Anno 15 | 23 Maggio 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Olivi abbattuti senza pietà. Il grido di dolore della ricerca in Italia

Avete presente l’invito a salvare la ricerca italiana? Con i proclami si può. Nei fatti è ben diverso. Ciò che è accaduto nel campo sperimentale dell’Università della Tuscia è inaudito. Per il professor Eddo Rugini il destino dell’Italia è già segnato. Prima si finanziano progetti con fondi pubblici, poi si butta tutto in aria. E' sufficiente un Mario Capanna qualsiasi per mettere sull’attenti i ministri Mario Catania e Corrado Clini

Il professor Eddo Rugini è profondamente amareggiato. Lo si può ben comprendere. In Italia non esistono persone che credano veramente nella ricerca. A parole sono tutti bravi, con i proclami, ma poi nei fatti non si dimostrano all’altezza del compito ricoperto. Pensate soltanto ai ministri delll’ambiente Corrado Clini e, peggio ancora, al ministro per le politiche agricole Mario Catania. Fanno quanto meno sorridere. Giusto per non essere cattivi e ricorrere a epiteti poco ortodossi.

Burocrati, solo burocrati senz’anima, completamente avulsi e distaccati dalla vita reale. Il grande errore di Monti è nell’aver pescato nel mondo dei burocrati. Ci sarebbero stati fior di nomi che al loro posto avrebbero fatto ripartire l’Italia. Questo errore, pesantissimo, costerà parecchio al Paese in termini di perdita di futuro.

Ancora non capisco questa antica vocazione al masochismo. Veniamo ai crudi fatti.

Il giorno 12 giugno 2012, su ispirazione di un tale di nome mario capanna, le Istituzioni italiane decidono di dare il via all’espianto di piante di olivo, ciliegio e kiwi trangenico presenti nel campo sperimentale dell’Università della Tuscia. Si tratta di una ricerca in campo aperto che è stata regolarmente autorizzata a partire dal 1999, e per la quale il professor Eddo Rugini aveva chiesto una proroga, giusto per non gettare nel fango decenni di ricerca finanziata dai cittadini attraverso le tasse. Una ricerca pubblica, dunque, non privata.

 

Professor Rugini, avevate dunque l’autorizzazione. Si tratta di una ricerca effettuata con finznaziamenti pubblici. Insomma: non facevate ricerca clandestina…

Sì, l’autorizzazione ci è stata concessa per dieci anni. Esattamente nel 1999, con scadenza 2010.

 

E poi cosa è accaduto?

E’ accadurto che prima del termine della scadenza, nel 2009, abbiamo chiesto la proroga.

 

Mi faccia indovinare: la proroga non è mai arrivata…

Sì, la proroga da parte del Ministero dell'Ambiente non ci è stata concessa.

 

C’è un perché?

La Regione Lazio non aveva ancora individuato i siti idonei per la sperimentazione, mentre il Ministero per le Politiche agricole non aveva ancora approvato i protocolli di sperimentazione.

 

Quindi più che per una scelta ideologica pare sia stata la conseguenza di una leggerezza formale…

Sì, non ci è stata concessa la proroga per due inadempienze. Una da parte da parte delle Regione Lazio, e l'altra da parte del Mipaaf. Infatti tali adempimenti dovevano essere espletati secondo le direttive comunitarie già da diversi anni

 

Ma voi avete fatto il possibile per sbloccare la situazione. Non avete aspettato che i signori delle Istituzioni si ridestassero dal sonno…

L'Università della Tuscia ha chiesto con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno di riconsiderare tale decisione per dare la possibilità di concludere la sperimentazione e non buttare all'aria quasi 30 anni di lavoro.

 

A chi avete mandato tale comunicazione?

Al Ministero Ambiente, alla Regione Lazio e al Mipaaf.

 

Quindi sono loro i colpevoli. Colpevoli anche di aver mandato in fumo tanto danaro pubblico…

Effettivamente i tanti danari sono la derivazione di vari progetti: europei, Miur, Mipaaf, Cnr.

 

Dunque silenzio assoluto, fino poi al clamoroso epilogo...

Sì, alla nostra lettera il Ministero dell'Ambiente ha risposto con raccomandata con ricevuta di ritorno del 25 maggio 2012 e da noi ricevuta il primo giugno.

 

E sappiamo come è andata a finire…

L'Università della Tuscia non ha potuto far altro che fissare l'inizio dell'espianto a partire dal 12 giugno applicando il protocollo suggerito dalla Regione: somministrazione di un essiccante, estirpazione, bruciatura, e monitoraggio per tre anni.

 

La distruzione della ricerca pubblica per mano pubblica. Una bella figuraccia pubblica. Ne hanno parlato in tanti all’Italia e all’estero, ma non i canali ufficiali, ma nemmeno i media più importanti e diffusi…

L’espianto ha coinvolto numerosissimi siti internet di informazione e tanti blogger, e anche la rivista “Nature”.

 

Dopo di che nulla, da parte delle Istituzioni?

