Italia

Nuove norme per i vini dolci friulani

15 marzo 2010 | C. S.

Le nuove regole nazionali sui vini dolci, avevano creato non pochi problemi ai nostri Picolit, Verduzzo e Ramandolo. In particolare, il limite di acidità volatile (ora divenuto parametro obbligatorio da analizzare per certificare un vino come a doc oppure a docg), era troppo basso: 1,08 g/l. Quasi tutte le tipologie di vino che sfruttano l’appassimento delle uve, solitamente, hanno un tenore di acidità volatile più alto, legato a diversi fattori, tra cui il maggior estratto, la quantità di zuccheri e il tempo di fermentazione più lungo.

A proposito, al Picolit era già stata accordata una deroga, a 1,50 g/l. Il Consorzio di tutela vini dei Colli Orientali del Friuli-Ramandolo ha avviato un’azione per ottenere la stessa modifica anche per gli altri famosi vini dolci della zona: il Ramandolo, il Verduzzo friulano e il Dolce, appunto, che è stata recentemente accolta dal Ministero delle risorse agricole, con soddisfazione dei tanti produttori coinvolti. A proposito, si deve tenere presente che esiste una norma che stabilisce che ogni vino che superi il limite di acidità volatile consentito, deve essere destinato alla distillazione. Infatti, non ci sono operazioni enologiche autorizzate per ridurne il tenore. Comprensibilmente, l’eventualità comporta un grave danno economico per le aziende.

La stessa azione con i medesimi risultati è stata avviata con successo anche dall’Eviq, l’ente certificatore dei vini a doc della provincia di Udine, il quale aveva chiesto una deroga per il limite di acidità volatile dei Verduzzo di Friuli-Annia, Friuli-Aquileia e Friuli-Latisana (in questo caso, anche della categoria Passito).



Fonte: Adriano Del Fabro

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