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Prove tecniche di olivicoltura in India. Dove e come si fa l’olio da olive

I consumi indiani di oli di oliva attualmente sono di circa 14.000 tonnellate ma si stima che aumentino fino a 42.000 tonnellate entro il 2025. Nello Stato federato del Rajasthan contano di produrre già quest'anno tra gli 8.000 e 10.000 litri

16 luglio 2015 | Antonio G. Lauro

Siamo a Jaipur, una “Municipal corporation” dell'India, all’interno dello Stato federato del Rajasthan e più precisamente nelle zona compresa tra le città di Nagaur e Bikaner, a circa 500 km a sud-ovest da Nuova Deli.

L’idea di piantare olivi sperimentali in questa parte dell’India, nasce una collaborazione Indo-Israeliana, avviata nel marzo 2008, che attraverso un progetto pilota, mira a far diventare Rajasthan il primo stato del paese per la produzione di olio d'oliva.

Il progetto pilota per la coltivazione dell’olivo, è stato concepito dopo la visita di gruppi di esperti israeliani -guidati da Ally Rachel Harari della Hebrew University - che hanno studiato la fattibilità tecnica e la redditività economica della coltivazione dell’olivo in Rajasthan.

Le olive, ormai prossime alla raccolta (si stima che questa possa avvenire tra agosto e ottobre) daranno il primo lotto di produzione di olio indiano “Raj Olive Oil”, che arriverà sul mercato a fine anno, a un terzo del prezzo degli oli da olive disponibili nel mercato interno.

"Con il lotto sperimentale ci aspettiamo di estrarre tra gli 8.000 e 10.000 litri di olio d'oliva", ha riferito al The Times of India il capo delle operazioni Yogesh Kumar Verma.

Al momento, come si apprende dal sito del progetto rajolive.com, sono sette le aziende olivicole coinvolte, per un totale di 182 ettari, quasi tutti di aziende agricole private; numero di ettari che raddoppierà entro il 2016. Le varietà coltivate vanno dalla israeliana Barnea, costituita dal prof Shimon Lavee, professore emerito della Hebrew University di Gerusalemme, fino alle immancabili internazionali Arbequina e Picual (Spagna), le nostre Coratina e Frantoio, la francese Picholine e la Koroneiki (Grecia), tutte importate da Israele. Il sesto di impianto previsto nel protocollo porta al numero medio di 476 piante per ettaro, con un sesto stimato in m 7,00 x m 3,00.

Queste “prove tecniche” di olivicoltura sono dettate anche dal costante aumento dei consumi interni, visto come sempre più indiani scelgono l'olio d'oliva per i benefici per la salute. Questi consumi, attualmente di circa 14.000 tonnellate, si stima che aumentino fino a 42.000 tonnellate entro il 2025.

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Andrea Ambrosino

16 luglio 2015 ore 19:04

Quando sento piantagioni nuove in qualsivoglia parte del mondo si riempie il mio cuore di felicità .Da cosa e ' dipeso tanta pigrizia nella nostra Patria ? Antichi proverbi dicevano agricoltore scarpa grossa e mente fine. Come mai in olivicoltura questo saggio proverbio e ' stato smentito?
Con stima e cordialità ' Andrea Ambrosino