Il 13 giugno il Ministero dell'Ambiente ha scritto alla Fondazione dei diritti genetici (che ha sollevato il caso), al Mipaaf, alla Regione Lazio, al Ministero della Salute, e, per conoscenza, all’Università della Tuscia, quindi ad Arsial, Ispra e Cra. Riporto una citazione testuale: "…non si ritiene possibile pertanto, stante la priorità necessaria di assicurare la dismissione e bonifica del sito, prendere in considerazione ulteriori iniziative di ricerca relative al sito in questione". Erano ricerche suggerite dalla Fondazione dei diritti genetici!

 

Terribile. Una posizione pilatesca. E altre reazioni?

Oggi, 14 giugno 2012 ricevo dalla Regione Lazio un fax nel quale si legge: "ferma restando la decisione di dismettere le sperimentazioni ancora presenti, è opportuno effettuare il monitoraggio dell'impianto sul suolo...", già effetuato su questo sito in passato.

 

E poi?

Poi, "per quanto riguarda la contaminazione genetica di varietà tradizionali di ciliegio e di olivo paventato dalla Fondazione dei diritti genetici, si fa presente che nè dalle numerose ispezioni effettuate dalla Regione sul sito sperimentale dell'Università della Tuscia, nè dal monitoraggio del Cra sono emersi elementi a sostegno di tale eventualità".

 

Che brutta storia! A che punto è la distruzione del campo? L’azzeramento della ricerca italiana sta procedendo secondo i desiderata dei rappresentanti delle istituzioni?

Domani si continua con l’uccisione delle piante e con la loro estirpazione, prendendo ancora qualche dato sperimentale utile, ma non tanto dal punto di vista di un possibile impiego delle piante transgeniche in agricoltura – che ci potrebbe anche essere – quanto invece dal punto di vista della conoscenze di vario tipo. Debbo però constatare che la ricerca non interessa a nessuno! Tanto il progresso lo faremo importando conoscenza dall'estero.

 

di Luigi Caricato
pubblicato il 16 giugno 2012 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

[7] COMMENTI

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Galeone Donato

19:12 | 21 giugno 2012

Sono tra i primi dieci sottoscrittori, degli oltre milleduecento, dell'Appello Pubblico "NON DISTRUGGETE LA RICERCA" e riconfermo la mia piena solidarietà al Prof.Rugini e all'Università di Viterbo.
Il lavoro svolto in questi anni dal Prof. Rugini è stato e, nel tempo, sarà valutato prezioso ai fini della "sperimentazione e ricerca agroalimentare".
Ripeto, ancora, che pur obbligati alla distruzione di quelle piante di olivo la "ricerca genetica" sugli olivi laziali dovrà continuare anche nella Città dell'Olio di Vallecorsa, se promossa dagli enti locali,sostenuta dal Comune e dalla disponibilità, certa, dell'Agricola Peronti Lucia, congiunta alle istituzioni universitarie di Viterbo e Cassino.
Nel richiamarmi al commento di cinque giorni fa ed all'intervista concessa (su TN) dal Ministro dell'Agricoltura Dott.Catania al Dott. Grimelli non posso non ripetere che "è stato commesso un grave atto irriguardoso verso la ricerca scientifica per la innovazione nell'agroalimentare, non solo italiana".
Ed aggiungo che "è stato un atto improvvisato quanto di mediatica suggestione che, dopo anni di ricerca e costi pubblici,sia gli agricoltori che noi tecnici agrari e sia il mondo scientifico è stato informato del "NULLA".
Mi permetto proporre,quindi, al Direttore Caricato ed al Dott. Grimelli di ricontattare il Signor Ministro Catania, non escludendo la Regione Lazio ed il Signor Ministro Clini.
Ricontattare l'intervistato Ministro, già disponibile nei giorni scorsi, per proseguire nel concreto sulla programmabile attività qualificante dell'argomento "ricerca e innovazione".
Tendere,a mio avviso, a far rilevare, innanzitutto, lo scarso sostegno delle Regioni che pur essendo istituzioni pubbliche esecutrici e vigilanti di decisioni ministeriali, concertate, ritardano anni nella individuazione dei "siti della sperimentazione e ricerca".
Anzi non rispondono celermente neppure alle sollecitazioni dei titolari già abilitati e autorizzati alla "sperimentazione e ricerca" e né attivano programmi di "divulgazione-informazione" agricola su basi verificate ai fini di miglioramento delle produzioni e di "salvaguardia ambientale".
Così come l'abbiamo vissuta nella Valle del Sacco, tra la provincia di Roma e Frosinone - basso Lazio - che nel 2005 furono dichiarati migliaia di ettari "interdetti alle colture alimentari e allevamenti" in attesa - ancora oggi - della bonifica dei suoli per "autorizzare" a riprendere l'attività delle produzioni vegetali e animali.
Similmente alla imposizione più che meccanicistica, senza tentare alternative possibili e discutibili ma unicamente di essiccare, estirpare e bruciare le piantagioni arboree pluriennali già vegetanti, da anni, nell'azienda sperimentale dell'Università di Viterbo.
Tali modalità di "dismissione" pur rientrante nella specifica "contrastante sperimentazione genetica modificata" su piante arboree, congiunto al "monitoraggio sul suolo" sono, ormai, le solite e ripetute coperture formali e burocratiche per informare, ripeto, sulle "NULLITA'".
Si dovrebbe -a mio avviso - nel fronteggiare soluzioni di simili e allarmanti eventi, non concorrere a "bloccare" ma a rilanciare e continuare a dialogare, Direttore Caricato e Dott. Grimelli, con il nostro Ministro dell'Agricoltura.
Proporre e convenire sia sulle modalità praticabili della "ricerca agroalimentare italiana" nel contesto europeo che sulla ristrutturazione delle sedi, i contenuti e le risorse disponibili, oltre i tempi definiti per "revisioni e aggiornamenti".
Queste due parole "revisione e aggiornamento" sono le parole conclusive dette dal Ministro Catania all'intervistatore Dott. Grimelli.
Io penso che necessita, ora e subito, di operare in "continuità" col Ministro Catania di concerto con le Regioni, non escludendo la possibilità di convenire e propore la convocazione del "Tavolo Olivicolo" per la "ricostruzione e non per distruggere la ricerca" nei comparti dell'agroalimentare italiano".
Donato Galeone

