Mondo
Guadagnare soldi e reputazione con l'oleoturismo
Chi ha già utilizzato la formula afferma che “il turismo dell'olio è diventato il secondo raccolto dell'oliveto" con un idotto altissimo
11 febbraio 2022 | Claudio Vignoli
L'oleoturismo finalmente è pronto a partire anche in Italia. Dopo due anni di attesa, infatti, è stato approvato il decreto attuativo che stabilisce le linee guida e gli standard di qualità minimi per l'esercizio delle attività legate al cosiddetto "turismo dell'olio di oliva". L’obiettivo del decreto è attivare politiche commerciali non più solo rivolte alla vendita a scaffale ma dirette al consumatore per condurlo all’interno della storia, del gusto e della biodiversità del nostro patrimonio olivicolo.
Si tratta di un traguardo importante, che segna una nuova stagione per l'olio italiano e che non solo valorizzerà le nostre DOP e IGP, ma darà anche nuovo impulso a tutte quelle zone interne e meno note del nostro Paese. Le Regioni infatti avranno in mano gli strumenti per trasformare il decreto in una opportunità concreta per gli operatori turistici presenti sul territorio.
Abbiamo già visto come in Spagna, che attualmente è la destinazione principale di questo tipo di turismo, abbia giocato un ruolo di primo piano nell'attirare un target di turisti di livello socioeconomico medio alto, non solo spagnoli ma provenienti anche da Francia e Regno Unito.
Sono convinto, quindi, che anche l'Italia con le sue 500 cultivar, i 5.000 frantoi presenti in 18 Regioni, la sua tradizione alimentare, la bellezza dei suoi uliveti secolari e dei suoi Borghi, abbia tutte le carte in regola per posizionarsi tra le destinazioni più interessanti anche in questo ambito e per attrarre una clientela alto spendente e in grado di apprezzare l'eccellenza delle nostre produzioni tipiche locali.
L’esempio spagnolo può fornirci un’interessante chiave di lettura per ipotizzare i possibili scenari.
Partiamo dai numeri: la Spagna conta circa la metà delle nostre cultivar, anche se vanta quasi 340 milioni di piante, ovvero un quarto della superficie occupata nel mondo da questa coltivazione (dati del Ministero dell’agricoltura pesca e alimentazione). Un paesaggio di frantoi, “haciendas”, casali e oleifici legati a un sistema di sfruttamento agricolo ereditato da secoli. Intorno a questa cultura ancestrale, in meno di due decenni si sono moltiplicate attività turistiche e gastronomiche che hanno portato nuova linfa anche a quei territori che non erano sulle classiche rotte. E le degustazioni di olio oggi sono solo una delle numerose e variegate proposte che il viaggiatore curioso troverà nelle varie regioni olivicole spagnole.
Prendiamo come riferimento la provincia di Jaén: questa zona ha fatto proprio della cultura degli oliveti il suo principale veicolo di promozione turistica. L’obiettivo era ricalcare il modello – di successo – dell’enoturismo. L’offerta oggi è così ampia che è stato addirittura creato un vero e proprio sistema ufficiale di promozione, chiamato Oleotur Jaén, che riunisce frantoi, ristoranti, agriturismi, terme, musei, alloggi e percorsi. Tra questi ultimi, anche la Via Verde del Aceite, la Via Verde dell’Olio, che attraversa interi oliveti sfruttando il percorso di una vecchia ferrovia tra Jaén e Puente Genil, a Córdoba. La Via Verde del Aceite oggi fa addirittura parte del Programma dei Percorsi Naturalistici del Ministero dell’Ambiente.
Insomma si può decisamente affermare, per riprendere le parole di alcuni imprenditori della zona, che “il turismo dell'olio è diventato il secondo raccolto dell'oliveto".
Cooperative e frantoi offrono al viaggiatore la possibilità di diventare un raccoglitore per un giorno e anche di sperimentare l’attività di mastro oleario, per un’immersione totale nell'essenza della cultura olivicola. Il turista ha così l’opportunità di conoscere il processo produttivo, dalla raccolta delle olive in campo fino alla sua estrazione e confezionamento. E anche se l'attività molitoria è limitata ai mesi della raccolta, (ottobre – marzo) i frantoi restano comunque aperti tutto l’anno per garantire costantemente degustazioni guidate, momenti di formazione e informazione. Una delle storiche aziende della zona, la Hacienda La Laguna, ospita addirittura un Museo della Cultura dell’Ulivo, il più importante di tutta la Spagna.
Accanto al già citato Oleotur Jaén esistono poi piattaforme di promozione come Olearum, Cultura y Patrimonio del Aceite o Oleoturismia dove il turista può trovare tutti i riferimenti legati alle esperienze in campo, alle visite guidate nelle haciendas, ai musei e alle degustazioni.
Dal frantoio alla visita delle città d’arte e ad altre attrazioni presenti nei dei dintorni, il passo è rapido e l’indotto generato è altissimo.
È quindi evidente come l’oleoturismo, che si fonda su uno dei prodotti cardine della dieta mediterranea, possa inserirsi perfettamente nel nuovo concetto di turismo sostenibile rivolto ai cinque sensi, dove storia, cultura e gastronomia si uniscono per offrire al viaggiatore un'esperienza multisensoriale.
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