extravergine? Lei sapra' che una buona metà del passato raccolto dell'extravergine italiano,coratino,all'origine(frantoio) e sfuso si vendeva su una media di 2,30euro/Kg e non litro? Anche quello era "pseudo"?.Poi a ognuno il proprio gusto:amaro ,dolce,piccante,acerbo,gatto o cane.Se ne compra 1 litro o più secondo le possibilià,se è soddistatti si ritorna a comprarlo altrimenti si cambia marchio.Io di dire per esempio agli Spagnoli,che consumano il loro extravergine già a colazione ,che il loro olio è" pseudo" non me la sento: e la lista sarebbe assai lunga.Al caro Massimo Occhinegro dico che se le senzazioni che devo recepire acquistando una di quelle bottiglie di vino da lui illustrate sono così marcate,preferisco un Chianti a 1,20/L in confezione da 5/L che ho comprato due giorni fa in Cooperativa vicino Siena.MA NON SARA UNO PSEUDO CHIANTI ? Saluti

breccolenti giovanni

21:25 | 11 novembre 2012

E allora via,giu' con gli oli che sanno di pipi' di gatto,o giu' con fantastici oli in via di spegnimento che al palato esprimono il nulla.Che scherziamo?L'amaro, il piccante,gli odori puliti e freschi? Vaneggiamenti di chi vuole affossare l'olio, è il nulla che piace. Magari con qualche batterio che ci da' la meravigliosa sensazione che fa si' che l'insalata non abbisogni di nessuna aggiunta di aceto.Che scherziamo? E' la tipicità di qualche zona!!!!Ci mancavano veramente questi paragoni azzeccatissimi col vino,delle vere chicche di conoscenza dell'arte di cavar olio.L'idea è fantastica,tipiciziamo i difetti,altro che alchilesteri e menate varie.

occhinegro massimo

19:27 | 11 novembre 2012

"Gli odori insoliti nascono proprio durante la fermentazione e l'invecchiamento. La " merde de poule" , per esempio : c'è chi la considera tratto distintivo di grandi Pinot Noir molto invecchiati, come quelli che si producono in Borgogna.
C'è chi la vuole difetto del vino , provocato da un batterio cattivissimo, il Brettanomyces, che dà il nome a questa puzza ( il brett) che sta fra il " sudore di cavallo, la garza infetta e vecchia e, appunto lo sterco di pollaio.
Restando in argomento, dire "pipì di gatto" per un sommelier è dire " Sauvignon Blanc", vitigno francese ma ormai internazionale da cui si ottengono numerosissimi vini.
All'origine tuttavia c'è sempre lo stesso composto solforato, il 4-mercapto-4-metilpentan-2-one.
Guarda caso, anche nell'orina fenile c'è un amminoacido solforato che si chiama felinina.
L'odore di petrolio, anzi di idrocarburo, è tipico di alcuni Riesling renani prodotti in Germania. Pare sia dovuto alla degradazione ossidativa dei carotenoidi presenti nell'uva, che sono appunto i precursori aromatici di parecchi idrocarburi, come il benzene e il toluene e del TDN (1,1,6 trimetil 1,2 diidronaftalene)".
Il pinot noir o il Sauvignon , notoriamente sono pseudo vini.
Buonasera Bertini, buon resto di domenica .

Bertini Antonio

17:40 | 11 novembre 2012

Avete sempre lo stesso refrain sull'incompetenza degli altri. Ma voi l'olio pseudo extravergine di oliva lo comprate al supermercato a 2,50 euro? Non sarebbe il caso di farla finita e di dire al consumatore come ha fatto Grimelli su questa testata che quegli oli sono pseudo extravergine? Anche il Prof. Conte da chimico competente sarebbe d'accordo.

occhinegro massimo

17:43 | 10 novembre 2012

Abbiamo una classe politica incompetente. Alcuni lo sanno, altri mentono sapendo di mentire.
Un grazie al Prof. Lanfranco Conte per il chiarimento.

Conte Lanfranco

13:19 | 10 novembre 2012

I parlamentari erano stati messi al corrente di tutto da me personalmente (sono delegato italiano alla UE , al COi ed al Codex), avevo avuto un incontro con sen. Pertoldi, membro della Commissione Agricoltura del Senato quando venne presentato il disegno di legge ed avevo fatto avere il testo dello stesso con una serie di osservazioni e puntualizzazioni. Inoltre, il 17 settembre la Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse aveva convocato una riunione presso la Stazione Sperimentale per le Industrie degli Oli e dei Grassi di Milano in cui i delegati Italiani alla UE ed al COI presentavano alle parti interessate italiane gli argomenti e le proposte che si sarebbero discusse dopo una settimana a Bruxelles e poco dopo a Madrid, a tale riunione erano stati invitati anche in sen Pertoldi e la Sen Mongello, ma non si sono visti, nè hanno comunicato se avessero avuto intenzione o meno di partecipare.
I tecnici italiani che sono delegati a Bruxelles ed a Madrid, così come la Sottocommissione Metodi di Analisi per gli Oli ed i Grassi del MIPAAF che ho l'onore di coordinare, non sono mai stati consultati dai parlamentari che hanno promosso la legge in oggetto. Perché? forse perchè siamo solo chimici e non "Chimici politici"...forse è ora che chi si occupa di olio d'oliva in maniera scientifica la smetta e lasci il posto chi avendo altre competenze evidentemente ne sa di più.

Cartolina Marco

10:37 | 10 novembre 2012

Sembra che il COI approvera' una modifica al metodo della determinazione delle cere (eliminazione dal calcolo delle cere C40) e il nuovo limite massimo diventerebbe di 150mg/kg. Anche per gli alchilesteri e' prevista una modifica del metodo ( si calcoleranno solo gli etilesteri) e un nuovo limite massimo di 40 mg/kg. Quali saranno le ripercussioni sulla legge italiana approvata a ferragosto? E i nostri amati parlamentari che stanno urgentemente discutendo del Disegno di Legge Mongiello non erano a conoscenza del lavoro dei chimici COI per modificare il metodo e i limiti?
Marco Cartolina

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