Salute

Peperoncino e rischio tumori: cosa dice davvero la scienza

Peperoncino e rischio tumori: cosa dice davvero la scienza

Una revisione di diversi studi suggerisce un'associazione tra un consumo molto elevato di peperoncino e un maggior rischio di alcuni tumori dell'apparato digerente, in particolare quello dell'esofago

17 luglio 2026 | 11:00 | T N

Il peperoncino è protagonista di molte cucine nel mondo ed è apprezzato non solo per il suo sapore piccante, ma anche per le proprietà attribuite alla capsaicina, la sostanza responsabile della sensazione di bruciore. Negli ultimi anni, però, gli scienziati hanno cercato di capire se un consumo molto elevato possa influenzare il rischio di sviluppare alcuni tumori dell'apparato digerente.

Una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Frontiers in Nutrition ha analizzato i risultati di 14 studi osservazionali, coinvolgendo oltre 11.000 persone, di cui più di 5.000 con una diagnosi di tumore gastrointestinale. L'analisi ha rilevato che le persone che consumavano le maggiori quantità di peperoncino presentavano un rischio più elevato di sviluppare alcuni tumori dell'apparato digerente rispetto a chi ne consumava meno.

L'associazione più evidente riguarda l'esofago

Il dato più significativo emerso dalla revisione riguarda il tumore dell'esofago. Secondo i ricercatori, i forti consumatori di peperoncino avevano una probabilità quasi tre volte superiore di sviluppare questa neoplasia rispetto ai soggetti con il consumo più basso.

Per quanto riguarda il tumore dello stomaco e quello del colon-retto, invece, i risultati sono stati meno chiari. Pur osservando una tendenza verso un aumento del rischio per il tumore gastrico, la differenza non è risultata statisticamente significativa, mentre non è stata evidenziata un'associazione significativa con il tumore del colon-retto.

Perché i risultati cambiano da un Paese all'altro

La revisione ha evidenziato anche importanti differenze geografiche. Gli studi condotti in Asia, Africa e Nord America hanno mostrato un'associazione più marcata tra consumo elevato di peperoncino e rischio di tumori gastrointestinali. Al contrario, le ricerche svolte in Europa e Sud America non hanno evidenziato un aumento del rischio e, in alcuni casi, hanno persino suggerito un possibile effetto opposto.

Secondo gli autori, queste differenze potrebbero dipendere da numerosi fattori, tra cui la quantità di peperoncino consumata, le varietà utilizzate, i metodi di preparazione degli alimenti, le caratteristiche genetiche delle popolazioni e altri fattori di rischio come il fumo, il consumo di alcol e le abitudini alimentari complessive.

Un legame ancora tutto da dimostrare

Nonostante i risultati possano destare preoccupazione, gli stessi ricercatori sottolineano che gli studi analizzati erano tutti di tipo osservazionale. Questo significa che possono evidenziare un'associazione, ma non dimostrare che sia il peperoncino a causare direttamente il tumore.

Altri fattori, infatti, potrebbero spiegare almeno in parte l'aumento del rischio osservato. Inoltre, le ricerche di laboratorio sulla capsaicina hanno prodotto risultati contrastanti: in alcuni casi la sostanza ha mostrato effetti antinfiammatori e potenzialmente antitumorali, mentre in altri ha evidenziato possibili effetti favorevoli alla crescita tumorale in particolari condizioni sperimentali.

Gli esperti: servono studi più solidi

Secondo gli autori della revisione, resta ancora da chiarire soprattutto quale sia la quantità di peperoncino eventualmente associata a un aumento del rischio. Non è infatti noto se un consumo moderato comporti gli stessi effetti osservati nei forti consumatori o se esista una soglia oltre la quale il rischio possa aumentare.

Per rispondere a queste domande saranno necessari studi prospettici di lunga durata, capaci di seguire le persone nel tempo e di tenere conto dei numerosi fattori che possono influenzare il rischio di tumore.

Il messaggio per i consumatori

Alla luce delle conoscenze attuali non esistono prove sufficienti per affermare che il peperoncino provochi il cancro. Le evidenze disponibili suggeriscono soltanto una possibile associazione tra consumi molto elevati e un maggior rischio di tumore dell'esofago in alcune popolazioni.

Per la maggior parte delle persone, un consumo moderato di peperoncino inserito in un'alimentazione equilibrata non può essere considerato, allo stato attuale delle conoscenze, un fattore di rischio dimostrato. Come ricordano gli esperti, sono soprattutto il fumo, l'abuso di alcol, il sovrappeso e una dieta poco equilibrata a rappresentare i principali fattori modificabili per la prevenzione dei tumori dell'apparato digerente.

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