L'arca olearia

Potatura, massima produzione e contenimento dei costi

L’olivicoltore ha un importante strumento a sua disposizione, ma in molti casi ne sottovaluta la portata. Invece attraverso l’utilizzo di tecniche culturali razionali, senza la preoccupazzione ossessiva della "resa", a vincere è la qualità

18 febbraio 2012 | Laura Astuto

La potatura dell’olivo costituisce un importante strumento nelle mani dell’olivicoltore che può far esprimere all’albero la sua massima produttività e all’olio la migliore qualità.

E’ questo il motivo per cui la Casa dell’Olivo ha deciso di organizzare un vero e proprio corso di potatura dell’olivo che si è svolto grazie alla collaborazione tra Francesco Caricato, Direttore della Casa dell’Olivo e due insigni docenti quali Giorgio Pannelli già primo ricercatore presso CRAI-OLI di Spoleto e Barbara Alfei Capo Panel Assam Marche.

Il corso si è articolato sia in lezioni teoriche sia in lezioni pratiche.

In tal modo è stato possibile approfondire le tematiche relative alle varie tecniche di potatura in relazione alla varie tipologie di impianti, con la consapevolezza che l’obiettivo deve essere quello di far esprimere al meglio le potenzialità produttive della pianta, tenendo conto anche dell’altrettanto primaria esigenza di contenere al massimo i costi sia nella fase di potatura sia nella fase di raccolta delle olive.

In tale ottica Giorgio Pannelli ha evidenziato i vantaggi assicurati dalla potatura c. d. a vaso policonico “libero” a cui da tempo è stato riconosciuto il merito di assecondare il naturale modello di sviluppo dell’olivo, di consentire l’intercettazione di un’elevata quantità di energia radiante, l’esposizione alla luce delle foglie e della superficie fruttificante e di presentarsi compatibile con i sistemi di raccolta agevolata con pettini e meccanica con vibratori del tronco.

Si è, inoltre, evidenziata l’opportunità di assicurare interventi periodici volti ad evitare il proliferare di formazioni vegetative vigorose che inciderebbero negativamente sulla produttività della pianta in quanto sottrarrebbero risorse alle sue formazioni vegetative e produttive e, inoltre, comporterebbero un aggravio di oneri economici per la loro successiva eliminazione.

Sono state fornite utili indicazioni per affrontare con maggiore consapevolezza le scelte relative al tipo di cultivar da impiantare, alla scelta del materiale vivaistico, al sistema di gestione del terreno, alla eventuale irrigazione, alla tecnica di fertilizzazione, alla difesa fitosanitaria e ai processi di meccanizzazione.

Si è giunti alla conclusione che solo attraverso l’utilizzo di tecniche culturali razionali, non più dirette esclusivamente alla ricerca esasperata della “resa” delle olive e di una elevata produzione, si potrà perseguire l’obiettivo di ottenere e valorizzare un prodotto di maggiore qualità, con il minor dispendio di energia e costi.

La qualità generica, però, non basta.

E’ stata così sottolineata più e più volte la necessità di offrire sul mercato non semplicemente un olio extravergine d’oliva buono, ma al tempo stesso generico dotato dei requisiti minimi per l’appartenenza alla categoria.

Piuttosto occorre offrire un prodotto di eccellente qualità, che presenti caratteristiche nutrizionali, salutistiche e sensoriali che siano espressione di una cultivar e di un territorio, un prodotto che sia in grado di dare sensazioni nuove e particolari che consentano di individuare la sua provenienza, varietale e territoriale.

Di qui l’impareggiabile insistenza di Barbara Alfei nel sostenere l’importanza di puntare sulla produzione di oli monovarietali facendo perno sull’identità dell’olio, data dall’inscindibile binomio genotipo-ambiente di coltivazione, con la convinzione che la valorizzazione delle varietà autoctone costituisce una occasione e una ricchezza insostituibile per il rilancio dell’olivicoltura.

Un momento importante del corso è stato rappresentato dalla degustazione di taluni oli extravergini di oliva, condotta da Francesco Caricato, al fine di evidenziare le differenze olfattive e gustative di svariate cultivar.

Il corso si è concluso con la prova in campo di innovativi macchinari messi a disposizione da svariate aziende quali New Holland Agriculture rappresentata da Cagnazzo Macchine, Vi-Bo, Pellenc Italia, Bosco, Tassone, Colizzi Pneumatica, Agri Perrone, Ambrogio Lazzari, Oliva Service, Antonio Rollo e Nuzzo Fortunato.

Che dire?

Massima la soddisfazione per la riuscita del corso che ha visto tra i suoi partecipanti operatori del settore, semplici appassionati e soprattutto giovani leve (i più giovani due ragazzi di 14 anni).

Ma resta rafforzata la consapevolezza che tanto ancora va fatto al fine diffondere la “cultura dell’olio” sempre più tra i consumatori aumentandone il livello di conoscenza e consapevolezza e facendo comprendere la differenza che corre tra un olio di massa (pur extravergine perché rientra nei parametri legislativi) e un olio extravergine con sensazioni olfattive, gustative, nutrizionali e salutistiche di pregio e capace di caratterizzare un territorio.

 

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