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L'inflazione di concorsi e premi danneggia l'olio extra vergine di oliva
Avere lo stesso olio extra vergine di oliva valutato e premiato in modo diverso da ogni concorso è un danno per l'immagine dell'azienda olivicola perchè genera confusione nel consumatore
16 giugno 2023 | Claudio Vignoli
Dal 28 al 30 maggio scorsi sono stato chiamato nella giuria del LIOOC 2023, concorso internazionale dedicato ai migliori oli extravergine di oliva a livello mondiale.
È stata una esperienza molto interessante e gratificante soprattutto perché adesso che i concorsi sono tornati ad essere in presenza costituiscono un momento molto utile di confronto e scambio di esperienze con esperti del settore provenienti da tutto il mondo.
Tutti i giudici sono assaggiatori certificati ma non sono solo quello, molti di loro provengono dal mondo della ricerca scientifica, altri sono a loro volta produttori di olio e alcuni sono docenti in olivicoltura.
Chiaramente è stato anche molto impegnativo, in quanto i campioni da assaggiare erano tanti, oltre 500, ma questo non ha scoraggiato noi giudici e ci siamo presi tutto il tempo necessario per valutarli con attenzione perché sappiamo quanto sia duro il lavoro dei produttori. Partecipare a questi concorsi è un investimento economico importante quindi ognuno di loro meritava una valutazione da farsi con la massima attenzione possibile.
Oggi indubbiamente di concorsi sull’olio di oliva ce ne sono tanti, forse troppi, e si rischia una inflazione dei premi. Sono convinto che per i produttori rappresentino un importante veicolo e strumento di marketing per far conoscere ed apprezzare i loro oli, ma il mio consiglio è sempre di selezionarli dopo un’attenta selezione.
Fondamentale è partecipare a quelli che offrono uno sbocco pubblicitario nei mercati che si vogliono esplorare ma prediligendo sempre la qualità alla quantità.
Partecipare a decine di concorsi credo sia poco utile, si rischia solo di collezionare premi e medaglie in modo indiscriminato e poi c’è il rischio che lo stesso olio venga valutato in un modo differente da un concorso all’altro e quindi ottenere una medaglia d’oro in uno e una d’argento in un altro potrebbe addirittura essere controproducente.
Meglio fare una attenta selezione a inizio anno e partecipare solo ai concorsi più autorevoli e a quelli che possono far conoscere il brand nei mercati che interessano al produttore.
Altro fattore molto importante è la modalità di espletamento del concorso.
Negli ultimi anni, a causa del Covid, aveva preso piede la consuetudine di farli online e non in presenza. Questo vuol dire che giudici che si trovano in Paesi diversi ricevono i campioni alcuni giorni prima del concorso e devono valutarli individualmente
Ciò comporta una serie di problemi che vanno dalla corretta spedizione dei campioni alla corretta conservazione degli stessi e al formato delle bottiglie. Ai vari giudici infatti vengono inviate piccole bottiglie che non sono neanche riempite per intero. Ricordiamo che nel caso dell’olio, più e piccolo il contenitore, più aumenta velocemente il valore dei perossidi quindi è facile arrivare al giorno dell’assaggio e trovarsi un campione con difetto.
Come ho detto prima, il LIOOC 2023, così come l’EIOOC che si è tenuto a metà maggio a Ginevra e a cui ho partecipato sempre come giudice, hanno segnato il ritorno – finalmente in presenza – dei grandi concorsi oleari.
Ma oltre a questo, un altro fattore che mi ha colpito positivamente è il fatto che a noi giudici sia stata lasciata la più totale discrezionalità nel valutare gli oli senza alcuna interferenza da parte dell’organizzatore e questo non è un fatto irrilevante. Bisogna pensare che questi concorsi rappresentano un business per chi li organizza e pertanto più medaglie e premi vengono assegnati più i produttori sono contenti e più ritorneranno negli anni a seguire.
Un olio squalificato perché i giudici hanno riscontrato uno o più difetti o un olio che non ha ricevuto il punteggio minimo per l’assegnazione di un premio sono due aspetti che possono far desistere il produttore dal partecipare allo stesso concorso l’anno successivo.
Il mio tavolo, così come quelli attorno ai quali erano raduanti altri colleghi, ha scartato - perché difettosi - un numero importante di oli ma per ognuno abbiamo dato precise indicazioni ai produttori in modo che ne possano tenere conto e magari prendere spunto per migliorare.
In definitiva, i miei consigli per chi decide di partecipare a un concorso oleario sono:
1) prediligere quei concorsi che si tengono in presenza facendo molta attenzione, in quanto alcuni, pur facendo pagare cara l’iscrizione, non specificano se la valutazione avverrà in presenza o online. Conviene sempre fare qualche ricerca e chiedere conferma prima di iscriversi;
2) selezionarli in base al loro livello di anzianità e in base alla loro reputazione;
3) scegliere quelli che possono essere più utili per fare pubblicità in quei mercati in cui si è interessati a vendere l’olio o quelli di respiro internazionale;
4) limitare il numero di concorsi a cui partecipare per evitare di inflazionare i premi e per evitare di avere lo stesso olio valutato e premiato in modo diverso da ogni concorso.
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