Turismo

Una Borsa del turismo rurale. L’esperienza veneta

Per promuovere la ricchezza espressiva del mondo contadino si è svolta nel padovano una iniziativa che punta su natura, tradizioni locali, mangiar genuino e relax

02 aprile 2011 | Anna Goffi

 

Magnifica Italia. Eppure, in gran parte, ancora sconosciuta.

Per promuovere la bellezza e la ricchezza del mondo contadino si è conclusa da pochi giorni a Monselice, in provincia di Padova, la prima edizione della Borsa del Turismo Rurale Veneto.

 

L’iniziativa ideata da Gianni Mamprin, assessorato al Turismo di Monselice, con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, della Regione Veneto e della provincia di Padova in collaborazione con Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confcommercio ha visto partecipi un centinaio di operatori del turismo sociale (presidenti di Cral) provenienti da tutta Italia, oltre a tour operator esteri.

 

 

“Da tempo ormai, – ha dichiarato Nicola Ucci, presidente Cralnetwork - l’attenzione per la natura, le tradizioni locali, il mangiar genuino, il relax, sono diventati contenuti importanti per le vacanze. Il mondo del turismo rurale offre tutto questo, fuori dagli schemi del turismo di massa e con una forte componente di umanità degli operatori”

Del resto, che il turismo rurale stia prendendo piede lo si può dedurre anche dai dati Istat che nel 2010 segnalano 19 mila aziende autorizzate sull’intero territorio italiano con un fatturato di 1,1 miliardi di euro, e una crescita quasi raddoppiata di agriturismi negli ultimi 10 anni.

 

In questo contesto nazionale, il Veneto, con circa 1300 aziende agrituristiche, si colloca al terzo posto dopo la Toscana e l’Alto Adige. Per quanto riguarda le presenze, sempre negli agriturismi nazionali, si è stimato che nel 2009 c’erano ben 12,2 milioni di persone, di cui il 23% rappresentato da turisti stranieri.

La domanda, quindi, da parte dei fruitori c’è, ma è fondamentale far conoscere l’offerta.

 

L’offerta veneta è variegata e molteplice e spazia dalle Alpi alle spiagge, passando attraverso sei Parchi naturali, di cui uno nazionale, numerose ville storiche di pregio, antichi borghi e deliziosi giardini, agriturismi di grande fascino e zone termali come quelle di Abano e Montegrotto.

 

La stessa Monselice è una piacevolissima sorpresa perché, oltre ad essere una delle città murate del Veneto, presenta delle vere e proprie chicche di rara bellezza. Come il suo Castello, di grande valore storico architettonico, provvisto di mobili e suppellettili e una prestigiosa collezione di armi medievali, tuttora visitabile. C’è poi il fascino di Villa Nani Mocenigo e Villa Pisani di gusto rinascimentale. E c’è Villa Duodo con il Santuario Giubilare delle Sette Chiese, realizzata su progetto dello Scamozzi, discepolo del Palladio, che ripropone il percorso devozionale delle sette basiliche maggiori di Roma. 

 

“Con questa iniziativa – ha precisato Francesco Lunghi, sindaco di Monselice – ci siamo proposti di far conoscere il territorio veneto, non solo la zona monselicense, in modo da poter esaltare, insieme alle nostre tradizioni, anche la varietà e la genuinità dei nostri prodotti enogastronomici”.

 

“Sono quattro milioni in Italia – ha sottolineato Marino Finozzi, assessore regionale al Turismo - le persone interessate alle proposte di turismo enogastronomico, con un fatturato complessivo che sfiora i tre miliardi di euro. A caratterizzare la domanda è il crescente desiderio del turista di conoscere altri paesaggi, in modo particolare quello legato alla civiltà rurale e di scoprire la cultura del mangiar bene”.     

 

In proposito il Veneto offre un’ampia scelta di paesaggi e sapori.

Nel padovano, per esempio, prevalgono tutti i prodotti tipici delle civiltà contadina, spesso abbinati ad erbe spontanee con animali dell’aia allo spiedo. La zona collinare di Treviso è vocata per lo più alla produzione del Prosecco, mentre nel Delta del Po, unico delta d’Italia su cinque esistenti in tutto il Mediterraneo, la cucina che fa capo alla provincia di Rovigo si avvale di riso, pesce azzurro, cozza di Scardovari, vongole veraci, cefalo del Polesine e radicchio di Chioggia Igp.    

 

 

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