Italia

Promozione dell’extra vergine italiano all’estero: per tutti o per pochi?

Fondi pubblici per incentivare il consumo di marchi privati. Ecco il business del “vero prodotto made in Italy certificato I00% di alta qualità italiana” che rischia però di danneggiare un intero comparto

13 febbraio 2010 | Duccio Morozzo della Rocca

La notizia risale a pochi giorni fa e la si può leggere sulla rivista telematica del Ministero: “Mipaaf e Unaprol promuovono la qualità italiana nel mondo”.

Di primo acchito sembrerebbe un’ottima notizia, l’export rimane sicuramente una pietra miliare per le economie del comparto olivicolo e gli investimenti promozionali sono davvero benvenuti.

Un comunicato stampa Unaprol sottolinea però come ad essere promossa sarà “la prima filiera olivicola tutta agricola e italiana”. Uno scioglilingua che va ben interpretato, magari con l’ausilio dei comunicati stampa diffusi in maniera copiosa negli ultimi mesi.

Ci viene in aiuto, di nuovo, il sito del Mipaaf:
“Per le imprese di Unaprol che hanno scelto l'alta qualità dell'olio extra vergine di oliva si profila un 2010 all'insegna della internazionalizzazione”.

Eccoci dunque. Saranno quindi le aziende aderenti al I.O.O.% che potranno usufruire dei benefici derivanti dalla promozione (pagata in larga parte da fondi pubblici della Ue e dell’Italia) in giro per il mondo.

Ora la domanda sorge spontanea: perché i fondi a disposizione dell’associazione dei produttori promuoveranno solo il marchio consortile I.O.O.% ?
Cosa ne sarà del “restante” comparto olivicolo italiano?

Il Mipaaf non ha mai nascosto la sua predilezione per il progetto Unaprol, tanto da arrivare a dichiarare, nell’aprile 2009: “il punto di convergenza più alto è rappresentato dall’alta qualità che con il marchio I.O.O.% sarà ora più facile riconoscere sui mercati di tutto il mondo”.

Da quel momento il I.O.O.% è stato spinto con forza da Unaprol e dal Ministero diventando una sorta di Igp Italia, senza averne i requisiti, saltando l’iter comunitario delle denominazioni e in diretta concorrenza con Dop, Igp Toscano e Made in Italy: ma con fondi e canali istituzionali a disposizione decisamente superiori, con una campagna di marketing molto aggressiva, al limite dello spregiudicato.

“Le iniziative di promozione all'estero di Unaprol – afferma un suo comunicato - mirano a rafforzare l'immagine delle aziende che producono vero prodotto made in Italy certificato 100% di alta qualità italiana attraverso corsi di assaggio, prove di degustazione e di educazione al consumo di olio extra vergine di oliva, workshop e incontri con i buyer”.

Esiste quindi un vero Made in Italy e un falso Made in Italy?

Il messaggio che arriva a livello internazionale ai buyer e ai consumatori, pagato per di più principalmente con fondi pubblici italiani ed europei, è forte e chiaro: l’I.O.O% dell’associazione degli olivicoltori italiani è la vera alta qualità italiana, il resto del made in Italy…mah…
Al di là delle frodi, dell’italian sounding, se un’azienda, legittimamente, decide di non iscriversi al sistema di tracciabilità e qualità gestito da Unaprol, produrrà un extra vergine italiano di serie B?

Sebbene abbia grandi aspirazioni il marchio I.0.0.% rappresenta una grande minoranza del comparto.
Secondo i dati della stessa Unaprol, le aziende che fanno parte del sistema di tracciabilità e qualità dell’Unione, quindi solo potenzialmente certificabili I.O.O%, sono circa 6000, ovvero lo 0,75% degli 800.000 olivicoltori italiani e molte meno, per intendersi, di quelle iscritte al solo Igp Toscano.

Milioni di euro di fondi pubblici sono pronti ad essere spesi per il marchio privato I.O.O%.
Le Denominazioni d’origine che, nel complesso, rappresentano un numero immensamente più vasto di territori e imprese riceveranno solo briciole.
Chi è invece sotto l’ombrello Unaprol avrà dei benefici chi è fuori… resta fuori. Punto.
La strategia di Unaprol è fin troppo chiara: o con noi o contro di noi.

Chi decide, per le più svariate ragioni di star fuori, sarà però cornuto e mazziato. Oltre al danno di veder sminuito, nell’immaginario collettivo internazionale, il proprio prodotto, ugualmente Made in Italy, magari di elevatissima qualità, la beffa che per questa operazione di marketing vengano utilizzati i soldi di tutti, anche dell’enorme maggioranza silenziosa di produttori.

Un’operazione non nuova
Il 2009 si era aperto all’insegna della promozione dell’olio di oliva italiano con un contributo comunitario di 1.688.281 per un progetto di sensibilizzazione dei consumatori da attuare nei paesi target di Francia, Gran Bretagna e Germania (mentre si sta attendendo l’arrivo di ulteriori fondi per progetti in Paesi Bassi, Belgio, Danimarca).

Nel comunicato stampa Unaprol del marzo 2009, viene annunciata con toni entusiasti questa nuova campagna da 3 mln di euro, sostenuta per l’70% da fondi di Comunità Europea e Mipaaf. Basta però arrivare alle ultime righe del comunicato per cominciare a capire quale sarà la qualità italiana che verrà promossa:
“Si tratta di un’offerta di altissima qualità che il consumatore mondiale già può consultare collegandosi via internet al sito www.portfoil.com, disponibile anche in lingua francese oltre che in inglese e spagnolo, dove la grande rete ha già catturato l’origine certa ed ora, con la storia delle aziende e di territori raccontata nel catalogo, l’iniziativa Ue, Mipaaf e Unaprol migliora e rende più ricca l’offerta della qualità europea”.

Unaprol ripesca quindi il progetto Portfoil, nato con il contributo finanziario del Mipaaf con lo scopo di aumentare la visibilità dei produttori italiani all’estero. Purtroppo si tratta di un catalogo piuttosto esiguo: 142 imprese componevano l’offerta nel 2008 e oggi non superano le 200.

Buffo (o drammatico, non so) pensare, considerando solo il progetto legato alla sensibilizzazione europea rispetto all’olio di oliva, ad una Spagna che si appresta ad irrompere con 16 mln di euro sul mercato europeo tutta unita e compatta nel nome dell’olio spagnolo mentre l’Italia dell’Unaprol porta avanti una strategia da 3 mln di euro con l’ausilio di Portfoil.

Stesso bando europeo, diverse strategie. Ma di questo abbiamo già parlato…

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