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Stop ai cibi italiani? Allarmismo ingiustificato secondo l'Unione europea

"Non vi è alcuna trasmissione di COVID-19 tramite alimenti" secondo la Commissione europea mentre all'estero chiedono certificazioni "coronavirus free" 

28 febbraio 2020 | T N

Dal Grana Padano bloccato in Grecia poichè senza la certificazione "Coronavisur free" peraltro inestitente, al boicottaggio dei vini.

"Le misure che mi chiedono sono inappropriate, ingiustificate e insensate" osserva Sandro Bottega di Godega S.Urbano (Treviso) che vende in 160 paesi con un fatturato dell’azienda rappresentato per l’85 dall’export. In due giorni ha registrato un crollo dell’85% delle spedizioni: "gli autotrasportatori rinviano di settimane i carichi. C'è un panico generale di tutti gli operatori italiani ed esteri perchè ho sede in Veneto: stop agli appuntamenti e gli incontri in meetingroom, non stringono le mani, ti parlano a debita distanza. Adesso questa assurda richiesta che viene da paesi anche europei che hanno standard nettamente inferiori al nostro. Dovrebbero loro fare la certificazione dei loro prodotti prima di portarli nel nostro paese che, con la Svizzera, è il più sicuro al mondo. Gli organi competenti - auspica - devono comunicare in maniera adeguata a tutto il mondo la salubrità dell’Italia, primis in Veneto, e non la sua contaminazione".

E' L'unione europea, nell'occasione, a farsi carico di rispondere alle preoccupazioni.

"Non vi è alcuna trasmissione di COVID-19 tramite alimenti, pertanto misure" restrittive sul commercio "di prodotti alimentari non sarebbero giustificate". Così fonti della Commissione europea sui casi segnalati, riportati dalla stampa, di prodotti alimentari italiani bloccati da importatori di altri Paesi Ue che chiedevano un certificato "Coronavirus free". Al momento, "alla Commissione non è stato notificato nulla dagli operatori né dalle autorità italiane, ma non vi è alcun report sulla trasmissione di COVID-19 tramite alimenti, pertanto le misure sui prodotti alimentari non sarebbero giustificate".

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