Caricato Luigi

15:44 | 20 giugno 2012

Grazie per la testimonainza di condivisione al grido di dolore da parte della ricerca italiana. Vi invito a partecipare a un incontro che reputo importante e che si svolgerà a Verona il 28 giugno: http://www.teatronaturale.it/tracce/italia/13463-l-identikit-biologico-dell-olio-gardesano.htm
Riguarda tra l'altro la vcaratterizzazione della provenienza degli oli mediante analisi isotopiche

breccolenti giovanni

14:11 | 20 giugno 2012

Visto che si riparla di ricerca,vorrei far presente per l'ennesima volta che è stato messo a punto dallo staff della dottoressa Baldoni del CNR di Perugia un metodo di estrazione del DNA dall'olio,sua amplificazione e tracciamento delle varietà d'olive che lo hanno prodotto a dir poco rivoluzionario(ovvio,il riferimento è a varietà catalogate e tracciate geneticamente,attualmente oltre duecento,di cui tutte le piu' rappresentative).
Si fa un gran chiasso,anche giustamente, quando si tagliano fondi a questo settore, poi pero'noto uno strano silenzio e interesse verso una metodica che puo' mettere fine a dubbi e perplessità sull'origine dell'olio e non solo( il 95% dell'olio che si muove nel mondo verso di noi proviene da paesi con varietò di olivi diversi dai nostri (piqual,arbequina Koroneki,picholine,le varietà turche e tunisine)e che potrebbe ridare certezze a un mondo che ultimamente,a torto o a ragione,è stato preso di mira come non troppo limpido.
E' un metodo che con grande precisione stabilisce anche le percentuali di varieta' usate per quell'olio e se ci sono tracce di altri oli non di oliva.
L'olivicoltura Italiana di qualità,essendo piu' costosa ha bisogno di dare certezze ai consumatori e metodiche come queste le danno sicuramente.

giannelli luigi

16:44 | 16 giugno 2012

é proprio vero ,non siamo governati da nessuno,tantomedo dai famosi tecnici che sonoi solo teorici ma che non conoscono nulla al riguardo dei problemi della gente.Anchessi schiavi e assoldati dall'alta finanza e da quella casta intoccabile.

Leva Diego

10:57 | 16 giugno 2012

Di questo passo a breve avremo i roghi di libri messi all'indice. La direzione imboccata è quella. Se lo ritenete opportuno potete firmare il seguente appello http://appelloperlaricerca.wordpress.com/

caravatti giovanni

10:20 | 16 giugno 2012

Poveri noi,il nostro amico Montblanch,se si vuole chiamarlo così,ha pensato di rimpinguare le casse dello stato a spese degli Italiani e di aumantarsi il loro stipendio di circa 1.100,00 euro al mese.Però per la ricerca,ed abbiamo dei giovani molto validi,non vi sono soldi.
Povera Italia Anche nel calcio faremo brutta figura,possibile che i nostri tecnici tanto capaci, non sanno che la miglior difesa è l'attacco.
Pazienza ed, gli Italiani ne hanno molta,forse alle prossime elezioni sceglieranno i giovani.

Lauro Antonio Giuseppe

09:22 | 16 giugno 2012

Olivi che vanno, olivi che vengono! Stamani sarà collocato in cima allo Scoglio dell'Ulivo della Tonnara di Palmi (RC), accanto ad un olivo secolare morto da tempo e simbolo della località balneare una nuova pianta selvatica, nata spontaneamente sul mio balcone a Pietrenere di Palmi.
Me ne sono privato, con dolore, ma per una giusta causa. Che dire! Tanti auguri olivo, speriamo nella tua rinascita, simbolo dell'aura che avvolge questi splendidi luoghi di Calabria.

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